RICORDI DI VIAGGIO ALLE SEYCHELLES

AGOSTO 1999


Breve cenno storico: Le Seychelles furono frequentate all'inizio da Arabi e Persiani ( XII sec.), ma furono scoperte ufficialmente dai portoghesi solo intorno al 1500. Per molto tempo furono abitate esclusivamente dai pirati che furono poi allontanati dalla compagnia delle Indie Occidentali  e dai primi schiavi creoli resi liberi. I primi abitanti ufficiali si stabilirono nel 1785.
Colonia francese fino al 1814, passò agli inglesi fino al 1976, quando fu proclamata l'indipendenza. Dopo un anno, con una congiura, fu cacciato il  presidente Mancham e fu proclamato uno stato socialista. Ne seguì una disastrata situazione economica che finì solo grazie all'avvento del turismo, principale introito attuale delle Seychelles.
Info pratiche : Il mare di questo arcipelago ha sempre una temperatura "da vasca da bagno " ( 28-29 gradi ! ). Anche il clima esterno è sempre caldo scendendo raramente sotto i 25 gradi ( notti comprese ). Il monsone più importante è presente nel mese di Gennaio mentre il periodo migliore è abbastanza ampio da Aprile a Novembre. In realtà ciò è "statisticamente" vero per quanto riguarda la quantità delle piogge ( in termini di millimetri ) e non sulla frequenza...infatti le stagioni non sono così nette come in altre regioni tropicali e può capitare anche d'Agosto ( a me è capitato ) una settimana di piogge di seguito che però non sono mai noiosissime ( brevi ma intensi scroscioni  oppure leggerissime ma più durature )...in pratica dipende molto dalla fortuna... quindi portarsi ( soprattutto durante le escursioni ) sempre dietro un k-way. Durante questo mese ho trovato anche il mare un pò mosso e talvolta torbido ( la sabbia è fine come la farina ).

Le Seychelles si raggiungono dall'Italia con un confortevole volo diretto di circa 7 ore e mezzo oppure dalle Mauritius  in circa due ore e mezzo.
+ 3 ore rispetto l'Italia ( + 2 durante l'ora legale ).
La popolazione, in maggioranza creola ( molto bella ), parla bene sia il francese ( il creolo, un dialetto del francese, è la lingua ufficiale ) che l'inglese.
Le isole più facilmente visitabili e con una buona ricettività alberghiera sono Mahè ( dove c'è la capitale Victoria e dove vive quasi tutta la popolazione...ma non consiglio ), Praslin e La Digue. Esistono poi altre isole più esotiche ed incontaminate, lontane dall'arcipelago principale purtroppo mal collegate, che solo occasionalmente sono offerte ( come soggiorno o sola escursione ) dai tour operator ( Bird Island, Silhouette, Fregate, Denis, Desroches, Curieuse, Aldabra, Amirantes ed altre ).
Nei secoli passati fu ipotizzato che questo arcipelago fosse il "giardino dell'Eden".
Situazione sanitaria buona.
ATTENZIONE: Verificare sempre prima eventuali epidemie occasionali dal sito: http://www.viaggiaresicuri.mae.aci.it
Il viaggio ebbe inizio dall'Italia il 9 Agosto 1999 con il volo Fiumicino-Mahè Air Seychelles RD 7866 ( in code sharing con Alitalia ) durato meno di 8 ore con un Boing 767; tra i servizi graditi di bordo: films in Italiano e belle hostess.

Arrivati la mattina prestissimo ci recammo nella parte "voli locali" dove ci diedero degli enormi boarding pass di plastica e ci mettemmo in santa pazienza ( non esiste un vero e proprio check-in ) ad aspettare il nostro turno per prendere il primo volo disponibile ( Air Seychelles ) per l'isola di Praslin. Quando fu il nostro turno ci imbarcammo sul nostro Twin Otter da una ventina di posti ( non assegnati ) e partimmo. Simpatico fu vedere che alla guida c'era una bella ragazza di colore dal sorriso smagliante, magra e minuta dell'apparente età di 18-20 anni con la sua divisa e gli scarponi sproporzionati...il volo fu perfetto e fu quasi esilarante quando, appena atterrati, vedemmo la ragazza che per la bassa statura dovette quasi scivolare in fondo al suo sellino per appuntarsi con i piedi sui due freni e fermare definitivamente l'aereo ! Una volta scesi a Praslin con un autobus raggiungemmo un porticciolo abbastanza desolato dove una barca di dimensioni ragionevoli dopo una mezz'oretta arrivò, sbarcò il suo carico umano e ripartì con noi a bordo alla volta dell'isola diLaDigue, nostra prima meta di soggiorno. Il mare era piuttosto mosso e la barca ( che comunque reputai sicura ) ondeggiò parecchio nei 40 minuti di navigazione. Consiglio ai deboli di stomaco un bel travelgum ( o simili ) e consiglio di non lasciare il bagaglio sul ponte ( meglio tenerlo in braccio ) perchè in questi casi l'acqua marina entra ed esce dalla barca in continuazione ! bagnando tutto ciò che si trova ad altezza "ponte". Arrivati a La Digue un mezzo ci portò in albergo, il La Digue Island Lodge, uno delle sistemazioni meno economiche e più di lusso, ma anche l'unica che ci poteva fornire un buon servizio per visitare le migliori parti dell'isola ( escursioni, affitto biciclette, cartine e soprattutto "dritte" da parte della reception sui posti migliori da visitare "autonomamente" ).La Digue Island LodgeQuesto albergo è infatti il punto di riferimento di tutta l'isola, per esempio per l'affitto delle mountain-bike che sono l'unico mezzo di spostamento "libero" per noi stranieri ( abbastanza a buon mercato...sconti per chi le affitta per più giorni ). Infatti nell'isola è vietato l'uso di qualsiasi mezzo a motore che non sia di pubblica utilità ( trasporto bagagli o soccorso ) e quindi c'è un prolificare di biciclette e carretti trainati da buoi. Anche le strade ( ad eccezione di poche centinaia di metri lastricati nel centro del villaggio ) sono tutte sterrate.
Vi voglio subito premettere che La Digue è a mio avviso l'unica isola veramente bella e "tropicale" ( nel senso estetico della parola ) che valga la pena del viaggio lungo e costoso dall'Italia. E' un isola, per chi viene alle Seychelles, da non perdere assolutamente. Consiglio a tutti di soggiornarvi almeno tre notti, ma nell'impossibilità di farlo voglio ricordare che esistono escursioni giornaliere da Praslin.
Premessa: alle Seychelles capita spesso anche negli alberghi che si avvicini qualcuno con fare enigmatico per proporti un cambio " a nero " dei vostri dollari a tassi maggiori ( e quindi convenienti ) di quelli ufficiali e di molto, moltissimo convenienti rispetto i cambi degli hotels. E' bene sapere che è illegale ( anche se non c'è controllo ); se lo fate ricordatevi di non "sventolarlo ai quattro venti" e sappiate che i soldi cambiati "a nero" non avendo ricevuta non si possono poi ricambiare alla fine della vacanza...quindi o vi procurate una ricevuta ( magari di un vostro precedente cambio ufficiale ) oppure li dovete spendere tutti !
Il primo giorno affittammo subito le biciclette ( per tre giorni ) e una volta procurata poca valuta locale esplorammo le varie stradine interne dell'isola. Niente di speciale a parte un breve acquazzone tropicale. Sapevamo che il punto "forte" erano le spiagge...anzi "la spiaggia". Non tanto quella di fronte l'hotel ( Anse Reunion...dall'aspetto anonimo ), quanto quella verso Sud-Ovest ( raggiungibile in poche decine di minuti in bicicletta ): Anse Source D'Argent ( dove finisce il viottolo transitabile...poi chi vuole proseguire come ho fatto io verso Anse Pierrot deve abbandonare la bici ed arrampicarsi... ). Per arrivare ad Anse Source D'Argent ( la spiaggia più fotografata del mondo...ma mai affollata... )
bisogna pagare un piccolo pedaggio di 10 rupie perchè bisogna entrare in una proprietà privata, una specie di azienda agricola/agriturismo ma ne vale la pena !. Acquistammo dunque il biglietto per comodità in Hotel ( ma si poteva fare anche in loco allo stesso prezzo ) e ci dirigemmo verso Sud con il cesto della bicicletta pieno di materiale fotografico, asciugamani, borraccia, k-way ed attrezzature da snorkeling . Stando attenti a non sbagliare strada ( ci sono degli incroci sterrati che possono indurre in inganno ) e seguendo sempre il lato destro verso il mare ( che però non era a vista ) arrivammo di fronte un cancello. Qui ci controllarono i biglietti ed entrammo nella struttura privata all'interno della quale passava la stradina. Era mattina prestissimo ( volevamo essere i primi per scattare migliori foto ) e fu molto interessante. Infatti nella silenziosa e quasi deserta struttura agricola c'erano tante cose interessanti da vedere prima di arrivare al mare. Innanzitutto la lavorazione della "coprah", una polpa derivata dalla noce di cocco. Era ancora ricavata con metodi di un altro secolo ( quello coloniale ) con macine di pietra mosse dalla forza "bovina", raccoglitrici sorridenti intente a cantare e così via...un salto di 100 anni a poche pedalate dalla civiltà. Lungo il viottolo potemmo anche ammirare un gruppo di centenarie ed enormi tartarughe delle Seychelles molto simili a quelle delle Galapagos ( non cavalcatele...vi prego ! ) e di fronte, tra alcuni bungalows desolati, la casa di Emanuelle, dove fu girato l'omonimo film erotico degli anni '70.
Altre cose da vedere: un antico cimitero e le piantagioni di vaniglia. Usciti dalla proprietà privata incominciammo a vedere le prime rocce granitiche, massi isolati che formavano lungo la stradina a tratti cementata, a tratti sabbiosa ( dovetti scendere dalla bicicletta ) gallerie naturali e scenari molto suggestivi...e poi finalmente il mare. Posso senz'altro mettere questo tratto della costa tra i migliori che abbia mai visto, belli da vedersi, unici da fotografare. Molti documentari, film e spot hanno preso da questi luoghi i loro migliori scenari...

Aggiornamento 2009: Noi abbiamo raggiunto varie spiaggette con la bicicletta ma mi hanno detto che adesso non è possibile, bisogna lasciarla nella fattoria in un apposito parcheggio e proseguire a piedi.

Incontrammo lungo la strada tantissime calette e spiagge dove ci appartammo in perfetta privacy. Solo dopo qualche ora vedemmo qualche turista girovagare qua e là, nonchè una troupe che girava un servizio di moda...ma le spiagge non si affollarono mai...anzi ! Occhio dove si lascia la propria attrezzatura prima di farsi un bagno ! L'isola è sicura da ladri ma il paesaggio con anfratti granitici molto simili tra loro e la repentina alta marea gioca brutti scherzi. Infatti feci molta fatica ( la corrente mi aveva fatto deviare di molto durante il nuoto ) a ritrovare il punto dove avevo lasciato gli zaini ( e "bici"...termine capito ed usato dai Seychellesi ) anche perchè nel giro di pochi minuti era cambiato ( per la marea ) il paesaggio ( zaini bagnati nonostante l'avessi lasciati distanti dalla riva e su una roccia ! ). Fu comunque bellissimo passeggiare nelle acque basse e cristalline di Anse Source D'Argent e scoprire archi, fenditure, corridoi e piccoli labirinti nelle rocce, tutte di forme particolari talvolta colorate a strati, affogate nella sabbia più bianca ed accecante del mondo e tra le quali spuntavano incastrate a forza le tipiche palme da cocco in un quadretto così perfetto da sembrare quasi prefabbricato, lo stereotipo ideale dell'aggettivo "tropicale". Provai anche a fare snorkeling. I fondali bassi e particolari ( le isole principali delle Seychelles hanno generalmente i fondali divisi in zone ben precise : prima la sabbia, poi una fascia di alghe verdi e solo in fondo se presente un primo strato di corallo, la vera e propria barriera si trova molto lontano dove si rifrangono le onde, raggiungibile solo in barca ) non furono il massimo anche spingendomi parecchio a largo.
Anse Source D'Argent a La DigueLa fauna selvaggia fuori dall'acqua era formata da grandi granchi blu sulla sabbia ed enormi pipistrelli diurni ( pipistrelli della frutta ) in cielo, piatto tipico delle Seychelles oramai purtroppo servito solo nei ristoranti più costosi in umido a mò di spezzatino ! ( per assaggiarlo chiedere "fruit bat" ). Un altro animale innocuo ma che può impressionare fu la il "ragno della seta" (Nephila madagascarensis). Trattasi di ragnoni di una quindicina di centimetri e più, dalle grandi ragnatele ( in America ragni di questa specie vengono usati per la produzione di fibre industriali ad alta tecnologia ) dotati di unghie appuntite...no problem !
Inutile dirvi che i muri esterni e talvolta interni erano tappezzati di notte dai tipici e famosissimi gechi tropicali, molto più "plastici" e graziosi di quelli europei.
Pochi pesci tropicali e pochi coralli colorati anche se fotografai una grande testuggine marina intenta a riposarsi aggrappata ad uno scoglio con il carapace sommerso e la testa fuori dall'acqua per respirare.
Alle Seychelles però c'erano delle varianti. Oltre ai tipici gechi tropicali color marroncino chiaro dal singolare verso notturno "tsz! tsz!" ( tipo il "no" siciliano ! per capirci ) c'erano altri gechi endemici di questo arcipelago. Il più comune ( mi entrò in stanza a Praslin ) fu il "geco verde", un bel gecone di taglia gigante esclusivamente diurno di un spettacolare verde ramarro acceso ed il geco scuro ( più raro e più tipico della Vallee de Mai ) che in genere caccia sugli alberi evitando le abitazioni. Per chi non sapesse cosa sia un geco : sono piccoli e graziosi rettili di forma vagamente simile alle lucertole, da noi si vedono correre le sere d'estate sui muri esterni delle case catturando insetti.
Finito il "piatto forte" dell'isola...ma che avete capito ? intendevo Anse Source D'Argent ci dedicammo alla faticosissima esplorazione del resto delle coste ( un giro tutte salite e discese...consiglio solo ai ciclisti più allenati ! ...io sono morto di fatica ! ...per non parlare delle netta sensazione di sodomia ).
Partendo dal lato Ovest di La Digue ( dove sorgeva il La Digue Island Lodge, vicino la banca ) proseguendo verso Nord e quindi girando l'isola in senso orario incontrammo: l'azienda turistica locale (Mason Travel), l'ospedale, un'altra banca, il porto, l'ufficio postale, AnseSevere( spiaggia di sabbia ), una salitona a strapiombo ( punta dell'isola ), Anse Gaulettes ( ad Est dell'isola e caratterizzata da fortissime correnti che impediscono il nuoto ), Anse Grosse Roch, Anse Banane, Anse Fourmis e...fine della strada asfaltata...siamo dovuti tornare indietro ( l'isola non si può girare per intero ! almeno in bicicletta...se invece si fa trekking non c'è problema ). Raggiungibili con viottoli interni semi-montani ( farsi dare una fotocopia della mappa dell'isola ) Anse Cocos, Petite Anse e Grand Anse che sono tre spiagge molto belle ( attenzione alle correnti marine ) situate a Sud-Est.
Altre escursioni possibili a La Digue sono: l' isolotto di Cocos ( a 15 minuti di motoscafo ): ottima per lo snorkeling ( che si può fare anche nel reef di fronte all'albergo, solo con barca ) e le gite agli isolotti vicini di "Sorella minore", "Sorella maggiore", "Felicità" ( 310 rupie ) , nonchè le classiche escursioni di mezza giornata con battelli ( vicino l'isolotto della Felicità ) a fondo di vetro ( 160 rupie ). Prezzi del 1999.
Qualche giorno più tardi riprendemmo l'imbarcazione per tornare ( e questa volta soggiornare ) a Praslin e più precisamente al Paradise Sun Hotel. L'hotel era abbastanza lussuoso e molto turistico. In effetti devo ammettere che diversamente da quanto speravo, le ferie passate alle Seychelles furono in assoluto le meno "avventurose", le "meno culturali" e le più "di massa"...ma non per questo meno adatte a "staccare la spina" dalle 12/14 ore di lavoro continuato e quotidiano alle quali sono abituato. C'era tanta gente ovunque ...anche se le spiagge di Praslin ed in genere di tutto l'arcipelago rimasero sempre abbondantemente più vuote delle spiagge italiane o egiziane. La nostra stanza numero uno dava direttamente sul mare, alla destra del promontorio, sopra la piscina per il Padi. Sulla spiaggia c'era una struttura supplementaria dove organizzarono molte volte dei banchetti esageratamente luculliani a base di carne e pesce, piatti creoli e piatti europei, grandi cernie e pastasciutta, aragoste e salmone...un'incredibile varietà di piatti. Molto deludente la serata di "gran galà" a base di assaggini francesi formato microbo ( ...della serie: datemi un panino che ho nuotato tutto il giorno ! ).
Una vacanza di relax per turisti non viaggiatori ( ognuno di noi ha i suoi scheletri nell'armadio... ).
Come giusta punizione per aver scelto di fare il "salamone" a Praslin d'Agosto mi piovve tutti i giorni con scrosci potenti ma per fortuna brevi ogni mezz'ora !!! Questo non mi impedì di esplorare lo stesso l'isola...anzi diede alla faccenda una parvenza di avventura ( quando pioveva lo faceva proprio bene !!! ) che mi riscattò un poco dalla reputazione di "salamone" che in questo vacanza mi ero appioppato !
L'hotel sorgeva sul lato finale della chilometrica spiaggia bianca di Anse Volbert ( o Cote d'Or, dove sorgevano anche altre strutture turistiche ), ottima per le passeggiate mattutine. Di fronte, due isolette, una teoricamente raggiungibile con la bassa marea anche a piedi ma interdetta ai turisti comuni ( isola privata super-esclusiva ) ed un'altra ( St. Pierre ) raggiungibile via barca ( 2 minuti ), quasi uno scoglio sormontato da arbusti, dove gratuitamente si poteva essere portati per praticare un modestissimo snorkeling. Durante la piogge fitte, scomparvero completamente dalla nostra vista affogate nel color piombo uniforme dell'umido paesaggio mare/aria/cielo.
Lungo al spiaggia si potevano organizzare le escursioni marine, in particolare vi consiglio il diving/taxi boat center poco più in la dell'hotel ( il centro si chiamava Sagittarius Taxi Boat Charter ed era gestito dal solito ex-belloccio di tarda età ,dalla fluente chioma "full-treccine", tutto ex-muscolo ed avventuriero del mare di giorno e sciupa-turiste, sole ed abbandonate, di notte ! ).
Il centro offriva le migliori escursioni come gite ( intera giornata ) a Curieuse Island ( 150-250 rupie a seconda della "pappa" ), alle "sisters islands" con "refreshments ( 350 rupie ) oppure ( mezza giornata o meno ) escursioni di snorkeling alle "sorelle", all'isola di Cocos o all' isola di Cousin ( tutte da circa 200 rupie ed una mezz'oretta di motoscafo veloce ) od ancora passaggi per Anse Lazio ( "la spiaggia" di Praslin, 100 rupie ) o per La Digue ( per chi non vi soggiorna, 175 rupie, bicicletta inclusa ).
Ovviamente l'offerta era completata da battute di pesca, sia "d'altura" che "al traino".
Purtroppo il clima "inclemente" mi impedì lo snorkeling autonomo "da riva". Infatti il mare agitato ( insieme alle pioggia ), miscelò le sabbie finissime dei fondali generando anche a largo un liquido lattiginoso nel quale non riuscii,  attraverso la maschera, neanche a vedermi le mani !!!.
Qualche snorkellata ( di pessima qualità a causa della sospensione farinosa ) riuscii a farla solo ad Anse Possession, una spiaggia più riparata di altre dove la barriera corallina era più vicina alla costa. Per arrivarci camminai una decina di minuti a piedi dal Paradise Sun entrando all'interno della proprietà privata del residence la Riserve. Nessuna paura, alle Seychelles è previsto entrare nelle proprietà private quando queste impediscono l'accesso al mare. Anzi nel residence in questione c'erano addirittura i parcheggi per i "visitatori". L'importante, una volta arrivati nella piccola spiaggetta alberata, è rispettare gli spazi ( alcuni liberi, alcuni vietati con tanto di cartello ! ).  Nuotando verso il centro-sx della baia nell'acqua bassa ( sotto la pioggia ! ) incontrai molti banchi di corallo con relativi pesci colorati ( visibilità 2-3 metri ). Le altre "Anse" erano peggio. Per visitare meglio l'isola ( nella quale, a differenza di La Digue, erano permessi i mezzi privati a motore ) decidemmo di affittare per 150.000 lire al giorno una piccola auto coreana ( la nostra patente è Ok ! ). Molto più comuni ( ma ci volevano 50.000 in più ) le mini-moke e soprattutto le Suzukette fuoristrada. Vi consiglio di chiedere con insistenza l'assicurazione ( negli altri paesi in genere è obbligatoria ) perchè per farvi risparmiare ( altro cinquantone ! ) non ve la vogliono fare...ed effettivamente non la fa mai nessuno...ma in vacanza in un paese lontano è meglio eccedere in prudenza ! Impossibile perdersi: in tutta l'isola c'è solo una strada che costeggia il mare ed un'altra che taglia all'interno al Vallee de Mai da Grand Anse a Baie St. Anne. Attenzione alla strada costiera perchè è strettissima spesso con pendenze al limite del ribaltamento, per non parlare di ponti e strapiombi. Tenete conto che la guida è inversa alla nostra, quindi oltre a tenere la sinistra dovete cambiare con la mano sinistra ! ( il volante è infatti a destra ); per fortuna il traffico è scarsissimo ! Occhio all'unico semaforo posto in corrispondenza della pista di atterraggio/decollo dell'aeroporto ( infatti quando gli aerei sono in manovra per motivi di sicurezza non si può passare, tipo passaggio a livello per aeromobili ! ).
Girammo l'isola in poco tempo ( è proprio piccola ) ed oltre le solite tappe fotografiche facemmo tre tappe. La prima all'acquarium vicino l'aeroporto ( la sconsiglio ), uno spoglio negozio con entrata a pagamento spacciato per acquario per la presenza di alcune vasche da allevamento con acqua nera ( quasi impossibile vedere i pesci ) dove crescevano stelle marine, rocce vive, pesci pappagallo, un piccolo squalo nutrice e poco altro a scopo commerciale-acquariofilo.Anse Lazio a PraslinLa seconda tappa ( obbligatoria ) fu ad Anse Lazio ( l'ultimo tratto di strada non è asfaltato, non parcheggiare subito ma andare sino quasi in spiaggia ). La famosissima Anse Lazio è considerata la spiaggia più bella di Praslin ( il che non vuol dire che si sviene a vederla ! ). E' una spiaggia di sabbia bianca con dietro un corso d'acqua tranquillo ( con negozio di souvenirs annesso ) e davanti un mare azzurro, battuto tutto l'anno dalla risacca. Infatti è famosa perchè si viene a giocare con le onde di 3-4 metri che ordinatamente si abbattono in questo punto senza particolare pericolo per i bagnanti che si divertono a rincorrerle. Al centro una formazione granitica battuta dalle onde sulla quale stanziano un paio di "perioftalmi" (pesci che vivono per molto tempo fuori dall'acqua dotati in alcuni casi come questo di pinne a "ventosa" con le quali riescono a muoversi agilmente, saltando da una roccia all'altra !).
Nessun venditore, nessun bar !
Sulla spiaggia ricca di graniti e ampi spazi sabbiosi un gruppo di "rasta" giocava a pallone. Immancabile la "solita" troupe cinematografica ingaggiata chissà per quale servizio. Un acquazzone più forte del solito spezzò l'incanto e corremmo in auto ! Finito lo scroscione andammo, costeggiando un fiumiciattolo pieno di grandi granchi, verso il negozietto nascosto ( non troppo ) tra i cocchi. Entrammo e....mamma mia che prezzi !!! per un attimo pensammo di essere tornati in Polinesia Francese. Comprammo solo una maglietta ( per mia moglie...oramai una collezionista ! ) ed un portachiavi per le chiavi di una mia "futura" auto.
La terza tappa ( sempre obbligatorissima ) fu la Vallee de Mai.
La valle è visitabile tramite una economica escursione oppure in maniera autonoma. Nel primo caso è assicurata una guida ( se siete un pò documentati non serve...in pratica se state leggendo il mio articolo non vi serve ! ), nel secondo caso o andate da soli o vi accodate ad un gruppo ( tanto in ogni caso le guide sono in lingua inglese o francese, mai in italiano ! ).
Che cos'è la Vallee de Mai ?...ve lo spiego :
La Vallee de Mai è una delle più piccole aree al mondo ad essere dichiarata Patrimonio Naturale Mondiale Unesco.
Si tratta di una piccola valle al centro della riserva naturale di Praslin ed è luogo d'origine e di crescita della grandiosa e pluri-centenaria palma del "coco de mer". La foresta di palme è quanto rimane delle lussureggianti foreste preistoriche al tempo del continente chiamato Gondwana, quando le Seychelles erano tutt'uno con il Madagascar, Africa ed India.
Le Seychelles si scissero dal continente circa 65 milioni di anni fa e ciò permise un' evoluzione animale e vegetale unica al mondo. Fino al 1930 era ancora una foresta vergine, poi fu acquistata da un privato che ne fece la sua residenza abbellendola con un edificio e con giardini botanici ( soprattutto alberi da frutto ). Nel 1948 tornò al governo in quanto necessaria per la raccolta delle acque di Praslin e nel 1966 divenne parco protetto; a questo proposito si cercò di rimuovere tutte le specie importate infestanti per farla tornare più naturale possibile.
Che cos'è il Coco de Mer ?
Da sempre questa pianta è stata oggetto di miti e leggende sia alle Seychelles che nel resto dell'Oceano Indiano dove occasionalmente è arrivata via mare ( io stesso ho sentito antiche storie nello Sri Lanka, dove è pure coltivata nell'orto botanico di Peradeniyaa Kandy). I motivi di tanto clamore furono causati dal fatto che fu prima scoperto il frutto femmina e poi solo dopo tanto tempo la pianta madre e dal fatto che il i frutti maschili e quelli femminili hanno forme molto suggestive ( crescono su palme sessualmente ben distinte ). Il frutto femmina contiene i semi ( i cocchi ) più grandi al mondo ( fino a 20 kg ). Potete immaginare quanto sia pesante un grappolo di questi semi !!! Caratteristica la forma simile alla "parte bassa" di una donna, pube ( davanti ) e natiche ( dietro ) comprese ! Se poi aggiungiamo che la pianta maschile produce frutti simili ad enormi falli potete comprendere perchè si siano formate tante leggende, molte delle quali legate a divinità della fertilità. E' vietato raccogliere i frutti, ma dietro un certificato rilasciato dallo stato, i negozi per turisti possono vendere ( a carissimo prezzo ) il frutto femminile ( talvolta anche quello maschile ) da appendere in casa.
Arrivammo in brevissimo tempo all'entrata della "Vallee de Mai National Park" riconoscibile sia perchè in quel tratto di strada interna ( cioè che lasciava la costa ) non c'era nient'altro, sia per le strutture di legno ( tipiche di tutti i parchi nazionali del mondo ) con annesso parcheggio, bar e rivendita di souvenirs. Non c'era per fortuna molta gente ...anzi era praticamente quasi deserta !
Pagammo il biglietto e accodandoci ad una guida entrammo nel folto della foresta. Essendo da poco piovuto i viottoli terrosi erano molto scivolosi. Arrampicandoci lungo i percorsi segnati potemmo vedere molti rigagnoli che si riunivano in un ruscello principale e verso Sud-Est ( rispetto l'entrata ) una cascatella. In cima alla collina ( belvedere ) si potè ammirare la panoramica del luogo ! Oltre ai fittissimi Coco de Mer, tanto fitti da far entrare a forza la luce, vedemmo anche altri alberi endemici come palme e pandani seychellesi. Tra i vegetali introdotti rimasti spiccava il Jackfruit, simile all'albero del pane, filodendri e molti altri rampicanti . Lungo il percorso la gente raccolse una serie di semi rosso scarlatto simili a quelle pastiglie colorate al cioccolato che si vendevano in Italia dentro i tubi di cartone. Ci spiegarono che avevano la particolarità di rimanere dure e colorate a vita senza marcire e che per questo venivano usate un tempo per fabbricare bottoni o per adornare manufatti.
Fra gli animali: qualche granchio d'acqua dolce, qualche geco, molti uccelli ( tra cui i rari pappagallini neri ), rane, lumache giganti, pipistrelli della frutta, etc.
Da Praslin tornammo a Mahè con un volo locale Air Seychelles ( con un Pilatus Britten-Norman BN-2 Islander, 9 posti ! ), una simpatica "zanzara" bimotore, mono pilota. Ricordo che per entrare non potemmo aprire bene gli sportelli perchè sbattevano contro le eliche ferme e per sistemarci abbassammo le poltrone come nelle auto con due sole portiere. Un posto passeggero era disponibile persino a fianco del pilota dove c'erano i doppi comandi. Un sorriso, un cenno di Ok e senza ricordare di allacciare le cinture partimmo dolcemente. La sensazione non fu quella di stare in aereo bensì in automobile !
Forse privo di emozioni forti, ma senz'altro positivo, fu il bilancio della nostra permanenza in questo arcipelago che terminò il 17 Agosto col il volo Air Seychelles HM055 verso Mauritius.