OTTO ANNI DOPO...IL RITORNO  (Dicembre 2007-Gennaio 2008)
Finalmente un viaggio invernale al calduccio, come ai vecchi tempi, erano otto anni che non lo facevo ed erano otto anni che mancavo dal sorridente Siam. Quest’anno, complici le ferie accumulate, alcune ricorrenze personali che volevo festeggiare e un mio amico ed ex collega trasferitosi definitivamente in Thailandia che volevo rivedere e che mi metteva a disposizione uno dei suoi appartamenti, decido di partire.
Prima però di fare tappa fissa nella cittadina del mio amico, la tanto discussa Pattaya, decido di fermarmi qualche giorno a Bangkok…dall’ultima mia visita sono nate nel frattempo due figlie ed è giusto che faccia vedere loro qualcosa della Città degli Angeli, qualcosa di vecchio e classico come il Palazzo Reale, il Floating Market e qualcosa di nuovo come il Siam Ocean World.
l'interno dell'aeroporto internazionale di SuvarnabhumiBangkok, la città degli Angeli.
A distanza di otto anni Bangkok è simile solo in apparenza; in realtà la periferia si è ingrandita di parecchio con decine di recenti grattacieli e quello che nella zona centrale sembrava un tempo scintillante e moderno è ora consumato e sporco per lo smog. Anche i “Samlors” cioè i famosi “Tuk Tuk” (taxi-motorette) un tempo numerosissimi hanno lasciato il posto a nuovi taxi dotati di aria condizionata e i pochi rimasti sono soprattutto un’attrazione turistica tant’è che anziché essere una alternativa economica come ricordo fossero, ora costano come un normale taxi anzi spesso anche di più. Le mie figlie sono affascinate dai Tuk Tuk e nonostante siano scomodi, commettano infrazioni talvolta pericolose e facciano respirare tutto lo smog possibile immaginabile sono costretto spesso a prenderli per non sentire le loro lagne…anzi sono gli stessi driver di Tuk Tuk che vedendosi indicare dalle mie figlie si affiancano ed aspettano la nostra capitolazione.
Altre differenze rispetto la Bangkok di un tempo: il traffico aumentato anche nelle strade di grande scorrimento con conseguente inquinamento, la metropolitana sopraelevata che all’epoca stavano costruendo ed i prezzi ancora più vantaggiosi anche grazie al momento favorevole dell’Euro (il Bath invece è una moneta legata al dollaro USA) tanto da potermi permettere due notti al prestigioso Four Seasons Hotel Bangkok; per non parlare del nuovo aeroporto internazionale di Suvarnabhumi che ha sostituito il vecchio (ma ancora attivo per i voli interni) Don Muang e che sfoggia una superba architettura, una vasta scelta di ristoranti ed un Duty Free tra i più grandi e forniti al mondo ! Inalterata invece la gentilezza e pazienza degli abitanti, i sorrisi della gente e la grande quantità di modalità di mangiare, dai ristoranti di lusso alla miriade di bancarelle con tutte (gustose) le vie di mezzo.
Una cosa che mi meraviglia invece è l’apparente diminuzione del turismo in generale ed in particolare di quello Italiano; forse è solo una mia impressione ma i “classici” luoghi da visitare di Bangkok e dintorni sono poco frequentati e in tutta la mia vacanza in varie località anche famose non incontrerò mai un Italiano che non fosse un mio personale conoscente.
Tempio Buddhista lungo i canali del Floating MarketLo stupore maggiore lo provo proprio al Floating Market: Damnoen Saduak, che ricordavo essere affollato di turisti e che per questo decido di farlo visitare alle mie figlie accordandomi il giorno prima con un taxi che mi preleverà molto presto per evitare la ressa (1000 bath per andare e tornare compreso le due ore che mi ha aspettato fermo al molo ed un cocco da bere in omaggio) e che invece scopro essere deserto persino alla fine del mio giro quando in genere i pulmini di turisti dovrebbero riempire il parcheggio di fronte all’attracco delle barche che invece rimane desolato: ci siamo solo noi !!! Questo ha migliorato ed allungato il giro solito dei canali potendo vedere zone che ignoravo, soffermandomi di più sul tempio buddista lungo il fiume e dando un’occhiata al ritorno alle saline e alle rivendite di sale lungo la strada.
Probabilmente la delicata situazione politica, il (pacato) colpo di Stato del Settembre 2006, le successive e decisive elezioni che si stanno svolgendo proprio in questi giorni e gli attentati dei separatisti islamici nel Sud del Paese hanno rallentato il turismo di massa anche se i ritmi di vita Thai sembrano scorrere normalmente senza affanni e come sempre la percezione di sicurezza è anche maggiore di quella che si prova nelle nostre città.
Non starò a raccontare di nuovo le attrazioni “must” di Bangkok, già citate nel racconto del 1999-2001, ma per Bangkok mi limiterò a segnalare il Siam Ocean World ed il ristorante multipiano “tutto pesce” Somboon nel quale ho consumato una inaspettata pappatoria con l’amico Beppe del newsgroup it.hobby.viaggi e relativa famiglia incontrato quasi per caso al baggage claim dell’aeroporto.
Il Siam Ocean World è uno degli acquari di recente costruzione più grandi al mondo (e da appassionato ne ho visti molti) e nonostante il prezzo non economicissimo vale la pena di visitarlo, anzi visto la collocazione strategica può essere un’idea per passare un’intera mezza giornata.Babbo Natale in una delle vasche del Siam Ocean World Si trova infatti nella parte centrale di Bangkok (Rama I Road), non lontano, se si è buoni camminatori, da Lumpini Park o Patpong, all’interno di un grande centro commerciale il Siam Paragon. Per accedervi bisogna proprio entrare al piano terra (varchi con metal detector) del centro commerciale dove si possono trovare decine e decine di ristorantini, pub o vendite di cibo a portar via sia Thai che di tutte le altre nazionalità (compresa Italiana) divise per tipologia (dolci, pizze, carne, pesce, ecc.) e poi scendere nei sotterranei dove l’aquarium crea un ambiente artificiale a se formato non solo da vasche enormi ma anche laghetti, fiumi con cascate, finti cieli notturni, foreste, cinema. Nel biglietto sono comprese consumazioni, gadget-ricordo e proiezioni 3D. Il percorso è organizzato in maniera didattica: dagli animali acquatici di ambienti caldi sino a quelli di zone fredde (pinguini compresi), da animali comuni a quelli più esotici (persino un calamaro gigante in una cella frigorifera inglobato in un blocco di ghiaccio), da quelli attuali a quelli estinti come i fossili. Le vasche sono talmente grandi che alcune, dove viene riprodotta fedelmente la barriera corallina, sono visitabili sia lateralmente tramite grandi vetri alti quasi dieci metri, sia dal di sotto tramite tunnel trasparenti, sia in superficie con barche dal fondo di cristallo (bisogna mettersi persino i giubbotti salvagente e non sono ammessi i bimbi troppo piccoli, la mia Marika di due anni appena compiuti è rientrata per un pelo), sia internamente dotandosi di muta, casco collegato ad una pompa d’aria per poter fare degli incontri ravvicinati con i grandi squali e le razze.
Nota curiosa: il primo Babbo Natale visto da mia figlia più piccola (l’anno passato era troppo piccola per capirlo/ricordarlo) l’ha visto con pinne, maschera e bombole in una di queste vasche, quindi da adesso per lei Santa Claus non viene, come da tradizione, dal camino ma dall’acquario !  ?
Dopo qualche giorno il mio amico ed ex collega mi viene a prendere in albergo per recarci in auto nella città dove da un paio di anni vive: Pattaya a circa 150Km di comoda autostrada da Bangkok. Il mio amico è sposato ad una dolce Thailandese originaria del Nord e dopo aver vissuto con lei anni in Italia, in occasione del proprio pensionamento, ha deciso di trasferirsi a Pattaya, città che hanno scelto di proposito perché pur avendo svaghi e servizi all’altezza della capitale Thailandese non ne condivide l’inquinamento ed il traffico e poi c’è il mare e tanta allegria !
la Sex Street !Pattaya: “la città estrema”.
E’ questo lo slogan che recita una iscrizione scolpita in uno degli archi stradali posti ai varchi della città ed è vero !
Pattaya ha la fama di essere la capitale mondiale della prostituzione, molto più che altre mete del turismo sessuale ed in effetti se si fa un giro tra i locali della Walking Street, una zona pedonale centrale di Pattaya, Sodoma e Gomorra al confronto appaiono un tranquillo villaggio di Amish: c’è tutto (e oltre) di quello che di più peccaminoso si può immaginare, "ladyboy" (travestiti) compresi, e a basso prezzo per un Occidentale (ma anche tante malattie a trasmissione sessuali ovviamente, Aids inclusa). A differenza di quello che in altri luoghi della terra la fabbrica della lussuria può attirare, cioè criminalità e degrado, qui, almeno in apparenza, il problema è limitato: le strade sono sicure, i piccoli crimini molto limitati e comunque inferiori a quelli di una grande città europea, la droga poco diffusa e persino gli ubriachi sono tenuti a bada dalla Polizia, invisibile ma pronta ad intervenire in caso d'emergenza, nonostante la grande quantità di locali dove si può bere alcolici: chi vuole può divertirsi come meglio crede (a meno di andarsi a cercare guai a tutti i costi) senza creare problemi alla comunità tant’è che c’è spazio anche per un turismo minore più tradizionale fatto di famiglie di turisti russi e cinesi oltre ai tanti Thailandesi di Bangkok che vengono per il fine settimana come si usa da noi quando le grandi città si svuotano per il week-end perchè i cittadini raggiungono le seconde case al mare.
E poi ci siamo noi, tranquilla famiglia italiana, che come una mosca bianca si aggira da queste parti con intenti molto più culturali e naturalistici della maggior parte delle persone.
A questo proposito il governo sta facendo sforzi enormi per ripulire la cattiva fama di Pattaya, non tanto limitando la parte “Sex”, ma implementando i servizi (ci sono ad esempio ospedali da far invidia al Grand Hotel), ripulendo il mare con i depuratori e favorendo anche svaghi alternativi più adatti a famiglie con bambini.
Rimane però, almeno per ora, “The Extreme City”, dove l’aggettivo "estremo" non si riferisce solo a tutta la gamma di possibili manifestazioni legate al sesso ma anche tutto quello di estremo (ma legale) si può concepire: vuoi buttarti col paracadute? vuoi immergerti con gli squali ? vuoi schizzare con un motoscafo potentissimo nel porto zig-zagando tra le imbarcazioni ormeggiate per poi deviare con un balzo a pochi metri dalla scogliera? Vuoi mangiare in un ristorante in cima ad un grattacielo e poi uscire dalla finestra del 53° piano a 170 metri di altezza fissato con un gancio scendendo all’impazzata legato ad un cavo metallico? Vuoi fare il classico lancio da un ponte con l’elastico? Vuoi fare Rafting oppure Parasailing, ma anche del Paragliding, Paramotoring, Parac…? Vuoi fare una corsa in pista su un go-kart o con una Formula 3 ? Vuoi cavalcare un coccodrillo, abbracciare una tigre o un orso o fare evoluzioni in un acquapark? Si può fare, tutto questo ed altro si può fare…sennò che città estrema è ?
Majestic Condominium  a JomtienMa Pattaya è anche, come tutti le altre cittadine Thailandesi, la città dei buoni ed economici ristoranti qui in special modo tutto-pesce visto l’abbondanza di pescherecci ormeggiati al molo, dei mega-mercati con bancarelle con estensioni inimmaginabili per noi, dove abbiamo spesso mangiato degli ottimi spuntini appena cucinati senza sentirci mai male nonostante l’igiene non sempre ai massimi livelli, degli ipermercati spesso aperti 24H con ogni ben di Dio, dei templi, degli elefanti…ma andiamo per ordine.
Il mio amico mi ha prestato uno dei suoi appartamenti (Majestic Condominium) in una zona periferica vicino alla Jomtien Beach, la lunga spiaggia a sud di Pattaya; questi mini-appartamenti dotati di tutti i confort, dall’aria condizionata alla piscina condominiale, dai negozi di prima necessità al portierato 24H sono affittati a circa 150 euro al mese o venduti per 12.000 euro, il costo di un’utilitaria priva di accessori. La via dove risiede il nostro condominio è piena di lavanderie che stendono i panni in strada al sole e ha un grande mercato pomeridiano e notturno all’aperto dove spesso vado a comprare manghi, papaye, frutti del dragone ed altre delizie tropicali tanto amate anche dalle mie piccole. Come tutti i grandi e moderni “palazzoni” di Pattaya sono abitati quasi totalmente da Farang (anzi dai “falang” cioè dagli stranieri) di mezza o tarda età accoppiati con giovanissime compagne Thailandesi. La proverbiale ed innata assistenzialità, dolcezza e pazienza del popolo Thai ha trasformato una parte della prostituzione in una forma ambigua di convivenza a metà tra la fidanzata e la badante e non mancano esempi di persone che rimarranno legate a vita da reciproci interessi. Qui tutti i delusi da storie amorose in patria o rimasti emarginati per età, handicap fisici o scarso reddito trovano l’anima gemella, che poi sia vera o falsa può importare poco, sta di fatto che è più facile incontrare un occidentale dalla grande pancia (il cibo è ottimo e si mangia a tutte le ore!) multi-tatuato o un vecchietto curvo col bastone a braccetto con la sua snella e giovane Thailandese che vedere due regolari fidanzatini locali. Ovviamente il mio non è un giudizio accusatorio morale (mai dire mai ! magari un giorno potrebbe capitare proprio a me di stare nella medesima situazione e non sarebbe la peggiore!) ma solo un triste pensiero per come si cercano di attenuare le pene principali che affliggono il mondo: la povertà (in questo caso delle giovani donne) e la solitudine (dei giovani occidentali). 
A scanso di equivoci, molto probabili quando si parla di questa cittadina (anzi città, visto che conta più di 300.000 abitanti), il mio amico non fa parte degli esempi sopraccitati in quanto ha conosciuto la sua gentile moglie in tutt’altro contesto, luogo e situazione.
La comunità farang (straniera) più vecchia di questa città è Svedese, come si può notare dalle varie bandierine appese ai balconi, ma non mancano tutte le altre Nord-Europee come Inglesi, Olandesi, Finlandesi e relativi ristoranti.tipi di riso in vendita da Carrefour
In verità Pattaya (che poi non è il vero nome della città, anzi teoricamente il nome Pattaya neanche esisterebbe anche se oramai è citato su cartine e indicazioni stradali, ma è complicato spiegarlo e nemmeno io ho capito ancora bene l’arcano) si è trasformata da tranquillo villaggio di pescatori a città dei “divertimenti”  per mano degli Americani che ne fecero negli anni ‘70 un luogo “di riposo e svago” durante la guerra nel vicino Vietnam.
Oggi, come dicevo, è una città moderna con grattacieli, centri commerciali (tra cui anche i francesi Carrefour), con supermercati aperti 24H come i capillari americani 7 Eleven, servizi off-shore e rimessaggio organizzati, ospedali all’avanguardia, studi dentistici, tecnologia ovunque, solcata dagli enormi SUV (ma anche qualche Ferrari) dei farang e delle corrispettive compagnie Thai, ma è anche una città nei cui meandri si annidano ancora realtà modeste, più tradizionali, angoli di tranquillità e di orientalità. E’ incredibile come l’attributo più esclusivamente femminile abbia attirato nei decenni tanti di quei capitali da costruire tutto quello che di più efficiente e maestoso si vede… eppure è così ed adesso che Pattaya è cresciuta si può permettere anche di diversificare l’offerta.
Come abbiamo trascorso il tempo ? mare (caldo) locale, mare lontano, isole, cibo, templi, attrazioni varie…il tutto con una temperatura costante 30 gradi priva di umidità (non ho mai sudato) ed un cielo sempre sgombro da nuvole (è Dicembre quindi mi trovo nella stagione invernale, la migliore per la Thailandia !). 
La prima cosa necessaria è un auto in affitto per poter essere autonomi. Ci sono anche dei pulmini “di gruppo” aperti che fanno rotte molto capillari ma avendo due bimbe, di due e sei anni a seguito e relativa attrezzatura, mi è sembrata la soluzione migliore; una Ford Focus 1.8 berlina a benzina con etanolo 95, cambio automatico (il cambio manuale esiste solo per i motorini), chilometraggio illimitato e assicurazione mi è venuta, anche grazie alla mia amica Thai, regina nel contrattare, poco più di 20 euro al giorno per dieci giorni !
Ford Focus 3 volumi: versione AsiaticaNote per chi affitta un’auto. (Aggiornate al 2008):
Per  affittare un’automobile consiglio vivamente di essere in possesso di una patente internazionale in quanto tentare di convincere il noleggiatore a farsi dare il mezzo con la sola patente Italiana può creare dei problemi in caso di incidenti o infrazioni. Teoricamente neanche la patente internazionale è ufficialmente valida poiché  i trattati internazionali che ne regolano la validità sono stati firmati ma mai ratificati anche se in pratica viene “tollerata” per periodi limitati, viceversa se siete dei “turisti stanziali”, cioè se si rimane un po’ di più del dovuto in Thailandia, magari perché in dolce compagnia, allora bisogna fare una patente temporanea Thailandese della durata di un anno rinnovabile.
La guida è all’inglese: quindi bisogna tenere la sinistra e sorpassare a destra, le auto hanno quasi tutte il cambio automatico e bisogna essere molto prudenti soprattutto per la presenza di una moltitudine di motorini che come in ogni parte del mondo sono guidati con una certa “disinvoltura”, quindi con scarso rispetto delle regole e non sempre in condizione di sicurezza. Nel caso specifico di questo paese, pur essendoci più o meno tutte le regole stradali che ci sono oramai in tutte le nazioni, è normale (a tutt’oggi: anno 2008) vedere persone senza cinture di sicurezza, persone stipate nel retro dei pick-up senza alcun dispositivo di ritenuta (a limite una coperta per il freddo o per dormire), carichi inimmaginabili legati sommariamente su qualsiasi mezzo di locomozione (moto incluse), moto con una specie di sidecar dove in corsa si fa di tutto, dal cucinare all’allattare, motorini in due, tre o quattro persone senza casco in special modo neonati con biberon in mano o animali a bordo. La benzina costa circa la metà che da noi !
Nei centri abitati il limite è 60Km/h, mentre nelle extraurbane è di 80 (in alcune autostrade 120) e, traffico a parte, non è sempre rispettato anche perché non ho visto autovelox o controlli particolari delle forze dell’ordine.
Efficienti invece i semafori, molti dei quali avvertono l’approssimarsi del rosso e del verde non solo lampeggiando ma esibendo un count-down tramite un grande tabellone numerico rosso (per il rosso) e verde (per il verde).
Attenzione ai tanti pulmini “di gruppo”, i "bathbus"; sono pickup sui quali ci si siede nel retro sopra delle panche laterali  che effettuano per pochi bath il servizio pubblico di trasporto; questi ultimi si accostano spesso sulla sinistra per prelevare le persone o per farle scendere, attendendo in questo caso, il pagamento della corsa. 
Riguardo l’orientamento stradale ci potrebbero essere dei problemi in quanto solo le località più importanti hanno la doppia denominazione in Thailandese ed in piccolo in Inglese, per il resto sono cartelli incomprensibili a causa delle lettere diverse dalle nostre; difficile anche, specialmente nei centri abitati più piccoli, anche se turistici, trovare qualcuno che capisca l’inglese… ma poi alla fine con una anche rudimentale cartina e con un po’ di “gesticolese” si trova qualsiasi località !
Per quanto riguarda questa parte della Thailandia l'importante è avere come punto di riferimento sempre la Sukhumvit Road (National Highway 3), una strada statale molto ampia e ben manutenzionata lunga più di 400 Km che, dal centro di  Bangkok, arriva sino a Trat (quasi al confine con la Cambogia) e che taglia le città più importanti come Chon Buri, Pattaya o Rayong e dalla quale si diramano le strade minori che raggiungono tutte le altre località.
Qualche particolarità: sul lungomare delle città marine, inclusa Pattaya, ci sono dei parcheggi che in via teorica sono pubblici; in pratica però si usa parcheggiare sul “lato mare” solo per usufruire dei servizi dello stabilimento (per stabilimento intendo qualche ombrellone e una cucina da campo). Se non si segue questa usanza si può essere invitati “cortesemente” ad andarsene; inoltre in molte spiagge gli ombrelloni sono contigui per chilometri ma in realtà ogni pochi metri il gestore cambia quindi bisogna parcheggiare “esattamente” di fronte allo stabilimento nel quale si intende utilizzare!pubblicità di cibo e bevante poggiata sul cofano motore durante il rifornimento.
In caso di parcheggio in doppia o tripla fila, spesso autorizzato da vere e proprie strisce disegnate dalle autorità addette al traffico (per esempio nei parcheggi in prossimità dei porti oppure in tratti ampi di lungomare) bisogna lasciare l’auto in folle con le ruote sbloccate (cambio in “Neutral” senza freno a mano e non “Parking”): è usanza spostarle a mano e ci si da una mano tra conducenti (”chiedere quindi prima come si fa a sbloccare la chiave di avviamento che altrimenti non si sfilerebbe col cambio in “Neutral”).
Può essere richiesto all'atto del noleggio dell'auto, specie dai noleggiatori locali (che sono i più economici, come nel mio caso), che l'auto debba essere riconsegnata pulita internamente ed esternamente (oltre che con il carburante ripristinato a livello originale), pena una sovrattassa: a questo proposito ci sono degli economicissimi autolavaggi a mano che in 20 minuti massimi fanno un lavoro eccelso !
Le auto affittate sono tutte a benzina e poichè consumano molto quando si fanno lunghi percorsi fuori città bisogna tenere bene d'occhio dove sono posizionati i benzinai; in genere ce ne sono abbastanza ma se vi capita, come è capitato a me, un'auto a "gasohol" (un tipo di benzina verde con etanolo a 95 ottani), si possono avere difficoltà nel reperirla.
In Thailandia si mangia dappertutto a tutte le ore e anche le stazioni di servizio non fanno eccezione: infatti durante ogni rifornimento mi hanno appoggiato sul cofano motore in modo da essere ben visibile dall'interno dell'abitacolo, un bel cartello con foto e prezzi di cibi che avrei potuto acquistare !
le spiagge di PattayaI giorni trascorsi a Pattaya City.
Considerando il fatto che con me c’erano le mie figlie, due creature innocenti di 2 e 6 anni, non sono andato a vedere i vari spettacolini erotici sulla Walking Street sebbene, facendo oramai parte del folklore di certi luoghi, probabilmente per curiosità l’avrei fatto !  ...senza comunque “spingermi oltre”.
Ci siamo dunque organizzati le giornate in questa maniera: la mattina sveglia presto e colazione, se occorre anche prima dell’alba, visita del luogo programmato il giorno prima, pranzo in spiaggia rigorosamente a base di sea-food o spuntino presso una bancarella lungo la strada, ritorno pomeridiano o serale alla base, infine rendez-vous con i nostri amici per eventuale shopping serale (generi di prima necessità come latte, biscotti e frutta, ricordini e souvenir, capi d’abbigliamento, ecc.) e cenetta in un ristorante thailandese, giapponese o coreano.
I primi giorni alterniamo visite a parchi ed attrazioni dedicate agli animali al mare di Pattaya. 
Principalmente la spiaggia di Pattaya si divide in due zone separate da una collina: Pattaya Beach a Nord e la Jomtien Beach a Sud, entrambe abbastanza frequentate; delle due preferisco quest’ultima perché ha il mare leggermente più pulito, un lungomare più accessibile con un migliore parcheggio ed un filare di palme da cocco. In ogni caso non sono nulla di speciale, di certo non giustificano una vacanza balneare in Thailandia anche se, visto la quantità di ombrelloni, mi aspettavo fossero affollate ed invece, forse perché la gente tira la notte fino a tardi, la mattina sono sempre abbastanza vuote, per lo meno fino all’ora di pranzo, diversamente dal lungomare "terrestre" pieno di esercizi commerciali e rispettivo traffico.
Quello che ovunque si trova in abbondanza sia a Pattaya che nei dintorni è l’ombra; mi spiegava la mia amica Thai che la pelle bruna di molti Thailandesi tende con il sole a chiazzarsi e per questo motivo estetico raramente si vedono ragazze locali in costume da bagno e anche quando passeggiano in strada sono sempre ben coperte; talvolta usano un giornale per ripararsi la faccia. Quindi l’ombra è fondamentale e per questo gli ombrelloni sono attaccati l’uno a l’altro, spesso sovrapponendosi e formando un corridoio buio per chilometri di spiaggia. In realtà poi le persone in spiaggia sono distanti tra loro più che nelle coste turistiche Italiane; per esempio quando si occupa un posto spiaggia in genere vengono offerti, anche se si è da soli, ben quattro ombrelloni, quattro-sei sdraie ed un tavolino basso su cui eventualmente fare uno spuntino o pranzare: è lo standard a prezzi ovviamente irrisori e c’è una relativa calma e rilassatezza priva di schiamazzi o radioline accese (e non sento cellulari squillare !). La spiaggia è dotata in alcuni punti di servizi igienici, mentre ovunque è possibile praticare sport acquatici; ogni pochi metri cucine mobili preparano un’ infinità di piatti a base di pesce e carne e tra gli ombrelloni camminano discreti e non insistenti venditori di gamberoni alla piastra, fritti di ogni genere, gelati, zucchero filato, noccioline, frutta, focacce e più raramente oggetti non mangerecci…ognuno è specializzato però in un solo in un articolo ! Ovviamente si praticano con professionalità senza improvvisazione gli energici ma salutari massaggi Thai. L’acqua del mare è però, nonostante i nuovi depuratori, non ha un bell’aspetto, complice anche il fondale misto sabbia dorata e fango ed alcune correnti marine sfavorevoli, ma si sa: il mare nelle città non è mai un incanto !
Per incominciare ad incontrare acqua trasparente senza voler rinunciare alle comodità della città bisogna uscire di pochi chilometri da Pattaya andando verso le spiagge a Sud.
Di attrazioni non balneari ce ne sono molte. Evitando quelle che non avrebbero messo d’accordo grandi con piccini (come l’orto botanico o la Thailandia in miniatura di Riminiana memoria) ho deciso per una serie di visite ai templi, più due parchi a tema naturalistico.
Il primo e più completo, una vera attrazione soprattutto per i bambini (ma non solo), è il The Million Years Stone Park & Pattaya Crocodile Farm.
Per raggiungerlo bisogna partire dalla Sukhumvit Road, per poi cercare su una mappa la traversa per il Siam Country Club (verso il Nord di Pattaya), imboccarla, superare un passaggio a livello e andare verso l’interno, dove tra bancarelle fumanti di spiedini a tutte le ore, villaggi lontani dalla mondanità, mercatini locali e scorci di vita rurale, si sprofonda in pochi minuti di auto in un'altra epoca e dimensione: i grandi Suv sono sostituiti da vecchie carrette arrugginite, gli ipermercati da immensi aggregati di colorate e profumate bancarelle, la gente non porta abiti griffati ma vive in case di legno, talvolta poco più che baracche di lamiera da condividere con gli animali da fattoria; nonostante la diversità di vita rispetto le grandi città c’è sempre una costante: basta incrociarsi con lo sguardo per ottenere un sorriso e tutti sono sempre gentili e disinteressatamente cordiali e disponibili: Thai Way !
i giardini del Million Years Stone Park & Pattaya Crocodile FarmArrivati al Million Years Stone si parcheggia e dopo fatto il biglietto si accede nel primo ambiente formato da una serie di tronchi preistorici fossilizzati ed un giardino molto ben curato con laghetto annesso; l’attrazione però più grande è formata da centinaia di coccodrilli; è possibile affittare delle canne simili a quelle da pesca sulle quali appendere dei blocchi di carne per attirarli e farli saltare fuori dall’acqua (cosa già vista in Australia nei pressi di Darwin).
Poi c’è il tipico spettacolo dove dei domatori giocano d’azzardo con i coccodrilli come mettere la testa dentro le fauci, con possibilità a pagamento di farsi fotografare a cavallo di uno dei bestioni.
Ritengo che non sia onesto sfruttare gli animali a scopo ludico ma quando si viaggia con dei bambini si deve tenere conto anche dei loro desideri e per quanto abbia tentato di inculcare loro il rispetto per qualsiasi animale formica o elefante che sia, ritengo siano ancora troppo piccole per privarle dello stupore del vedere da vicino o toccare esemplari per loro mitici come una tigre o un coccodrillo… comunque i tradizionali Zoo sono molto peggiori tant’è che ho depennato da tempo il “Bioparco” non lontano da casa.
Show culturali all'Elephant VillageIn questa struttura si possono fare altri incontri ravvicinatissimi (con foto ricordo) con tigri, orsi, cervi ed elefanti; a questo proposito non mi sono potuto sottrarre alla lunga serie di giri di mezz’ora in elefante con le mie figlie e amenità varie (tipo farsi baciare o prendere con la proboscide, far dare a mia figlia maggiore del latte ad un elefantino e via discorrendo!)
Per finire, oltre ad un parco giochi e un mini-zoo, molto interessante è il negozio di artigianato all’interno della struttura con articoli in legno veramente belli e a buon prezzo.
Un’altra mezza giornata che vale la pena di spendere è nel Villaggio degli Elefanti (Elephant Village Pattaya). Anche questa attrazione non si trova, a dispetto del nome, proprio a Pattaya ma in una zona rurale dell’interno; per raggiungerla seguire la stessa strada del Million Years Stone e seguire i cartelli che raffigurano un elefante: ad un certo punto c’è un incrocio con un grande tabellone che fa deviare a destra. Nella zona ci sono dei templi, che abbiamo visitato, con annesso mega-mercato di ambulanti dove abbiamo mangiato i migliori spiedini di pollo glassato accompagnati dal classico stick-rice (riso jasmine lesso in bustina) !
In questo santuario degli elefanti è possibile vedere una lunga serie di spettacoli nei quali si spiegano in forma seria o comica tutti i ruoli attuali e passati che hanno o hanno avuto gli elefanti per l’uomo (dal lavoro alla battaglia), si descrivono caratteristiche fisiche, vita, alimentazione, etologia, cura e si fanno dei giri sul loro dorso nella boscaglia e persino nel laghetto che c’è nelle vicinanze; volendo poi si può fare un vero e proprio trekking nella giungla di un’ora abbinato al (soft) rafting con una grande zattera.
I Templi principali di Pattaya e dintorni.
ex votoSembra strano parlare di religione nel centro della smoderatezza eppure questa è la Thailandia ! anche dove regna la modernità, il vizio e la globalizzazione dei costumi, convive sempre in tutti una profonda religiosità interiore e lo si può notare dai vari simboli Buddhisti appesi agli specchietti delle auto, nelle case, nelle collane, nei vari “tempietti degli spiriti” onnipresenti (insieme alle immagini del Re e della famiglia reale) nei centri commerciali, nei condomini, nelle strade, nei mercati…ovunque e tutti sono pieni di collane di fiori freschi, offerte, incensi, statuette ex voto, preghiere. 
A Pattaya e dintorni c’è una Chiesa cristiana, qualche moschea, qualche tempio Indù (in genere off-limit ai non fedeli, soprattutto donne) e molti templi Buddhisti sia Thailandesi che Cinesi nonché templi dedicati a Confucio, templi Thaoisti, tutti liberamente visitabili, tutti molto suntuosi.
Il tempio più importante, sebbene poco frequentato, si trova proprio nella parte centrale di Pattaya sulla collina (Phra Tamnak Hill) che divide le due spiagge e che dove, tra un paio di grattacieli, una stazione meteorologica, un tempio minore che consiglio ugualmente di visitare per la posizione assolutamente panoramica, sorge un’oasi di pace che sembra fuori dal mondo: il  Wat Phra Yai chiamato anche Big Buddha o Buddha della collina. Si arriva in cima alla collina e si parcheggia poco prima di una lunga e suggestiva scalinata guarnita da figure mitiche di dragone. Alla fine dei gradini c'è una piazzetta circondata da statue del Buddha nei vari momenti della sua vita ed al centro una maestosa rappresentazione dorata del Buddha (“Phra Phuttha Sukothai Walaichonlatham“), alta più di dieci metri, costruita alla fine degli anni ’70.
Mia figlia Maeva davanti al Siddharta libera dalla gabbietta, acquistata ai piedi della scalinata, i tre piccoli volatili passeriformi come da rito propiziatorio e richiesta di benedizione: speriamo porti realmente fortuna !
Accanto al tempio Thailandese sorge il Wat Sam Sian (il tempio delle tre divinità cinesi), un suggestivo parco con templi sormontati da dragoni e rappresentazioni di battaglie e difensori di dinastie cinesi, la casa della dea della Fortuna, la montagna dorata, in mezzo al quale sorge da un laghetto la venerata statua di Chao Mae Kuanim.
Un’altra zona carica di spiritualità e cultura nella quale vale la pena spendere almeno una mezza giornata (ma a me non è bastata) si trova a circa 15 Km a Sud di Pattaya.
Monastero cinese: ViharasienWat Sam Siani Leoni di Pechino
La prima attrazione che si avvista da lontano è senz’altro il Phra Phuttha Maha Vachira Utta o Mokat Sasda cioè l’enorme immagine del Buddha (130 metri, la più grande al mondo!) disegnata su una montagna. L’ ampio parco con laghetto, tempietto, piccolo museo e parcheggio, ai piedi della montagna e la stessa immagine sacra sono recenti e sono stati costruiti nel 1976 per commemorare i 50 anni di regno dell’attuale Re.
Una curiosità: l’immagine del Buddha è in preziosa lamina d’oro (il costo fu di 150 milioni di Bath dell’epoca) ed è stata realizzata sulla montagna con l'ausilio delle più moderne tecnologie laser. 
Come al solito siamo i soli a visitare questa zona rurale lontana dalle mondanità moderne.
Di fronte c’è un piccolo agglomerato di baracche dove vivono degli allevatori di elefanti e dove faccio il giro “di rito” in elefante nella boscaglia con le mie figlie (volendo nella stessa struttura si può fare anche un giro in carrozzella e cavallo e farmarsi lo stomaco con una zuppa di noodles).
Dal Buddha della Montagna ci spostiamo nel vicino lago lungo le sue sponde sorgono una serie di templi. Facciamo uno spuntino, beviamo un cocco gelato nel piazzale antistante e mi reco alla biglietteria per pagare l’entrata al Viharasien (“la dimora degli Dei”) o Anek Kusala Sala, un monastero-museo cinese a pagamento (50 Bath) che merita da solo almeno un paio d’ore se non tre di visita. E’ uno dei complessi culturali-religiosi più belli che abbia mai visto in Thailandia nonostante in piena alta stagione sia deserto. E’ formato da un parco ed un edificio di tre piani con ampia terrazza zeppo di oggetti di ogni genere; per citarne qualcuno: immagini e pitture della vita del Buddha, repliche a grandezza naturale dei guerrieri cinesi di terracotta di X’ian, una coppia dei Leoni di granito di Pechino, grandiosi simboli di Yin-Yangs, varie ed enormi divinità cinesi d’ottone, una statua di giada bianca della Dea della Misericordia ed ancora draghi multicolore, maschere e abiti tradizionali Thai, vasellame cinese, arredamenti reali, statuette di ogni stile e genere.
Per completare la giornata culturale mi reco lungo le sponde del lago per visitare il resto dei complessi religiosi il più spettacolare dei quali è il Wat Yansangwararam.
Nelle vicinanze c’è anche un interessante parco botanico il Nong Nooch Tropical Garden dove si tengono spettacoli di danze Thailandesi e ricostruzioni teatrali di cerimonie, matrimoni e sport tipici ma è tardi per vederlo e siamo stanchi.
Per quanto riguarda le danze Thai, spettacolari nelle dolci movenze e nei costumi, musiche tradizionali, giochi con il fuoco e balli ispirati ad eroi in battaglia con spade e coltelli ne avrò una ampia rappresentazione, alla quale in parte sarò persino coinvolto, in un famoso ristorante di Pattaya (stranamente vuoto quel giorno): il Thai House con il suo ampio teatro.
Aprendo una piccola parentesi sui ristoranti a Pattaya posso affermare che quando si va a mangiare in un locale anche lussuoso del pesce (che spesso costa meno della carne) difficilmente si spendono più di sei, sette euro a testa bevande e mancia inclusa; più in generale ho notato che i costi sono fino a dieci volte inferiori di un corrispettivo Italiano: una vera pacchia !
Volendo poi andare sul risparmio spinto si può comprare a due euro un grosso pesce fresco a carni bianche da Carrefour e poi gratuitamente farselo cucinare ai ferri (nel frattempo si fa il resto della spesa) per poi consumarlo a casa !
Korean Food Restaurant BBQcibo da spiaggia !rappresentazioni teatrali al ristorante The House
Ottimi anche i ristorantini all’interno dei centri commerciali, spesso con cucina multietnica (giapponese, indiana, russa, italiana…) in primis quelli al piano superiore del Royal Garden Plaza dove si ritira all’entrata dell’area “food” una card magnetica, poi si mangia dove e quanto uno vuole, anche più cucine contemporaneamente, facendo registrare sulla card il piatto richiesto e poi si paga all’uscita.
Anche nel fornitissimo shopping center “Mike Shopping Mall” si possono fare ottimi acquisti di ogni genere e poi all’ultimo piano mangiare. 
Da segnalare a Pattaya il particolare Korean Food Restaurant BBQ, l’unica eccezione non di pesce di questa mia vacanza, dove si può mangiare in una camera appartata in un tavolo che ha all’interno due braci dove due addette cuociono con perizia sotto ai tuoi occhi vari tipi di carne e verdure.
Mae PhimLa costa a Sud di Pattaya fino a Laem.
Percorrendo la proverbiale Sukhumvit Road (nazionale N.3) si può esplorare la costa Sud fino quasi al confine dello Stato. A dire il vero questa nazionale non segue sempre la costa, anzi spesso si allontana di diverse decine di chilometri dal mare, ma è un punto utile di riferimento per avventurarsi in località anche sconosciute senza bisogno di cartine geografiche; infatti da questa importante strada partono le strade minori che portano verso la costa e, anche quando sembra di essersi persi, spunta sempre da qualche parte un piccolo cartello che ci riporta sulla retta via; in questa parte del mondo è il caso dire: tutte le strade portano alla Sukhumvit !
Ho speso vari giorni ad esplorare le coste, ma non sono mai andato oltre Laem Mae Phim in considerazione del fatto che da Pattaya ci vogliono circa 2 ore. La Sukhumvit è una strada larga e pianeggiante ma attraversa alcune cittadine (con semafori) quindi per poter mantenere una buona media ed andare veloci è consigliabile percorrerla la mattina prestissimo.
Tralasciando le primissime spiagge a Sud appena fuori Pattaya, dove, nei pressi di un porticciolo, ci sono degli stabilimenti tranquilli, mare pulito e ristorantini di pesce molto spartani dove si mangia divinamente, la prima località che si incontra, lasciando la nazionale e cercando a naso la costa percorrendo una delle stradine minori, è Bang Sare; nella parte più a Sud (Se Long Beach) c’è un villaggio di pescatori: meglio lasciar perdere, infatti, oltre a raccogliere per un gioco delle correnti tutta l’immondizia galleggiante di Pattaya, l’erosione della costa ha fatto scomparire quasi del tutto la spiaggia; in alcuni tratti addirittura con l’alta marea sparisce del tutto ed il mare lambisce la strada sino all’asfalto (e fa un po’ impressione a percorrerla in auto) con le palme da cocco completamente immerse quasi per metà nell’acqua !
Continuando sulla nazionale e seguendo le indicazioni per Rayong si lascia per qualche chilometro la N.3 a favore della N.332 per poi tornare sulla N.3; in questo modo si taglia il promontorio, di scarsa importanza turistica, risparmiando del tempo prezioso. Prima di arrivare a Rayong ci sono una serie di svolte verso la costa. Una di queste porta a Pla Beach. Per arrivarci bisogna svoltare dalla nazionale in corrispondenza del cartello di Pla Beach e poi attraversato l’agglomerato urbano di Ban Chang, percorrere una lunga strada di campagna sino alla costa; infine si va in direzione di Pala Town.
Illuminazione notturna a Pla BeachPla Beach si allunga in un tratto di costa che, per lo meno quando sono andato io (26 Dicembre), era deserta. La strada che costeggia il mare è dotata di parcheggi (ma tanto, come dicevo, è deserta !) ed una lunga serie di localini, poco più che bettole di legno e lamiera. Sulla spiaggia, dove siamo soli, ci sono degli ombrelloni in affitto e dei bei tavolini colorati immersi nell’ombra di una magnifica pineta di Casuarina equisetifolia (una conifera tipica dei tropici) che arriva sino all’arenile; dall’illuminazione in spiaggia e nella pineta immagino che il luogo sia frequentato di notte.
Stare in spiaggia sotto un ombrellone a sua volta sotto la pineta è suggestivo e mi dona una pace immensa, le uniche persone che vedo in lontananza sono i discreti affitta-ombrelloni ed una vecchia che vende uova sode cotte sotto la sabbia (colorate di rosa); il mare è pulito, con una sabbia dorata e, in direzione di un gruppetto di scogli, tento persino di fare un po’ di snorkeling ma a parte qualche pesce sergente non c’è nulla di interessante.
Molto più interessante il pranzo ! Slurp ! Ad un cenno della mia mano l’affitta-ombrelloni mi porta il menù, che come sempre da queste parti è ricchissimo e a base di pesce freschissimo (di carne c’è poco e niente), diviso in sottomenù per tipologia: gamberetti, gamberoni, granchi, pesce, calamari, conchiglie e pollo.
Nessuno parla inglese ma va bene lo stesso: basta indicare il numero del piatto o la foto (nel caso ci sia).
I prezzi sono un poco migliori che a Pattaya, per due ombrelloni, quattro sdraie ed un tavolino, un cocco da bere e mangiare, una Singha Bear grande, una Coca Cola grande, un’acqua minerale, un pesce bollito servito in un piatto con sotto il fornello acceso con la brace, 16 mega-gamberoni fumanti alla piastra ed una porzione di pollo con salse e salsine varie: 650 bath (meno di 15 euro e siamo in alta stagione! a Fregene per questa cifra prendo al massimo un ombrellone ed uno sdraio).
Altre spiagge simili si possono incontrare nei pressi di Rayong. Passata la cittadina citata si arriva Ban Phe e Pae, la costa di queste località non è particolarmente interessante a parte un tratto dove la strada passa attraverso una suggestiva foresta. Più attraente è il mercato di Ban Phe, una parte del quale si è obbligati ad attraversarlo con l’auto se si impegnano le strade che costeggiano il mare, mentre è importante sapere che da questo paesino partono i collegamenti con l’isola di Koh Samet.
Tornando sulla statale e continuando a Sud in direzione di Klaeng/Laem dopo quasi un’ora di auto da Rayong (e due da Pattaya) si arriva alla località più meridionale da me visitata: Mae Phim.
Anche qui massima pace in una spiaggia dotata di ombrelloni e localini ma poco frequentata, solo qualche famigliola Thailandese, delle donne che spazzano la spiaggia e una venditrice di polli con la sua brace portatile. Il mare è pulito e come sempre in questa stagione è anche calmo; prendiamo posto nel nostro solito set di ombrelloni, sdraie e tavolino e ci godiamo le palme da cocco che orlano la spiaggia insieme al resto della vegetazione. Nel retro spiaggia intanto la tipica “cucina mobile” incomincia ad emanare i suoi soavi profumi; verso l’ora di pranzo ad un mio cenno si materializzerà come d’incanto sotto l’ombrellone un pescione al cartoccio, un riso fritto con i gamberi e tre grossi granchi rossi pieni, all’interno, di uova !
Le isole vicine e lontane.
In questa regione che si affaccia sul Golfo di Thailandia più che la costa sono spettacolari le isole prima tra tutte, vedendo le foto dei nostri amici locali, Koh Chang.
Per me però che faccio base a Pattaya è troppo a Sud, quindi limito le mie escursioni ad un paio di volte nella vicina Koh Larn (o Koh Lan) ed una volta alla distante ma più bella Koh Samet.
Koh Larn si affaccia proprio di fronte a Pattaya ed è la più grande di tre isolette che formano l’arcipelago. Le altre due, Koh Sak e Koh Krok, sono raggiungili con un motoscafo direttamente da Koh Larn visto che si trovano a breve distanza.
Koh Larn vuol dire l’isola corallina e questo è comprensibile visto la sabbia chiara delle sue spiagge ma nonostante questo non è possibile praticare snorkeling a meno di non affittare una barca e tentare a largo vicino le isole minori. Il mare è trasparente quando non risente di correnti che da Pattaya vanno verso l’isola; nel caso sfortunato accada (e allora alcune spiagge diventano una pattumiera, a me è successo la prima volta!) basta spostarsi con una barca oppure con un mezzo terrestre in una spiaggia opposta.
Per raggiungere l’isola è sufficiente recarsi al porticciolo di Pattaya (in direzione della collina) e percorrere il lungo molo. Se si è in auto bisogna parcheggiarla a spina nei parcheggi delimitati da strisce che permettono addirittura una terza fila (in questo caso bisogna lasciare l’auto in folle). Non è necessaria alcuna prenotazione, il biglietto si fa nel momento di salire a bordo e i vecchi traghetti di legno sono abbondanti: ce n’è uno ogni ora a partire dalle 7 del mattino ma nelle ore più centrali anche uno ogni mezz’ora. Il costo (anno 2008) è di 20 bath ed in 45 minuti si arriva all’attracco principale dell’isola. Da lì consiglio di seguire a piedi le passerelle di legno che seguono sulla destra (dando le spalle al mare) gli scogli. Si raggiunge una piccola spiaggia bianca con ombrelloni e sdraie che arrivano sino in acqua. Ovviamente si mangia pesce e carne (divinamente, ti portano direttamente il pesce in un piatto con sotto la brace accesa) e si possono acquistare souvenir nei negozietti retro-spiaggia.
Senza pretendere troppo si può indossare una maschera e, seguendo la scogliera in direzione opposta del molo, avvistare con un po’ di fortuna qualche branchetto di pesci tropicali; coralli però on ce ne sono!
Per una cifra invece relativamente superiore (150 bath) si può attraccare nella spiaggia più grande evitando di prendere un taxi dal molo per raggiungerla; in questo caso bisogna rivolgersi (se non si è placcati prima!) ai venditori di questo servizio che girano lungo il molo di Pattaya con un libro descrittivo dell’escursione.
Laem TongLa spiaggia principale si trova a Laem Tong (la “baia dorata”) riconoscibile da lontano per un ecomostro di cemento a forma di manta e per un gruppo di generatori mini-eolico posti sulla collina. Il mare antistante è solcato da centinaia di imbarcazioni e ovunque è pieno di turisti: gruppi di allegri cinesi e statuarie coppie di russi; venditori di cibo appena cucinato o da cucinare al momento fanno la spola lungo l’arenile insieme a massaggiatrici, manicure e donne che si offrono di farti le treccine o i tatuaggi. Ai lati della spiaggia ci sono degli scogli, da una parte con un qualche alberello che affonda le radici sino in mare, dall’altra con un tempietto …sinceramente preferisco di molto la spiaggetta vicino al molo sopradescritta perché più tranquilla e riservata !
Decisamente più placida e anche più tropicale è l’isola di Koh Samet
Partiamo da Pattaya con la nostra auto quando è ancora buio per poter sfrecciare sulla Sukhumvit Road prima che i camion, pick-up e carretti vari aumentino di densità ed in un’ ora e mezza riusciamo ad arrivare al semaforo con il quale si devia verso destra, in direzione di Ban Phe, dove si trova il molo d’imbarco per Koh Samet. La mia intenzione però non è di prendere il traghetto che in mezz’ora porta al porticciolo di Nadan, accanto alla spiaggia principale dell’isola: Sai Kaew, ma di visitare qualche spiaggetta minore, quelle che normalmente vengono raggiunte via mare in quanto via terra o sono irraggiungibili da mezzi meccanici (solo a piedi) o sono comunque problematiche a causa delle strade sterrate.
Non sapendo a priori se avessi trovato un motoscafo con guidatore da noleggiare a Sai Kaew (ma col senno del poi penso proprio che non ci sarebbero stati problemi) decido di informarmi direttamente sulla costa a Ban Phe. Appena svoltato in direzione del paese mi vedo affiancare da un motorino con un ragazzo che mi fa segni strani; all’inizio, essendo certo di non aver bucato una gomma, penso a qualche mia involontaria infrazione e non ci bado più di tanto ma pochi secondi dopo un secondo motorino mi affianca e mi fa segno di aprire il finestrino gridando “Samet, Samet !”. La mia auto, che da qualche parte sui bordi della targa tradisce la provenienza da Pattaya, è stata adocchiata come auto-turista e visto il luogo e l’ora non posso altro che essere diretto verso Koh Samet ! Seguo quindi il motociclista sino ad una casupola di legno dove una signora con un libro mi espone le varie possibilità di traversata, dal traghetto al motoscafo veloce e una cartina dell’isola. Subito, avendo preso informazioni su internet, cito le spiagge di Ao Wai e limitrofe che avevo letto essere deserte e la signora mi propone di affittare un piccolo motoscafo veloce con guidatore a nostra disposizione tutto il giorno per una cifra di circa 90 euro. Probabilmente trattando potrei spuntare una tariffa migliore ma considerando che siamo in quattro e che un driver è a nostra disposizione subito e per quanto tempo io voglia, accetto immediatamente per non perdere altro tempo. Mi fanno quindi parcheggiare l’automobile accanto uno spiazzo privato dove in una baracca e cumuli di spazzatura vivono i “parcheggiatori” (20 bath) e accompagnati da una motoretta con pseudo-sidecar raggiungiamo un piccolo molo di legno dove ci aspetta un piccolo e moderno motoscafo. I tempi di percorrenza sono circa la metà di quelli del traghetto, infatti ci vogliono circa 15 minuti per andare dalla terra ferma a Sai Kaew e circa mezz’ora sino alla nostra prima destinazione: la spiaggia di Ao Wai.
Alle 8,30, un vero record per chi parte da Pattaya, siamo già nella caldissima acqua trasparentissima di Ao Wai da cui faccio una telefonata di saluti a Bnx che invece si trova lontano, sulla costa di Trang. Ao Wai non è deserta, come avevo letto in un sito internet, infatti ospita un piccolo resort (il Samet Resort), ma è ugualmente un luogo isolato in assoluto silenzio. Il resort è formato da una serie di bungalow in legno con patio (la maggior parte dei quali disabitato) nascosti dalla vegetazione tropicale che si allungano sino ad Ao Hin Kleang priva di spiaggia ed un piccolo ristorante; in realtà nelle quattro ore nelle quali rimaniamo l’unico segno di vita è una famigliola Thailandese con una bambina piccola che dopo averci salutato sparisce, percorrendo un sentiero, nella vicina spiaggia di Ao Kiew; siamo gli unici a usufruire di questa baietta rilassante e le mie figlie possono correre nude avanti ed indietro senza problemi e giocare con una grande altalena appesa ad un albero. 
L’intera isola di Koh Samet è formata da alternarsi di coste rocciose e spiagge coralline bianche accecanti come questa ed è Parco Nazionale; c’è però un modesto pericolo di contrarre la malaria ma noi andremo via poco prima del tramonto e quindi non correremo questo rischio.
Il nostro “driver” discreto ci aspetta a largo sul suo motoscafo avendo concordato una serie di orari per le tappe sull’isola ed il rientro serale.
All’ora di pranzo decidiamo di mettere qualcosa sotto i denti e come da programma ci rechiamo nella spiaggia principale dell’isola (Sai Kaew), posizionandoci nel lato destro nella sabbia bianchissima accanto agli scogli nella speranza di avvistare, dopo digerito, qualche pesce con la maschera ma l’aspettativa sarà deludente: qualche pesce tropicale c’è ma nulla di emozionante, di coralli neanche l’ombra.
Sai KaewAo WaiNatale a Sai Kaew (Koh Samet)
Sai Kaew è una lunga spiaggia color farina zeppa di localini dove si mangia e talvolta si affittano stanze per dormire e dove è possibile prenotare escursioni anche di snorkeling. Alla fine della spiaggia, all’opposto di dove siamo no, c’è una grande scultura che rappresenta una leggenda mitica di una sirena incantata dal pifferaio magico, mentre dove ci siamo piazzati con l’ombrellone ci sono una serie di bungalow di legno piccolissimi (centrerà si e no il letto !) oltre ad un paio di tempietti. Il turismo, decisamente informale, è vario. Ci sono chiassose famigliole Thailandesi e Cinesi che allegre giocano in acqua e che spesso sequestrano con affetto la mia Marika tra le loro braccia (anche senza chiedere il permesso, ma per me non è un problema) per poter fare con lei una foto (cosa che accade puntualmente dappertutto: in spiaggia, nel centro commerciale, in strada…) e coppie di russi e di scultoree e meravigliose russe che  senza tradire alcuna emozione, impettite, con lo sguardo apparentemente fisso nel nulla con i loro occhi azzurri come il mare di Koh Samet, passeggiano lungo l’arenile o prendono il sole in topless; in mezzo a questi due estremi si aggirano singoli attempati hippy occidentali, arci-tatuati, bruciati e rinsecchiti dal sole.
Lungo la spiaggia passeggiano i tipici venditori di gamberi e polli alla piastra con i loro bastoni sulle spalle bilanciati da un lato con il cibo da cuocere ed i vari condimenti, dall’altro con la brace accesa; a differenza di altre parti portano tutti un giubbotto con il numero in quanto in questo luogo devono avere una licenza ed la loro quantità è limitata.
Non c’è moltissima gente, tant’è che il gruppetto di sdraie ed ombrelloni bianchi che abbiamo adocchiato è completamente vuoto; ci piazziamo ed dopo un po’ ordiniamo un riso fritto, una zuppa di noodles e gli immancabili gamberoni !
Poco prima dell’imbrunire torniamo in motoscafo sulla costa e per cena riusciamo a rientrare a Pattaya.
Una piccola dritta per risparmiare sulle comunicazioni verso l'Italia.
Appena sbarcato nel nuovo aeroporto di Bangkok, dopo aver cambiato un pò di Euro in Bath (ovviamente i cambi sono aperti 24h come il resto dei negozi, cosa per nulla scontata negli altri areoscali internazionali), ho acquistato una Sim telefonica del gestore AIS (1-2-call) che oltre ad essere il più economico ha punti di ricarica capillari sul territorio.
Tariffe anno 2008: La Sim vuota costa 100 bath (circa 2 euro, basta esibire il passaporto e per attivarla sul cellulare ci pensa l'addetta) mentre il taglio di carica massima è 300 Bath. 
La convenienza di acquistare una Sim Thailandese sta nel fatto che un sms verso l'Italia mi sarebbe costato con un normale prepagato Tim ben 89 centesimi (Zona 3) ! mentre con la Sim AIS ho speso solo 10 centesimi; le telefonate invece mi sarebbero costate 3 euro al minuto (1,9 euro se anzichè farle le avessi ricevute dall'Italia) mentre con la Sim AIS costano (anche se ho evitato di farne) poco più di un euro (gratis ovviamente se si ricevono).
Per telefonare/mandare sms verso l'Italia bisogna digitare il prefisso 00139 oppure +39.
Il Natale ed il Capodanno.
Natale e Capodanno a PattayaSono stato due volte in Thailandia, a cavallo del 1999-2000 e adesso a cavallo del 2007-2008. La differenza sia a Bangkok che in generale negli altri paesi è notevole riguardo le feste care a noi Occidentali. Otto anni fa ricordo che il Natale non era minimamente accennato nemmeno da un timido albero di Natale in un centro commerciale e questo appariva normale in un paese dove la quasi totalità degli abitanti è Buddhista (94,2%) ed il restante Musulmano (soprattutto nell’estremo Sud, 4,6%) mentre solo lo 0,8 % è di religione cristiana. Lo stesso accadeva per il Capodanno, quasi totalmente inaspettato dal momento che l’inizio dell’anno Thailandese cade in Aprile, mentre quello Cinese, molto festeggiato, in Febbraio.
Quest’anno invece trovo Bangkok e tutte le altre località da me toccate un tripudio di addobbi natalizi e di Capodanno. Anche Pattaya è praticamente adornata per le feste e così anche le località minori. Mi dicono che la moda di festeggiare le feste occidentali si è affermata nell’ultimo quinquennio. Sembra incredibile in un paese Buddhista trovare tanti Babbi Natale e Alberi con tanto di Stella Cometa ricchi di luci e colori ! Ovunque scritte “Merry Christmas”, ovunque luminarie e palle di Natale, ovunque cartelloni di auguri ! Certo tutto questo è fatto per il turismo, ma mi chiedo quali polemiche sarebbero scoppiate dalle nostri parti se fosse festeggiato anche solo un decimo una festa di una religione “aliena” !
Anzi devo dire che hanno fatto di meglio che da noi: non è minimamente immaginabile la quantità di addobbi supertecnologici e non che ci sono in Thailandia per le feste Natalizie, persino i vari comuni (e quindi non solo i commercianti, gli hotel, i ristoranti…) hanno appeso scritte luminose di Buon Natale e Felice anno nuovo ai varchi delle città, innalzato maestosi alberi di Natale con cascate di luci spettacolari e addirittura sulla famosa Sukhumvit Road, nel tratto che attraversa Pattaya, hanno piazzato un gigantesco Babbo Natale con tanto di slitta, renne, neve e sacco pieno di doni ! Qui non manca certo l’allegria e se penso a come troverò “spenta”  la mia città, Roma, il 2 di Gennaio quando tornerò, mi viene una profonda tristezza ! Certo, il Natale dovrebbe essere una festa “interiore” e non consumistica ma dobbiamo ammettere che gli addobbi partecipano a creare la giusta atmosfera e poi come la mettiamo col Capodanno ?
A Pattaya (ma lo stesso è ovunque come mi conferma per telefono a mezzanotte del 31 Bnx che si trova in tutt'altra parte della Thailandia) il Capodanno è festeggiato da tutti, farang e locali, con fuochi d’artificio senza interruzione, bagni notturni, danze, feste e con il tipico rilascio dei lumini di carta illuminati che grazie all’aria calda della fiammella interna si innalzano in un cielo stellato !
Le foto di questo viaggio si trovano qui: thailand1 e qui thailand2