LA GUERRA DEI TRE GIORNI
Nel 1950 circa, in Egitto, un colpo di Stato aveva rovesciato la monarchia e portato al potere il colonnello Gamal Abdel Nasser (1918-1970). Assertore dell'indipendenza araba dall'occidente, Nasser chiamò tutti i popoli arabi ad unirsi per liberarsi dal dominio delle grandi potenze occidentali.
Nasser vedeva in Israele lo strumento con il quale Americani, Inglesi e Francesi volevano dominare il Medio Oriente e privarlo della sua ricchezza: il petrolio.
Lo Stato fondato dagli Ebrei in Palestina doveva quindi essere distrutto.
La guerra iniziò definitamente nel 1956, quando Nasser nazionalizzò il canale di Suez (che apparteneva ad una compagnia anglo-francese) e proibì il transito alle navi israeliane.
Francia e Inghilterra si accordarono segretamente con Israele per punire l’Egitto.
In appena tre giorni gli Israeliani arrivarono al canale di Suez, mentre i reparti di paracadutisti francesi e inglesi occupavano
il canale.
L’aggressione ebbe successo sul piano militare ma quando l’URSS intervenne con un ultimatum minacciando il ricorso alle armi atomiche se le truppe israeliane non si fossero ritirate dai territori occupati, gli USA e l’ONU condannarono gli aggressori e costrinsero Francesi, Inglesi e Israeliani a ritirarsi.