L'antica cultura Polinesiana e le sue leggende.
tikiLa cultura Polinesiana risale a millenni fa e rappresenta oggi un "fossile sopravvissuto" alla colonizzazione religiosa causa della sparizione apparente di molte credenze, costumi, leggende e storie mitologiche. Per fortuna una parte di questo patrimonio non sparì e rimase clandestino (e fu praticato nonostante i divieti) tramandato per via orale di padre in figlio fino ai primi del novecento quando poté di nuovo uscire alla luce del sole. Attualmente si esprime nei canti, costumi e danze e all'apparenza può sembrare "materiale per turisti"; in realtà la cultura Polinesiana pur essendo sfoggiata nei vari resort ed hotel rimane viva e vera nell'animo degli abitanti e sempre più con forza emerge nelle manifestazioni, feste, scuole, cerimonie come parte integrante dell'identità di un popolo fiero delle proprie origini...quindi quando la sera, magari a tavola, vedrete uno show, uno spettacolo di folclore non pensiate sia come in molti altri luoghi della terra un surrogato per intrattenere i vacanzieri ma molto...molto di più !
La prima espressione di questa cultura è senz'altro la danza, l'Ori Tahiti più famosa con il nome di Tamurè, una danza che alterna momenti calmi a momenti sfrenati, molto sensuale, fatta di elementi di pura bellezza: dai costumi alle persone vere e proprie accompagnata da una serie di strumenti soprattutto a percussione. Una danza accompagnata da un linguaggio fatto dal movimento delle mani e del resto del corpo e dalla mimica facciale (soprattutto la bocca) nonché talvolta dai canti mitici.
Tra gli strumenti ricordo l'Ukulele, una piccola chitarra che ha per cassa armonica un guscio di noce di cocco, il Pu ovvero la conchiglia gigante nella quale si soffia per generare un suono simile ad una sirena di una nave, il Toere, un tronco scavato e percosso verticalmente con un bastone ed il Pahu, un tamburo da suonare con le mani formato da un tronco scavato ricoperto ai lati di pelle di squalo.
I costumi dei ballerini forse sono stati gli elementi più difficili da tramandare tant'è che quelli che si vedono oggi non rappresentano l'intera gamma esistita...le rigide e bigotte imposizioni religiose li vietarono sopra ogni cosa a favore di tuniche molto caste. Sono arrivati fino ai giorni nostri i gonnellini in fibra vegetale (More), i reggiseni in guscio di cocco (quando li usavano...raramemte), le varie cinture, parei (Parau) molto usati anche nella vita attuale di tutti i giorni sia dagli uomini che dalle donne (ci sono scuole e corsi per indossarli nelle mille maniere), i copricapi sgargianti in piume (Taupoo) e ovviamente i vari ornamenti fatti con i fiori. Anche nella vita quotidiana non manca mai un fiore nei capelli o all'orecchio !
In questo capitolo voglio raccontare la cultura polinesiana narrando qualche leggenda in genere legata alla religione ed ai miti quali eroi, dei e semidei.  L'olimpo Polinesiano era formato da una miriade di dei buoni e cattivi in eterno conflitto tra loro o con gli uomini generati (anzi derivati) come anche tutti gli elementi dell'universo, uomo compreso, da un super dio principio di tutte le cose: il dio Ta'aroa. Tra gli elementi più simbolici di questa religiosità (o almeno quello che si è salvato dalle distruzioni ad opera dei missionari) vi sono i Tiki, le statuette in pietra o in legno che rappresentavano un tramite tra l'uomo ed l'ultraterreno e che potevano ospitare uno spirito di un dio protettore o di un antenato ed i Marae, ovvero i templi dove si tenevano le cerimonie religiose all'aperto più importanti (sacrifici umani compresi), luoghi sacri di pietra, ghiaia e sabbia da tenere in massimo rispetto
come un tabù. Alcune leggende narrano di uomini poco rispettosi nei confronti dei Marae che per questo si ammalarono e addirittura morirono.
Benché politeista e all'apparenza primitiva la religione polinesiana aveva molti punti in comune con quella cristiana e per questo motivo (e per alcune profezie avveratesi con i primi contatti con i bianchi come l'annuncio dell'arrivo di un dio a bordo di una grande barca con le vele bianche) i missionari non trovarono molta resistenza. 
La genesi del mondo: la natura, gli dei, gli uomini e gli eroi.
L'inizio: All'inizio di tutte le cose, quando l'universo ed il tempo non esistevano vi era solo un'entità, Ta'aroa (l'Unico, il Creatore di se stesso) che viveva chiuso in una conchiglia in piena solitudine. Fu proprio questa solitudine che lo spinse a creare il mondo decidendo di trasformarsi lui stesso in tutte le cose. Spezzò la sua conchiglia ovale immersa nel nulla e creò con i suoli pezzi le rocce e la sabbia, poi con la sua colonna vertebrale generò le catene montuose, con le sue lacrime formò oceani, laghi e fiumi, con le sue unghie creò le squame dei pesci ed i carapaci delle tartarughe, le sue piume divennero vegetazione (escluso gli alberi) ed il suo sangue pitturò arcobaleni e crepuscoli.

Gli dei: Poi chiamò gli artigiani generati da lui stesso e diede loro il compito di scolpire la prima divinità: Tane che creò il firmamento, la luna ed il sole. Seguirono divinità di rango minore come Ru, Maui, Rangi, Hina ed altri.
Ru si mise subito all'opera costruendo con un grande tronco una gigantesca canoa, fissò la vela e mise la sorella Hina sulla prua per aiutarlo nell'avvistare nuove terre e viaggiò per tutti gli oceani. A lui si deve la divisione dell'orizzonte in dodici parti che permise ai Polinesiani di navigare in lungo ed in largo senza perdersi.

Le isole Polinesiane: Maui, decise di radunare tutte le isole Polinesiane che all'inizio del tempo erano dei pesci in movimento sparsi per l'oceano. Quindi calò la sua piroga in acqua e con i fratelli andò a pesca. All'inizio non riuscirono a catturare nulla ma poi mentre i fratelli dormivano, Maui decise di cantare per attirare meglio i "pesci" sul suo amo e ci riuscì riunendoli tutti in una rete. Quando catturò il più grande, che corrispondeva all'isola di Tahiti, i fratelli si risvegliarono di soprassalto destati dal dimenarsi del grosso pesce e gridarono "attento Maui, quella è un isola, non un pesce !"  Le grida fecero agitare tutti gli altri pesci-isola catturati che spaventati ricaddero in acqua; fallì quindi per sempre il tentativo di riunire la Polinesia in un unica terra.

Il giorno e la notte: Maui fece altre imprese come pescatore-cacciatore. Ta'aroa quando aveva creato il mondo aveva fatto un piccolo errore, aveva regolato il percorso del sole (Ra, lo stesso nome Egizio ?!) troppo veloce e quindi le giornate duravano pochissimo creando non pochi problemi nell'andamento delle attività umane da quelle più complesse come la pulizia dei Marae (altari sacri) a quelle più semplici come mangiare. Anzi proprio quest'ultima occupazione creava molti problemi in quanto per affrettarsi gli umani non accendevano più i forni tahitiani e mangiavano tutto crudo facendo insorgere infezioni alla bocca. Allora intervenne Maui che fabbricò con le liane e la corteccia una enorme trappola irrobustita da un capello della sorella Hina e si appostò all'orizzonte. Non appena spuntò il sole lanciò la sua trappola a mo' di rete e catturò il sole; questo sentendosi legato iniziò a dibattersi come un pazzo e per liberarsi aumentò la sua temperatura bruciando le terre, facendo ribollire il mare ed incenerendo le liane e le cortecce della trappola, ma il capello di Hina rimase intatto ed il sole non riuscì a liberarsi. A questo punto fece un patto con Maui: la sua liberazione in cambio di un percorso più lento ovvero giornate più lunghe e così si formò il giorno della durata che conosciamo noi.

Gli alberi: Quando Ta'aroa creò dalle sue piume la vegetazione non si crearono gli alberi; questi infatti furono generati dai corpi sepolti dei primi uomini. Ogni albero deriva da una parte del corpo: il Taro (una specie di patata) deriva dai piedi, il Ti dalle tibie, l'Albero del Pane (uru) dall'addome, la Palma da cocco (haari) dalla testa, l'Ape dalle cosce e le foglie dall'intestino, l'Ibisco (aute) dai volti dei grassottelli, il Nono (albero dai frutti traslucidi miracolosi usati come rimedio medicinale universale) dal cerume delle orecchie, l'Hotu dal cuore, il Banano (meia) dalla trachea, il Castagno Tahitiano (mape) dai reni, le Felci arboree (nahe) dai reni...e così via ! Ogni albero ha la sua leggenda; per citarne una quella dell'Albero del Pane.
In un tempo lontano sull'isola di Raiatea (l'isola sacra per eccellenza) viveva una famiglia. Durante una prolungata siccità non aveva nulla da mangiare, tutto esaurito a causa della carestia. Allora Ruata 'ata (Uomo buca) per non far morire di fame i suoi figli e la moglie Rumau 'arii (Verità senza inganni) si sacrificò e si trasformò nell'albero del pane che sfamò la famiglia e in seguito (espandendosi il prezioso albero nelle altre isole) anche il resto degli uomini.
Ma talvolta un albero può avere anche più leggende che spiegano la sua apparizione non necessariamente legata ad un organo del corpo; è l'esempio del banano.
Hina passava tutto il tempo a battere la tapa (un tessuto in fibra vegetale che tuttora si ottiene "battendo" forte delle foglie) disturbando il dio Ta'aroa che per questo mandò dei suoi messaggeri a chiederle di smettere. Poiché Hina continuò con la sua rumorosa attività, Ta'aroa ordinò ai suoi messi di darle una violenta legnata che la scagliò sulla Luna. Su questo satellite viveva un albero sconosciuto: il banano. Hina durante le sua nuova esistenza sulla Luna (per questo Hina fu anche proclamata "protettrice dei viandanti" rischiarati dalla luce lunare) salì sul banano e per errore staccò un casco di banane con i piedi...il casco cadde sulla terra e da quel momento la pianta crebbe in abbondanza.tapa

Gli uomini e gli Eroi: Nella notte dei tempi l'uomo non esisteva; Ta'aroa decise quindi di crearlo nella parte inferiore del mondo diviso in sette piattaforme. L'uomo ebbe così successo nel suo mondo che si riprodusse copiosamente così come le piante e gli animali che vivevano con lui tant'è che quando la piattaforma più piena gli uomini si aprirono un varco in quelle superiori andandole ad occupare tutte.
Tra tutti gli abitanti della terra, Pai un ragazzo divenuto orfano da giovanissimo, destò gli interessi e la compassione di Ta'aroa.
Allora il Creatore andò dal ragazzo accompagnato da due ancelle: Pape Rurua e Pape Hau (rispettivamente Acqua Nascosta ed Acqua Fresca) che avevano in mano una cintura di Tapa (la tipica stoffa polinesiana in fibra vegetale battuta) e lo avvolse con questa stoffa donandogli la protezione degli dei. Da quel momento ogni volta che Pai indossava la cintura otteneva una forza sovrumana che utilizzò subito per sradicare un robusto albero protetto da due terribili sciamani che gli serviva per fabbricarsi una potente lancia; con la lancia uccise gli sciamani e con le ossa delle loro braccia adornò l'arma che divenne per questo magica. Con una lancia magica ed una cintura che gli conferiva forza divenne invincibile, divenne il primo di una lunga serie di eroi.
Tra questi Hiro, uno degli eroi più ammirati dai Polinesiani nonostante la sua fama di ruba donne, scavezzacollo, ladro e attaccabrighe... ma in Polinesia a chi aveva la prestanza fisica ed il coraggio venivano perdonate tante cose !.
Di lui si narrano gesta come il tentativo di rubare una montagna o la formazione del lungo e stretto canale di mare che separa in due l'isola di Huahine ad opera della prua sua canoa o ancora dell'uccisone di un terribile e sanguinario cinghiale.
Continua la saga degli eroi con Pahero'o, un guerriero dell'isola di Raiatea. Questo guerriero era tanto brutto quanto valoroso e tutte le ragazze lo prendevano in giro. Un giorno fu chiamato a Huahine a rovesciare il potere di una famiglia regnante e la sua vincita fu tanto schiacciante che le donne non lo beffeggiarono più, anzi lo ammirarono e una di loro lo sposò dandogli una figlia: Teroro. Quando l'eroe fu vecchio si ritirò a Raiatea continuando a battersi con i nemici grazie all'aiuto della figlia che con la voce aiutava il padre oramai cieco nel combattimento...finchè non capitò come avversario un giovane di bello aspetto Pahero'o che fece innamorare Teroro. Innamoratesi del ragazzo non aiutò durante il combattimento il padre che mancò la mira con il suo giavellotto venendo subito dopo colpito a morte. I due giovani si sposarono e vissero felici e contenti.

La morte: all'inizio la morte non esisteva. Tane cercava una sposa ma nonostante i vari approcci non aveva successo, infatti era stato respinto dalla madre e quando aveva tentato di accoppiarsi con gli elementi della terra aveva generato solo montagne od orribili anguille. Allora gli fu consigliato di creare con la terra rossa di Tahiti un fantoccio dalle sembianze di donna che divenne vivo dopo che Tane le soffiò attraverso gli occhi, il naso e la bocca un alito vitale; si accoppiò con la donna (la "Vergine della Sabbia") e generò una figlia che venne chiamata "Vergine dell'Alba" e con la quale si sposò. Tane tenne segreto alla propria moglie che era anche sua figlia fino a che non lo venne a sapere. La vergogna per l'incesto fu tale che la ragazza scappò e si rifugiò nel regno delle Tenebre (Po) giurando a tutti: "rimarrò nel regno dei morti ma sarò sempre tra voi cercando di tanto in tanto di attiravi"...la Vergine dell'Alba fu quindi ribattezzata Vergine delle Tenebre e da allora rappresentò la morte pronta a ghermire gli uomini.

Mogli e buoi dei paesi tuoi: mai detto fu tanto giusto anche tra i Tahitiani. In un'isola nelle Hawai viveva una bella principessa. La fama della sua bellezza si era sparsa per tutto l'Oceano tant'è che dei Tahitiani: Tafai e alcuni suoi cugini avevano deciso di partire con la sua grande canoa per andarla a prendere in sposa. Una volta arrivati il re delle Hawaii decise che avrebbe dato la propria figlia in sposa al più valoroso e come prova da affrontare c'era l'uccisione di Moiri, un terribile cinghiale mangiatore di uomini. Uno dopo l'altro gli uomini affrontarono il cinghiale e furono tutti ingoiati ad esclusione di Tafai che uccise la bestia riuscendo a liberare i cugini ancora vivi nello stomaco. Quella dura lezione non fu dimenticata ed infatti quando il re offrì a Tafai la propria figlia rifiutò e tornò a Tahiti rendendosi conto che senza bisogno di prove mortali aveva a disposizione ugualmente le più belle donne della terra ed infatti dopo un po' di tempo sposò la principessa Hina.

Ancora Eroi.....: Tafai è ricordato in Polinesia anche come colui il quale sconfisse la morte; infatti durante una sua assenza per guerra sua moglie Hina morì. Prima che la sua anima fuggisse per sempre dalla terra, Tafai corse per il sentiero della morte e si appostò presso la biforcazione che divideva la strada verso le tenebre (Po) da quella che portava verso il Paradiso dove si fece consigliare da Tuta Horoa, il dio guardiano delle due strade. Appena l'anima di Hina arrivò Tafai la prese per i capelli cercandola di trattenerla. L'anima si dibatté infuriata perché non voleva tornare sulla terra ma poi fu convinta da dio Tuta Horoa ad assecondare Tafai. Il marito quindi poté riportare l'anima al corpo della moglie che per fortuna non si era ancora decomposto con l'acclamazione di tutto il popolo di Tahiti...era un'eroe !


Altre leggende dell'epopea Polinesiana:
Il mondo si popola di nuovi animali e divinità :
Il dio della guerra Oro, che viveva nei cieli aveva deciso di ripudiare sua moglie per prenderne in sposa una più dolce e bella. A questo proposito fece precipitare la moglie sulla terra e mandò le sue sorelle a cercare una sposa per lui. Dopo molto girare per le isole polinesiane senza successo arrivarono a Bora Bora dove incontrarono una bellissima vahinè (ragazza) che faceva al caso loro. Però c'era un problema: il dio vivendo in cielo non possedeva nessun dono da portare sulla terra ed in Polinesia, si sà, non bisogna mai presentarsi a mani vuote ad una cerimonia oppure quando si fa visita ad un amico. Allora Oro pensò di trasformare due dei suoi migliori servi in maiali, precisamente in un maiale ed una scrofa e li donò alla sposa che li lasciò liberi nella foresta dove divennero delle nuove divinità. I due maiali partorirono cinque maialini: il primo divenne un animale domestico e fece compagnia alla sposa Vairaumati, il secondo fu gettato in mare creando la prima foca (o un altro sirenide), il terzo fu arrostito e diviso in parti uguali tra i capi religiosi dei villaggi, il quarto fu sacrificato su un altare (Marae) ed il quinto fu lasciato libero di proseguire la famiglia delle divinità.

Il diluvio universale: Come in tutte le popolazioni del mondo non poteva mancare anche in Polinesia una leggenda sul diluvio universale. Pare che sia avvenuto molto tempo dopo la formazione completa del mondo. A quel tempo dei pescatori dell'isola di Raiatea erano andati a pescare nel punto dove il reef separa la laguna dal mare aperto e dove c'era una abbondante quantità di pesci; mentre pescavano l'amo andò a cadere all'interno di una grotta impigliandosi nei capelli di uno degli dei del mare: Ruahatu Tinirau (traduzione: il padre dei tanti frutti). Quando i pescatori tirarono di forza il dio e lo videro spuntare dal mare rimasero di stucco e spaventati ascoltarono la minaccia: "sarete tutti sommersi dalle aqcue !" Allora i pescatori si sbrigarono a tornare al villaggio e fecero salire sulle loro piroghe una coppia di tutti gli animali che conoscevano (maiali, galline, topi, cani, ecc.) ed insieme con la famiglia reale si rifugiarono sul motu (isolotto formato da un pezzo di antica barriera corallina)Toamarama protetto dalla magia della principessa Airaro. Poco dopo la marea salì e sommerse tutte le isole tranne il motu. Il giorno seguente il livello del mare scese di nuovo ed i sopravvissuti ripopolarono il mondo...

Il cannibalismo, le orchesse: Infine vorrei citare il cannibalismo che era considerato un tabù dai Tahitiani e quindi praticato solo da orchi e orchesse (era invece regolarmente praticato dai Melanesiani e da altre popolazioni Polinesiane ..a questo proposito si legga qui ).
A Maniha (cenere chiara) viveva una donna nobile: Nona soprannominata da tutti "divoratrice di uomini" in quanto si sapeva praticare il cannibalismo; questa orchessa aveva una figlia, Cenerentola, che però era all'oscuro delle pratiche contronatura della madre. Tra Cenerentola ed un ragazzo del villaggio era scoccato l'amore e regolarmente si vedevano in segreto in una grotta presso un boschetto. Un giorno la madre volle seguire la figlia e scoperta la tresca tornò il giorno dopo per appostarsi e divorare il giovane. Quando la fanciulla scoprì l'orrendo delitto raccolse il cuore ancora battente dell'amato e stringendolo al proprio petto si recò da uno sciamano. La madre vide la scena e attaccò lo sciamano ma fu strangolata. Lo sciamano ricostruì il corpo del giovane sbranato riportandolo in vita. I due si sposarono e vissero felici e contenti.
A Raiatea invece c'era un'altra orchessa, Tuma. Questa dopo essere stata ripudiata dal marito era andata a vivere con la figlia Hina in una valle sperduta. Gli abitanti avendo paura dell'orchessa si tenevano alla larga dalla valle e quindi le donne vivevano emarginate. Solo Tina amica di Hina si incontrava con questa segretamente dalla madre. Un giorno Hina in occasione di alcuni festeggiamenti nel villaggio vicino decise di invitare a dormire la sua amica nella sua casa sperando di convincere la madre nel non divorarla ed in effetti quest'ultima promise. Non fidandosi della promessa, Hina disse a Tina di dormire nel suo giaciglio (in pratica si scambiarono i letti) e le fece promettere di non fiatare quando di notte la madre semicieca l'avrebbe divorata scambiandola per la sua amica e di esporre il suo cuore ben protetto da una foglia di Ape alla rugiada dell' alba.
Il mattino Tina scoprì il delitto ed eseguì le istruzioni che le aveva dettato l'amica. Nel frattempo la madre di Hina scoprì il tremendo errore e corse a vendicarsi con Tina ma nel correre cadde in un burrone e morì. Appena il sole spuntò il cuore dell'uccisa tornò a battere e Hina risorse a nuova vita. Le due amiche si abbracciarono piangendo di gioia e vissero per lungo tempo insieme in quanto Hina fu adottata dai genitori di Tina.

Vedi anche il Mini Dizionario dei Miti Polinesiani.
 
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