Il
nostro aereo è atterrato a tahiti alle 05:30
di sabato mattina. Noi dobbiamo attendere le 08:45
per prendere l’aereo che ci porterà da Michele a Raiatea. A Tahiti
abbiamo il tempo di uscire dall’aeroporto e di guardarci attorno. Si, si…è
tutto come mi ricordavo, il verde verdissimo, il cielo limpido e il sole
già cocente !
E’
l’ora, ci imbarchiamo e ci alziamo in
volo, ma… ops… siamo tra le nuvole, bianche e soffici che si alternano
al blu limpido del cielo. Su Raiatea invece la situazione peggiora, ci
sono delle belle turbolenze e le nuvole sono grigie e dense. Atterriamo
e… piove ! Una bella pioggerellina calda tropicale
ci dà il benvenuto appena scesi dalla scaletta dell’aereo
e pochi passi più avanti Michele ci aspetta , in versione
polinesiana, con tanto di collane di fiori per noi !!! Che beeeello !
Ci
rifugiamo nella pancia del Gulliver e davanti ad un meraviglioso piatto
di poisson crud parliamo, parliamo, parliamo…
Lui ci racconta del suo mondo, dei suoi amici velisti nei mari del sud,
della sua bella storia, dei suoi progetti futuri… poi viene il sole e con
il Gulliverino andiamo a fare un bel bagno nella laguna lì davanti.
Passeggiamo un po’, facciamo qualche foto
e Miki organizza per la cena a casa… hem, in barca di altri amici italiani.
Così ci troviamo dai ragazzi del Decibel, insieme a
Leo del Ghibli, per mangiare, bere e… passare la serata. Beh… si fa presto;
è il nostro primo giorno ed io e Ro siamo
veramente fusi dal fuso… peccato ! Ottima polenta
con salsicce, ottima carne esotica preparata da Michele, Hinano e via.
Senza fare grandi cose abbiamo tirato le ore piccole. Siamo andati a dormire
alle 9.30… che è tardissimo. Credo di essermi addormentata all’istante.

Ovviamente
ci siamo svegliati presto prestissimo, abbiamo fatto una ricca colazione
nel Gulliver e poi, mentre Miki faceva dei lavori, io e Ro siamo
andati col Gulliverino a fare il bagno nella laguna. Abbiamo visto i
pesci pagliaccio in un ciuffo di anemoni… proprio come Nemo e siamo
stati un paio d’ore a rosolarci galleggiando. Abbiamo fatto un giro per
il cantiere, poi Miki ci ha raggiunti e
camminando per strada si sono uniti a noi tre ragazzini curiosi che seguendoci,
offrendoci fiori e caramelle… sono riusciti a strappare al capitano un
invito a pranzo! Conserverò con cura i loro dolci bigliettini, un
ricordo davvero speciale di questa bella giornata a Raiatea, ospiti di
questa comunità galleggiante di viaggiatori quasi radicati in questo
spicchio di mondo. E’ un mondo parallelo il loro,
affascinante, mai uguale e sempre in movimento. Come ci dice il
nostro capitano, anche quando la sua barca è ormeggiata, non è
mai proprio ferma, è sempre in movimento, e poi quando serve… è
facilissimo, basta poco per mollare gli ormeggi e per essere davvero liberi,
liberi di partire all’inseguimento di un nuovo sogno, semplicemente, spinti
dal vento, persi nell’infinito dei mari del mondo, facendosi guidare ognuno
dalla sua buona stella.

Noi
intanto ci alziamo in volo ed in men che non si dica
siamo già sopra a Maupiti !!!
E’
uno spettacolo incredibile ed un’emozione grandissima
!!! Ci precipitiamo giù dalla scaletta dell’aereo e… si, si, si…
non è cambiato niente ! Ci guardiamo attorno, su, giù, destra,
sinistra… vorrei poter catturare questo momento perché è
incredibilmente bello questo rendersi conto di essere davvero di nuovo
qua ! Cerchiamo Areti… eccolo… ci stava cercando
dalla parte sbagliata, lui guardava ancora verso l’aereo, ma noi ci eravamo
già precipitati giù. Che bello ritrovarsi, sono passati due
anni, chissà come sarà questa volta !
Areti apre il suo sacchettino di plastica e ci dona le sue collane di fiori.
Cerchiamo di convincere due ragazzi italiani a venire con noi al motu,
ma scelgono di andare al villaggio per cercare una sistemazione più
economica… peccato, non sanno quello che
si perdono; quindi noi saliamo sulla barca, attraversiamo la laguna trasparente,
costeggiamo il villaggio, la montagna… è bellissimo ! E’
una specie di viaggio nel tempo, proprio qui che il tempo sembra essersi
davvero fermato… è questa la magia di Maupiti.
Eccoci,
ci stiamo avvicinando, e Juliette spunta dai fiori e si avvicina al pontiletto
agitando la mano per salutarci. Ci si deve immaginare una francese bizzarra,
con i capelli neri e la pelle abbronzata, sempre adornata di fiori e coperta
con un pareo… ovviamente abbinato al colore dei fiori che indossa
! Saltiamo sul pontile, ci salutiamo e veniamo subito letteralmente
trascinati da Juliette, che deve mostrarci fiera,
tutte le novità che lei e Areti hanno realizzato: il nuovo
bel farè, due gazebo col tetto di foglie intrecciate, un nuovo grande
tavolo decorato di conchiglie, una copertura in lamiera dove poter stendere
il bucato al riparo dell’umidità della notte e della pioggia … e
poi i 13 gatti ed i 2 nuovi timidi cagnolini da poco arrivati: Bikini e
Lolita !
Vuole
che scegliamo il farè dove alloggiare… siamo ospiti speciali… alla
fine sceglie per noi Areti, decide di darci il più grande dei due,
è bellissimo… mi sembra un sogno ! Ed è
talmente vicino all’acqua che se nell’uscire fai
per errore un passo più lungo…ooops… ti trovi nel turchese della
splendida laguna di Maupiti ! Io continuo a fare
foto… non riesco a fermarmi… vorrei catturare tutto, immagazzinare in maniera
totale tanta meraviglia !
Inutile…
so che non ci riuscirò… quindi mi accontento di viverlo e mi do
una calmata !
Mi
siedo, non so dove guardare perché non vorrei perdermi un solo scorcio.
Mi concentro sul mare, l’isola di fronte, il sole che tramonta… e penso
che tutti dovrebbero passare di qui almeno una volta nella vita !

Ha
fatto una tavola bellissima per noi, con i tovaglioli bianchi che vengono dalla
Francia, i piatti decorati a mano, come quelli del Meridien… e tantissimi
fiori. Ha cucinato cose divine e… c’era persino
una torta al cioccolato decorata con i frangipane. Tutto
questo sotto il nuovo tetto di foglie… sotto ad un cielo incredibilmente
stellato. Restiamo a lungo a tavola, ma… sono già le 9:15,
è tardissimo, non ce la facciamo più ! La toilette è
ancora vista giardino… un, due, tre e siamo
già a letto ! Domani ci aspetta una sorpresa… cosa avrà combinato
Juliette ? Siamo curiosi !!!
Quando
ci svegliamo è ancora buio, sentiamo che i due sono già in
movimento, ma noi restiamo nella nostra bella cuccia ancora per un po’
! Poi ci alziamo, stiamo un po’ in giro tra
i fiori ed infine ci mettiamo a tavola per la colazione. Il tavolo è
stracolmo di cose da mangiare ed è decorato con fiori e foglie,
semplicemente, con quello che offrono le piante del giardino; è
in riva alla laguna, una cornice splendida. Sul tavolo c’è una busta,
Juliette ci ha scritto una lettera e ci dona moltissime foto, tutte con
dedica, una delle quali ritrae lei e Areti ! Beeeeello
! Poi ci riempie di fiori e di corone e ci fa un servizio fotografico completo;
Ire e Ro a colazione ritratti da ogni angolo
! Ommioddio !
Juliette
ha fatto le crepes ed ha fatto per noi la confettura di guaiave e di banane
! Ci abbuffiamo.

Arriva
una barca, un uomo, una donna, due ragazze ed una bellissima bambina
! E’ una famiglia di loro amici , la mamma
fa delle collane meravigliose,dico meravigliose, con le perle e le conchiglie. Devo
sceglierne una, è un regalo di Juliette !
Pranziamo
tutti assieme, poi le ragazze avrebbero dovuto danzare in nostro onore,
maaa… c’è un piccolo inconveniente musicale, sarà
per la prossima volta…
Restiamo
a tavola fino alle 4, gli uomini bevono birra, le donne spettegolano e
guardano le foto… tutto il mondo è paese. La famiglia se ne va con
la sua barca, li vediamo allontanarsi, tornano al villaggio, noi ci rilassiamo
un po’ e ci godiamo Maupiti, il nostro amato
motu della passe, il nostro angolo di mondo preferito. Maaaa… la calma
dura poco, gli uomini devono catturare un po’
di pescetti con la rete, alla vecchia maniera; gli servono per la partita
di pesca notturna,… mi sembra davvero la scena un vecchio film… Juliette
intanto riprende a cucinare.

Gli
uomini partono nelle tenebre per la pesca, noi andiamo in casa, parliamo
un po’, Juliette mi mostra ancora cose e
poi alle 9:15 decidiamo che è l’ora di andare a dormire.
Salutiamo
cani, gatti e galline ed andiamo a letto… aspettando che tornino i validi
pescatori.
Juliette
ci chiama alle 5:30, ma l’odore della cucina ci
aveva già svegliati ! Pan perdù
questa mattina a colazione ! E’ il giorno
dei saluti… sigh, è stato breve, ma davvero molto bello ed intenso.
Siamo stati davvero fortunati ad aver avuto la possibilità di tornare
una seconda volta.
Siamo
davvero carichi di regali e tutti quanti siamo
sicuri che torneremo ancora qui un giorno, siamo sicuri che ci vedremo
ancora ! Areti dice che la prossima volta
costruirà un bungalow per noi due, proprio là dietro ! Uhmmm…
che bello ! … io non vedo l’ora ! : )
Beh…
zaino in spalla adesso, collana di conchiglie al collo e via verso l’aeroporto.
L’amica razza è venuta a salutarci, sfreccia nel turchese e con
le sue “ali” sembra proprio dire “ciao ciao amici,
nanà, a presto” !!!
Areti
aspetta il decollo del nostro aereo per andarsene, lovediamo
mentre ci alziamo in volo, in piedi sulla sua barca, adesso farà
ritorno al suo motu, dalla sua Juliette, e dalla sua passe.
Noi
invece siamo diretti a Tahiti.
Dobbiamo starci un giorno in attesa dell’aereo
per Rurutu, la nostra prima isola delle Australi.
Ne approfittiamo
per andare a Papeete al mercato per comprare tutto quello che ci è
stato commissionato e… niente da dire, facciamo un grosso shopping ! Poi
torniamo al nostro bel Relais, facciamo
una passeggiata fino alla spiaggia, ci rinfreschiamo nella piscinetta della
nostra pensioncina, ci facciamo una Hinano sotto le stelle, a lume di candela
in giardino… aspettando domani. Ro dorme già da due ore (sono le
9), la cena è saltata oramai direi…
e anche i miei occhi si stanno chiudendo! Lo raggiungo e spengo la luce…
non prima di essermi fatta un bagno nella cara potentissima lozione anti
insetti… Le zanzare, i nono e non so che
altro ancora… mi stanno divorando. Anche
questa volta sono a pois… ed è solo il quarto giorno. : |||
L’intera
mattina è dedicata al relax totale, Ro continua
a dormire, io mi dedico alle letture aspettando l’ora per andare
all’aeroporto. Alle 11 ci carichiamo gli zaini in spalla ed andiamo ad
aspettare l’autobus. Per fortuna dopo 15 minuti diattesa
sotto il sole cocente, una gentile signora si ferma, ci chiama insistentemente
(beh… non ci eravamo accorti… era arrivata un po’ lunga) e ci offre un
passaggio per l’aeroporto ! Non smette mai di parlare, vuol sapere tutto
di noi, dove andiamo, da dove veniamo, ci racconta di
quando è stata lei nelle isole…
Ma
le Australi, ultime terrre abitate del Pacifico del Sud, non erano isole
remote… dove andava poca gente ??? Scopriremo
poi essere tutti quanti i partecipanti alla gita del dopolavoro delle poste
di Papeete in gita al Rurutu per il week end lungo dell’Ascensione. Grazie
a loro all’aeroporto all’arrivo c’è un gran bel movimento; un gruppo
folkloristico ad accoglierli ed un gran brulicar di gente che si bacia
e si abbraccia, letteralmente avvolta in collane e corone di fiori, bacche
ed erbe profumate ! Non vedevo l’ora di averle
al collo queste collane speciali delle quali avevo sentito parlare con
entusiasmo (Lia avevi ragione !). L’odore è quasi speziato, c’è
il basilico selvatico, delle bacche rosse che sembrano tanto i nostri pomodorini pachino…
fantastiche !

Per
strada ci rendiamo subito contadi quanto sia
diversa quest’isola rispetto a quelle degli arcipelaghi visitati precedentemente.
Il colore scuro, denso, della terra preparata per le coltivazioni contrasta
con il verde verde della montagna, invasa
da ogni tipo di vegetazione, e con il blu del cielo !
Attraversiamo
un villaggio, Moerai, il villaggio principale, tutto bello
pitturato di bianco, e dopo poco eccoci al Manotel. Trooooppo beeeello
! Sono 4 bungalow incantevoli, tutti in legno, immersi in una quantità
indescrivibile di fiori e posti su una distesa di erbetta
morbida verdissima a ridosso della montagna ! Per noi questo è vero
LUSSO !
Si
attraversa la strada e c’è una bella spiaggia bianca di sabbia finissima.
Incantevole !
Unico
neo… una vera e propria invasione di grosse api intorno ai bungalow, bisogna
tenere ben chiuso, ed entrano ugualmente ! E’
la stagione ci dicono, con l’arrivo dei
primi freddi cercano un riparo al calduccio… !
Per
tirar sera io e Ro abbiamo preso le bici e ci siamo avventurati… verso
sinistra, ma una bella salita ci ha presto scoraggiati,
e dopo un oretta abbiamo riconsegnato i mezzi potenti e siamo andati in
spiaggia per un po’ di sano riposo. Abbiamo trovato i nostri compagni di
pensione e ci siamo trattenuti a socializzare
con loro fino quasi all’ora della pappa. Drrr… ma che freschino che fa
adesso ! Serve una maglietta a manica lunga per
la sera… E’ l’inverno australe del resto !
Gio. 05.05.2005
L’appuntamento
era per le 8 a colazione. Io e Ro ci siamo
svegliati prima… e siamo andati in spiaggia.
L’escursione
con Yves è iniziata alle 9… ed è stata incredibilmente affascinante.
Yves ci ha mostrato e spiegato minuziosamente ogni angolo della sua bella isola
adottiva; la geologia particolarissima dell’isola, le grotte con le loro
leggende, i villaggi armoniosamente curati, le coltivazioni dell’isola…
ci ha narrato di usi e tradizioni dei rurutu, ci ha spiegato le origini
delle stesse, che vanno ricercate alle radici della religione… i muretti
bianchi, la visita delle case, le offerte “al rialzo” da fare alla chiesa…
Ci
ha fatto vedere il forno per il corallo, dal quale si ricava la “vernice
bianca” utilizzata per pitturare case e muretti di tutta l’isola. Incredibile
! Ci ha fatto vedere ogni pianta, ogni fiore, ogni frutto … e ci ha spiegato
il loro utilizzo… Il taro, il caffè
, il pandanus utilizzato per tessere e realizzare borse, tappeti e cappelli
… artigianato tipico delle isole Australi. Non avremmo capito neanche solo
un po’ di tutto questo che abbiamo visto
oggi, se non avessimo avuto Yves. Certe cose se vengono
mostrate e spiegate da chi le conosce e le ama… assumono un gusto incredibilmente
diverso ! Yves, come ci diranno in seguito, èun’enciclopedia.
Noi ci siamo lasciati affascinare e trasportare…

Rientriamo
tardi alla pensione; doccia per lavare via un po’
di stanchezza dopo una giornata così intensa,e poi pappa…buona pappa
staseeeera ! Unaaragosta a testa era solo
l’entrée, poi c’era un coscione di anatra gigante, fatta alla cinese
in agrodolce col miele, la zucca ed il purè ! Dopo tutto questo…
nanna !E’ stata proprio
una giornata molto ricca oggi.
Oggi
è previsto l’arrivo della nave a Rurutu !
Già di primo mattino si sente un particolare movimento per strada.
Tutti devono andare a ritirare le proprie merci ordinate a Tahiti. Anche
Yves e Helene aspettano un frigo per le bibite. Approfittiamo quindi di
un passaggio per il porto… io sono troppo curiosa di vedere cosa succede
su un’isoletta fuori dal mondo come questa,
all’arrivo della nave. Sylvie e Daniel, reduci dal viaggio in cargo alle
Marchesi sanno bene come funziona e quasi quasi vorrebbero dedicare
la mattinata alla spiaggia, ma… alla fine cambiano idea e si uniscono a
noi. Ci fermiamo prima a comprare il formaggio di capra. La
famiglia che lo produce vive in una casa poco distante dalla nostra pensione.
Qui fanno l’unico formaggio di capra di tutta la Polinesia francese, e
fanno anche per i ristoranti di Papeete la pasta fresca, i ravioli… beh…
il marito della signora è di origini
Umbre. Grandi baffi, mamma francese e papà italiano, lui da bambino è
vissuto a Magione e… per la gioia immensa di Rossano, ha una voce che parla
italiano ! Qui, a Rurutu !E’
incredibile…
Al
porto c’è un gran gran movimento,
dalla nave piano piano viene fuori di tutto; ed ognuno, in un ordinato
folkloristico caos, si prende dalle varie casse le sue cose. Helene attende
qualcuno che la aiuti a caricare il suo frigo sulla macchina, ma non lascia
assolutamente fare a noi ! Ci spiega che tutti
quelli che ci vedono -tutta l’isola quindi-direbbero
che Helene fa lavorare i suoi ospiti, …e questo è male. Non insistiamo.
Torniamo
a piedi alla pensione, è quasi mezzogiorno e dopo poco Yves ci carica
e ci porta all’aeroporto.

Wow
! Tubuai vista dall’alto è meravigliosa, c’è una laguna dai
colori bellissimi… on vediamo l’ora di poter
toccare con mano.
Ci attendono
all’aeroporto… siamo facili da individuare. Ci sono pochissimi turisti
. Sylvie e Daniel sono con noi alla
pensione VaiteaNui. La parola d’ordine, ancor prima di arrivare: “Questa
è una grande famiglia, si vive come
in famiglia e bisogna sentirsi a casa”. Ottima premessa.
Noi
intanto ci sistemiamo e poi andiamo a fare un giro a piedi in spiaggia
al paese. Alla sera poi ci si ritrova tutti nel salone; aspettando l’ora
di cena si ascolta la musica, ci si presenta e si inizia
a socializzare. A tavola siamo in tanti; 12 ospiti, 5 di famiglia e 3 simpatici
gendarmi che vengono qua a colazione, pranzo e cena. Si resta a tavola
fino a tardi a parlare, come si fa alle cene tra amici, è bello
! Pian piano si prende confidenza e si fa amicizia con tutti.
Oggi
era prevista l’intera giornata al motu, ma stanotte è piovuto, il
tempo non è bello come dovrebbe… meglio
rimandare a domani ci dicono !
Solita
tavolata di gente a colazione, ed alle 9 noi partiamo per un giro a piedi.
Facciamo
la vecchia strada traversiera, una bella camminata di due ore e mezzo,
quasi tre, che ci permette di attraversare una parte dell’isola, per gran
parte nella fitta vegetazione. E’ una sensazione strana a pensarci bene,
siamo in Polinesia, ma invece che essere
spaparanzati su una spiaggia bianchissima, siamo qua, sudaticci e anche
un po’ stanchi a camminare nel niente più assoluto. Un niente speciale
però, un niente a tinte forti, un verde incredibilmente verde, dal
quale occhieggiano fiori dai colori bellissimi, un niente emozionante
quando ti fermi un attimo in silenzio e senti echeggiante il rumore
delle grosse canne di bambù… l’avete mai sentito il rumore che fanno
a strusciare assieme le canne di bambù mosse dal vento ? A me dà
i brividi, è beeellissimo…
Raccogliamo
i peperoncini x la signora della pensione, riconosciamo le piante ed i
fiori… siamo preparatissimi del resto, dopo l’escursione di Rurutu !
; )
Bello
! Insolito ! Torniamo affamati.
Nel
pomeriggio invece… ancora sport, convinciamo Sylvie a lanciarsi e a provare
la bicicletta ! Come battesimo non c’è
che dire, pedala pedala abbiamo fatto il
giro dell’isola ! Ben 25 lunghi chilometri !!!
Puff… che faticaccia ! Se fossimo partiti
di mattina e l’avessimo fatto con più calma, avremmo assaporato
meglio ogni scorcio, ci saremmo davvero goduti tutto quello che abbiamo
solo intravisto sfrecciando, tutto quello che abbiamo fatto passare velocemente
intorno a noi … accecati dalla fatica !
Da
non dimenticare: anche qua abbiamo trovato tracce italiane. Ci siamo fermati
all’aeroporto per una breve pausa cercando un po’
d’acqua (all’aeroporto c’è sempre l’acqua… quella del lavandino
del bagno!) … e con il filo di voce che ci era rimasto, abbiamo parlato
con una signora che era là seduta su un muretto con altre maman,
lei fabbrica le collane di fiori da vendere all’arrivo e alla partenza
di ogni volo… ed è sposata, - senti un po’ - con un signore di origini
italiane ! Piccolo il mondo ! Sempre trooooppo
piccolo !
Beh, comunque
è davvero duro fare i turisti qua ! Consoliamo i nostri muscoli
doloranti e i nostri voraci appetiti con
un aperitivo fai da te in giardino, davanti alle camere, e ora aspettiamo
i due per presentarci di là, nel salone… si sente cantare… quasi
quasi noi ci avviamo !
Sono
stata con l’orecchio teso per tutta la notte, con la speranza di non dover
udire il ticchettio della pioggia o il soffiare del vento… ci alziamo
e… c’è il sole ! Wowowow !!! Oggi
è il giorno dell’escursione al motu ! Ci tuffiamo anima e corpo
in quella meraviglia che abbiamo visto dal cielo, arrivando qua a Tubuai
! Non vedo l’ora !
Alle
9 partiamo per il porto dove è ormeggiata la barca della nostra
famiglia, saliamo tutti quanti a bordo (tutti quanti è una parola
grossa… hem, i tutti quanti siamo noi 4 e altri 4 della famiglia) e sfidando
un nuovolone grigissimo ed un breve rovescio di pioggia, sfrecciamo tra
le onde !
Eh
si, la laguna di Tubuai è proprio bella. Ha dei colori caldissimi.
Il motu ha la sabbia bella bianca e ci sono davvero tantissime conchiglie.
Tubuai del resto è l’isola dei bonitier (tridacne)… si vede
!E’ pieno di gusci di qualsiasi dimensione,
sono i resti dei pic-nic che si vengono a fare al motu. Appena
arrivati ci lanciamo nel classico giro del motu, io mi perdo via con la
bambina che … chissà, forse contenta di avere una nuova amica, mi
porta nell’interno e mi mostra tutti i posti dove lei va a giocare. Mi
fa vedere una casetta vicino alla spiaggia, un tronco scavato come una
poltroncina vista mare, e mi trascina fino ad entrare in un tronco di un
grosso albero perso in mezzo al palmeto ! E’ bellissimo,è
un nascondiglio segreto a misura di bambina… beh… anche il buco per entrarci
è a misura di bambina… non posso deluderla, devo entrare, maaaa…
ooops, spero di farcela anche a uscire o dovrò passare il resto
della mia vita in un tronco d’albero… per giunta senza soffitto !!!! Beeeellissimo
! Non avevo mai guardato il cielo da dentro ad un albero…posso restare
qua dentro ancora per un po’ ?
Presto
arrivano altre barche, altre amichette, e la mia giovane guida mi abbandona
senza troppe esitazioni.
Io
raggiungo i mie prodi che mi hanno visto
scomparire … Ro mi immagina già in pasto all’ultimo cannibale ! Ma
noooo, non sono buona da mangiare io !
Hem…
non ci si può perdere su un micro motu… c’è qualcuuuno !???
C’è nessuuuunooo !? Dove sieeete
?
A
pranzo grande barbecue, mangiamo un pesce
senza squame, non so come si chiama, “nason à rostre court” dice
il libricino, …pesce unicorno, o qualcosa del genere ! Apprezziamo ! Ma,
non è finita qui, torna il papino dalla pesca al bonitier, così
anche noi finalmente possiamo assaggiarlo ! Crudo,
all’acqua di mare, così … col limone !
Sinceramente a me fa uno strano effetto, dico
che è buono, ma devo inghiottire senza masticare troppo quel “callo
colorato”…
Ro
invece apprezza indiscutibilmente e ne mangia con gusto finchè ce
n’è !
Andiamo
a farci un faticoso giro di snorkeling contro corrente, … ecco adesso vederli
attaccati ai coralli, così belli con i loro riflessi argentati,
dai mille colori… adesso mi fa ancora più effetto
! Poveriiini !
Prima
di ripartire attraversiamo la bassa laguna che separa il nostro da un altro
motu. C’è la bassa marea al pomeriggio
e troviamo delle bellissime conchiglie, c’è una bella luce ed inoltre
ci sono degli scorci davvero fantastici che ci lasciano prendere belle
belle foto. Saranno un bel ricordo di questa giornata dai colori della
laguna.

Attendiamo
l’ora di cena parlando con i nostri compagni di viaggio, stiamo
in giardino finchè c’è luce, poi ci spostiamo nel salone.
Hinano, qualche libro e musica. Hawaiana questa sera.
Per
il dopo cena prendo in prestito un libro
sulle Australi che mi piace tantissimo, maaaa… bastano un paio di paginette
e gli occhi non stanno più aperti ! Vorrà dire
che mi sveglierò domattina presto e lo leggerò con calma,
al fresco, aspettando l’ora giusta per andare di là per la colazione.
…macchè
! erano già le 7.30 quando ci siamo
svegliati ! Tardiiiisssimo ! Letture rimandate a dopo colazione; abbiamo
del tempo a disposizione ! Si dice così nelle
gite vero !?
Maaaa…
la lettura è durata poco perché siamo andati a camminare
fino in paese con Sylvie e Daniel. Abbiamo passeggiato un po’
e poi siamo rimasti a parlare sul mare, sulla piazza del comune, guardano
quel poco di movimento
attorno
a noi ! Sono venuti anche i nostri amici gendarmi e ci hanno detto
che verranno più tardi a salutarci all’aeroporto. Così è
stato !
Il
nostro aereo atterra alle 14:00 a Raivavae, una
delle isole più belle del Pacifico, si dice; una delle più
meridionali del territorio della Polinesia francese, situata già
al di sotto del tropico del Capricorno. Dall’aereo si ha già una
magnifica vista della laguna. Il nostro uomo ci attende
all’aeroporto, sembra simpatico. Scopriamo subito che per fortuna
le nostre pensioni sono l’una di fianco all’altra; potremo continuare a
fare escursioni con Sylvie e Daniel.

Finito
il breve giro però… il nostro uomo ci molla a casa e riparte; loro
non abitano lì, torneranno per darci la cena. Ora siamo soli, e abbiamo
una casa tutta per noi a Raivavae ! Che ne facciamo ?
: |||
Beh,
noi decidiamo di sfruttare le ultime ore di sole, partiamo per un giro
in bici verso sinistra ed arriviamo fino a Vaiuru, uno dei più grandi
dei 4 o 5 micropaesini sparsi lungo il bordo di questa bella isola
di 24 km di perimetro, che conta ad oggi circa 950 abitanti !
Alle
5:30 / 6:00 fa buio e noi rientriamo. La bici
in notturna non è proprio il massimo qui. Il buio è
totale e per strada, oltre ai cani, può capitarti di vederti sbucare
all’improvviso maiali, polli e pulcini !
Alle
6:30 si cena. Odile è gentilissima
! Resta con noi e ci intrattiene
a tavola, parlandoci della vita sull’isola prima e dopo la costruzione
dell’aeroporto, raccontandoci dei lunghi viaggi in nave che era necessario
affrontare anche solo per andare a Tubuai per prendere l’aereo per raggiungere
Tahiti; la nave passava prima per Rapa e per arrivare a Tubuai (35 minuti
di volo) ci voleva una settimana. Nei periodi delle vacanze inoltre era
affollatissima, talvolta si doveva dormire per terra o sulle scale… Non
c’era, ma questo non c’è neppure adesso,
un centro medico nel vero senso della parola, il dentista viene una volta
ogni tre mesi e sull’isola ci sono soltanto due infermieri. Le donne che
devono partorire non vengono accettate sulla
nave a partire dal settimo mese di gravidanza, pertanto prima le donne
al sesto mese dovevano lasciare l’isola e andare a Tahiti, trovarsi per
tre mesi una famiglia che le ospitasse, portarsi dietro eventualmente gli
altri figli, mandarli a scuola a Tahiti, lasciare i mariti da soli sull’isola…
Adesso, con l’aero, tutto è cambiato e la vita nelle isole che lo
hanno è sotto certi aspetti migliorata… non si è più
così isolati, e questo forse è un bene, forse è un
male, dipende.
Il
maaramu, il vento freddo da sud est, soffia fortissimo oggi. Il cielo è
grigio ed è un po’ come se qualcuno
avesse spento i colori. Oggi abbiamo deciso di unirci al gruppo dei nostri
vicini di pensione per la scalata del monte
Hiro, 437 metri, la vetta più alta dell’isola.
Il
gruppo è numerosissimo, siamo in 11, e l’escursione si è
rivelata da subito molto più che impegnativa. Io mi immaginavo
un sentiero o qualcosa che gli somigliasse anche solo un po’… ed invece
no; si è trattato di una arrampicata libera, prima su terreno accidentato
in salita e poi … tirarsi su con braccia e gambe, tenendosi alla più
o meno peggio a radici (sperando che fossero profonde e ben attaccate,
non marcite), sassi e ciuffi d’erba !

Beh…
oramai siam qua, forza, scarpinare Ire !
Adesso
percorriamo il crinale spazzolato dal vento fortissimo, fatichiamo a tenerci
in piedi, e sotto è a strapiombo… drrrr… In un’altra
ora di marcia, alternata ad un po’ di sana andatura a quattro zampe,
raggiungiamo la vetta del nostro monte… non è stato per niente facile.
Selezione naturale qua, le mie vertigini ho
dovuto riporle per le 5 ore che è durata l’escursione, è
stato proprio bello, una gran soddisfazione per me che non sono una gran
sportivona per eccellenza. Steven, la nostra guida dagli occhiali scuri, nonché
portabagagli all’aeroporto, danzatore, piroghista (come si dirà???)…
ci ha detto che adesso si che possiamo dire di essere stati davvero a Raivavae
! Wow ! Mi piace !

Al
rientro, dopo doccia rigenerante e pappa improvvisata, siamo andati con
i due in bicicletta al paese verso destra, per cercare il piccolo tiki
che è rimasto a Raivavae (quello grande è a Tahiti al museo
Gauguin) ! Ci hanno detto
che si trova, nascosto nella vegetazione, in un terreno poco dopo Rairua.
Chiediamo in giro e… trovarlo è più facile del previsto
! Si è fatto quasi notte, maaaaa… pensandoci bene, ci siamo
sparati un’altra quindicina di chilometri
su due ruote, sotto il sole e controvento… come se la faticaccia di questa
mattina non fosse stata sufficiente.
Proprio bello oggi,
la laguna e l’isola da un punto di vista totalmente nuovo, dall’alto, da
un punto totalmente dominante, a 360 gradi. Adesso però ci
è rimasta un po’ di voglia di toccare con mano quel turchese
scintillantenel quale sono disseminati tanti motu di sabbia bianca che
circondano tutta l’isola. Speriamo che domani mattina sia bello e che il
tempo sia abbastanza per poter fare una
escursione anche in laguna.
Sarebbe
proprio il top ! Vedremo.
Adesso,
dopo aver cenato e conversato con la dolce Odile,
ci godiamo un po’ la quiete di questa nostra casa a Raivavae e… presto
andremo a dormire, oggi non ce la facciamo proprio più !
C’era
un bel sole questa mattina, ma a causa del vento non si poteva andare al
motu… o almeno, così dice !
Peccato,
con il bel tempo sarebbe stato proprio bello
e avremmo fatto delle bellissime foto della scintillante laguna di Raivavae.
In alternativa noi abbiamo passeggiato, verso sinistra, lungo l’unica strada
che conduce al villaggio. Passeggiando si vedono molte più cose
che passando velocemente in auto; si assaporano gli scorci più pittoreschi…
le vecchie piroghe in riva al mare, le reti da pesca appese
ai rami degli alberi, inconsuete le banane lasciate in acqua al riparo
dagli animali, e nei giardini fioriti le belle casette dai colori pastello
oramai sbiaditi dal sole…
Camminando,
andando lentamente, al ritmo della gente delle isole, si piace di più,
ed abbiamo avuto piacevolmente modo di scoprire che non è poi così
raro che vedendoti passare qualcuno smetta di fare
i suoi mestieri, lasciando cadere a terra badile e cariola, solo per venirti
a stringere forte forte la mano nel dirti “buongiorno” !
Ed
io resto senza parole di fronte a questo… di fronte a certi atteggiamenti
proprio inaspettati, di fronte a certe sfumature… che a volte mi spiazzano
proprio e mi lasciano davvero a bocca aperta, sbigottita, senza idee e
senza pensieri.

Sylvie
et Daniel ci hanno presi a cuore, ci vengono
a prendere con la loro auto e ceniamo insieme alle rulottes sul porto,
ci affoghiamo in un chao man gigantesco ! E’
piacevole questa serata qua, c’è la musica sul palchetto e c’è
anche un bel mercatino dell’artigianato con le maman che intrecciano e
con tantissime belle cose in vendita. Sembra proprio di essere in vacanza…
come da bambini, a passeggio in una di quelle località di mare dove
i dopocena sono a suon di musica, animati e rilassati allo stesso tempo…
Finiamo la nostra serata mondana in un locale dove loro vanno di solito
quando escono, beviamo qualcosa, facciamo le ultime due chiacchiere
e poco dopo le 9 andiamo a nanna. La sveglia suonerà alle 5:30
domani per noi !
Siamo
in volo, diretti alle isole Marchesi. La terra degli uomini, così
chiamano i marchesani il loro arcipelago, il più settentrionale
della Polinesia Francese, 1400 chilometri a Nord Est di Papeete, composto da
15 isole, solo 6 delle quali abitate, che hanno come denominatore comune
l’isolamento geografico; questo dice la nostra guida !
Ci
aspettiamo isole maestose, imponenti, frastagliate, erose
dal mare e dal vento; isole nelle quali la natura regna incontrastata,
aspra, selvaggia ed autentica.
Ci
aspettiamo un atmosfera misteriosa in questa
terra di tradizioni e di leggende, ricca di resti archeologici e di mana.
Vedremo cosa ci attende.
Dopo
un lungo viaggio, il nostro areoplanino 16 posti atterra ondeggiando sulla
pista in salita dell’areodromo di Ua
Pou. Dall’alto si ha l’impressione di atterrare nel niente, ed è
la giusta impressione. Il paesaggio è lunare, brullo, c’è
poca gente e noi due siamo indubbiamente gli unici turisti. Ci chiedono
se siamo gli ospiti di Doudou e ci caricano su un fuoristrada insieme ad
una donnona che ride e canta e ad un signore tatuato con la camicia a fiori
che tiene in mano la sua cartella clinica. Forse è stato a Tahiti
in ospedale per delle cure… mah, non sapremo mai niente di loro perchè
si sono parlati sempre nella loro lingua, polinesiana o marchesina che
sia…
Dopo
una mezz’ora di fuoristrada arriviamo al paese, scende il signore tatuato, scende
la donnona che canta e dopo poco noi veniamo consegnati alla nostra pensione.
Helene e Doudou ci accolgono con le collane di tiarè, ci mostrano
la nostra stanza e ci offrono un succo di non so bene quale buonissimo
frutto.
La
pensione è molto bella. La posizione è incantevole, in alto,
sulla baia, incastonata tra i fiori. Sembra un grande chalet estivo, ombreggiato,
nel quale si vive all’aperto.

Fare
colazione su questo bel terrazzo tra i fiori, che guarda
la baia sottostante ed i picchi di Ua Pou è molto bello. Facciamo
tutto con calma, guardiamo col binocolo il movimento che c’è sulla
banchina del porto, controlliamo le barche
che sono arrivate, quelle che sono partite… e poi partiamo per l’escursione
odierna che prevede la visita del lato est dell’isola; partendo dal nostro
villaggio, Hakamoui, scendiamo tutto a Sud, attraversiamo procedendo lentamente
molti boschi e molto niente. Tra la vegetazione selvaggia si intravedono
molti pae pae, ma le cose più interessanti e più curate si
trovano tutte su terreni privati e sono oggi gelosamente custodite dopo
aver subito molti furti.
Ci
spingiamo fino al piccolo villaggio di Hohoi, sembra perso nel tempo, ci
sono i bimbi nudi sulla “strada” insieme ai cani e ai maialini. I bambini
più grandi giocano nel fiume, fare i tuffi è un gioco sempre
divertente e mai uguale, ovunque nel mondo e… la pioggia
torrenziale non è certo un problema. Noi percorriamo l’unica
strada fino alla spiaggia di ciottoli per cercare i sassolini floreali.
Di sassolini floreali ne abbiamo trovati
ben pochi, in compenso ci sono dei bellissimi ciottoli levigati verdi come
grosse olive… non resistiamo, ne prendiamo un po’ per Onofrio, il nostro
pesce rosso apprezzerà di sicuro il nostro regalino dai mari del
sud.
L’escursione
continua, ma a breve dobbiamo arrenderci, la macchina scivola a metà
di una ripida salita… dobbiamo tornare indietro, la pista è inagibile.
Doudou ci racconta le leggende dell’isola, Suzanne lo ascolta
con aria un po’ scettica, intanto torniamo alla pensione, non possiamo
raggiungere il villaggio di Akatao.
Io
e Ro (a parte Suzanne -www.mavemai.com- che praticamente
vive lì) che siamo gli unici ospiti della pensione, decidiamo di
andare a camminare. Qua c’è bel tempo, è non troppo lontano
c’è una spiaggia bianca che vorremmo proprio vedere. La plage d’Anahoa
ci dicono che è a quindici minuti,
quindi bisogna calcolare almeno una buona mezz’ora di marcia… Il caldo
è soffocante, arriviamo zuppi di sudore !
La
spiaggia è bella, è quasi un miraggio, è vero, dopo
aver camminato per un sentiero così brullo e ripido, …peccato che
sia infestata dai nono… non possiamo trattenerci
a lungo, di spogliarsi poi non se ne parla proprio, giusto il tempo di
percorrere la spiaggia nella sua lunghezza e dobbiamo scappare. Siamo letteralmente
presi d’assalto.
Allora,
visto che già siamo in cammino, decidiamo
di arrivare fino alla croce bianca che domina la baia del paese; la guida
parla di una salita MOLTO ripida, ma dice anche che il panorama da lassù
è stupendo ! Chiediamo permesso ai grossi cavalli che… hem… monopolizzano
il sentiero, e… ci inerpichiamo ! Puff,
che caldo, che sudore, che fatica !Beh,
se non altro la visuale che abbiamo conquistato è davvero superba
!
Torniamo
alla pensione e ci rinfreschiamo nella piscinetta.
Anche
questa sera la cena è ottima, in nostro onore, in quanto italiani,
Helene ha fatto le lasagne con l’aragosta ! Deliziose
! Noi dormiremo già prima delle 9 !
Oggi
l’escursione è proprio bella. Prevede tutto il lato nord-ovest dell’isola.
Iniziamo con la parte a Nord, quella che ospita l’aeroporto, la più
brulla e deserta dell’isola, ma che offre degli scorci selvaggi proprio
belli.
Ci
fermiamo spesso, è davvero suggestivo,
si sentono molti rumori e sembra quasi impossibile perché non c’è
niente attorno. E’ proprio in questo niente
che ogni forma di vita, ogni minimo rumore, ogni piccola cosa diventa grandissima,
attrae inevitabilmente l’attenzione edassume un fascino incredibile.

Nuotare
qui, sotto la cascata, al riparo in questa giungla è bellissimo,
sembra un film ! Ehm… si, zanzare a parte, ma
questo è un altro discorso, fanno parte del contesto
selvaggio del luogo.
Continuiamo
la nostra escursione fino a toccare tutti e tre i villaggi. Il primo, Hakahetau,
famoso per il campanile rosso della sua chiesa, estremamente
curato e molto decoroso; Haakuti, minuscolo villaggio tutto in salita,
una salita ripidissima fiancheggiata di casette colorate che si susseguono
dal molo d’attracco fino alla chiesa dal tetto aguzzo, in cima alla salita
al termine della strada del villaggio, infine Hakamaii, un altro villaggio
minuscolo, sperduto dove finisce la pista. Solite casette fiorite, solita
miriade di bambini in giro. Molto caratteristica
la chiesa con le vetrate dipinte di giallo, di rosso e di blu, e la facciata
rivolta verso l’oceano.
Ci attende
un lungo viaggio di ritorno verso la pensione, nel tragitto Doudou ci racconta
ancora aneddoti, leggende e vicende accadute sull’isola. Ci racconta dei
tanti turisti che sono stati da loro, della signora venuta a
Ua Pou per una settimana senza sapere neppure dove fosse quest’isola, giusto
perché aveva visto i picchi in una foto e voleva ad ogni scosto
vederli con i suoi occhi; sono stati per tutta la settima avvolti nelle
nuvole… non è riuscita a vederli. Ci ha raccontato dell’americano
che non è mai uscito dalla pensione, che si
ammalato e che ha raccontato a tutti che loro non gli avevano dato da mangiare.
Ci ha raccontato di quando l’aereo è
uscito fuori pista, dei giornalisti e dei fotografi che vengono a Ua Pou.
Ci ha raccontato della loro vita in Francia, della sua passione per i motori,
di tutti i sogni che pian piano sono riusciti a realizzare…
Helene
ha fatto il pane al burro, cè un gran
buon odore quando rientriamo, ma… è ancora presto per la pappa.
Anzi, dobbiamo fare in fretta; Jaques (il giornalista della Depeche che
abbiamo incontrato ieri davanti alla chiesa cattolica) ci aspetta a casa
sua con Chantal per vedere il documentario sulle Isole Marchesi -in italiano-
del quale ci ha parlato !
Jaques
è di origini italiane e quando
la troup televisiva di “Viaggio nel Tempo” ha seguito l’Aranui ed è
arrivata a Ua Pou, lo ha scoperto e persino inserito nella parte finale
del filmano. Ma quanti italiaaaaani troviamo
radicati in questo spicchio di mondo… !?
Lasciamo
la pensione verso le 9:30 del mattino. Doudou
ci accompagna all’aeroporto in anticipo ed abbiamo così il tempo
di andare a vedere l’esposizione di artigianato.
Sono tutti oggetti in legno, molto grandi
e preziosamente incisi, delle vere opere d’arte, pronte per essere spedite
a Tahiti in tempo per i festeggiamenti dell’Heiva.
Il
nostro miniaereo con a bordo ben 9 persone
decolla in orario, ma sullo scalo di Nuku Hiva è un vero e proprio
macello; voli cancellati, ordini e contrordini… arriviamo a Hiva Oa alle
2:30/3:00 del pomeriggio. Stephanie ci attende all’aeroporto con una sua
amica che ci dà un passaggio fino alla baia di Tahauku, dove è
ancorata Inch’Allah. Facciamo due viaggi col dinghi e carichiamo in
barca tutte le nostre cose.
L’avventura
marinaresca ha inizio… anche se non nel migliore dei modi. Ci lascia un
paio d’ore per socializzare un po’, dper
suonare il suo bongo e per pescare… ma poi il tempo volge al peggio, inizia
a piovere e l’ancoraggio si fa decisamente movimentato… aiuuuto, voglio
moooriiire !!!! Meglio sdraiarsi subito, domani ci sarà il sole.
Steph ha sentito il meteo, il vento è favorevole per andare a Fatu
Hiva, l’isola più estrema, Steph è
gasatissima nell’illustrarci i programmi, dormiremo ancorati alla baia
delle Vergini (o delle verghe che dir si voglia) e andremo a fare il bagno
alla cascata, sarà bellissimo! Wooow !
La
sveglia per l’indomani è prevista all’alba. Ma
questo non è un problema per noi.
Il
vero problema è che il tempo non è
affatto migliorato nella notte. Partiamo sotto un cielo nero nerissimo
e dopo poco troviamo la pioggia ed un gran gran
vento. Decidiamo allora di cambiare programma e ci ancoriamo a Tahuata,
in una baia davanti ad una bellissima spiaggia di sabbia bianca, che riesce a
essere meravigliosa anche col cielo tinto di grigio. Crediamo che
sia la baia del villaggio di Vaitahu… solo dopo la pioggia, una volta scesi
a terra, ci renderemo conto che qui di villaggi,
anche addentrandosi di molto, non c’è neanche l’ombra, si tratta
probabilmente della spiaggia privata nella baia di Hanahevane… Passeremo
qui la giornata in attesa che il tempo decida cosa fare, di conseguenza
anche noi decideremo che strada prendere !
Intanto torniamo
in barca, lasciamo passare il tempo senza far niente… aspettiamo
la sera.
Ci
svegliamo con un tempo bellissimo, ed ora la baia ci appare in tutto il
suo splendore, con il verde verde e l’acqua
azzurra e trasparente. Rossano riesce a vedere anche una piccola manta
facendo il bagno (beh… io non ho visto la manta, ma ho pescato il cucciolo
di squalo martello) … il solito fortunato, ma è la giusta punizione
per me che mi sono fatta prendere dalla pigrizia ed ho preferito rimanere
a bordo… beh, come negarlo… impaziente di salpare !

Rientriamo
a Vaitau ed andiamo a vedere il piccolo museo, possiamo vedere i bambini
a scuola, visitiamo la bellissima chiesa cattolica e facciamo una ricca
spesa al negozio; siamo stupiti e ci chiediamo come in un’isola
così piccola e remota possa esserci un negozio così
fornito… ne approfittiamo !
Intanto
per strada abbiamo trovato un gruppo di giovani che ci hanno promesso del
maiale locale, ci hanno spiegato dove trovarli e come raggiungerli l’indomani.
Dobbiamo cercare di tale Richard. Richard sembra essere un personaggio
molto conosciuto qua !

Veniamo
subito abbordati dai suoi amici che si aggirano tra le barche con le loro
piroghe. Viene anche Richard e lo invitiamo a salire a bordo, è
molto curioso di vedere la barca. Definiamo i dettagli per l’appuntamento
dell’indomani. Mangeremo con loro, noi porteremo del vino e faremo i biscotti.
Finiamo
la serata a guardare le stelle e a cercare di riconoscere le costellazioni.
Io… vedo anche la neve sull’isola di fronte… mah, saranno gli effetti dell’aria
che tira da queste parti ! ; )
Ci
svegliamo tardi stamani, sono le 7:15 quando apriamo
gli occhi. Non so come sia possibile, ma qua dormiamo undici ore per notte,
sarà dura riabituarsi ai ritmi di casa che prevedono sei o sette
ore soltanto… è inevitabile che cominciamo a pensarci, la vacanza
sta volgendo al termine…
La
giornata inizia con un bagno, non per me ovviamente, ho il risveglio lento
io ! Resto a bordo, scrivo e mi lascio cullare.
Steph approfitta per dei lavoretti da fare su Inch’Allah, poi facciamo
i biscotti e alle undici come d’accordo sbarchiamo.
Scendere a terra non è per niente facile, dobbiamo sbarcare a nuoto,
ma i ragazzi ci vengono a dare una mano e ci portano a “casa”. E’ una specie
di comunità, la casa è di Richard,
ma insieme a due simpatici maiali che la condividono con lui, ci sono altri
ragazzi che non sono troppo ben visti al villaggio e altri ragazzi che
invece stanno da lui solo per la giornata rientrando poi a casa loro alla
sera.

E’
un modo di vivere completamente diverso il loro, il loro modo di essere,di
porsi di fronte ad ogni cosa; il loro senso del tempo, il loro approccio
con il lavoro, con il denaro… è un mondo totalmente diverso dal
nostro e forse noi non riusciremo mai a capirlo fino in fondo, ma, una
volta superato lo spaesamento iniziale, che tanta diversità inevitabilmente
comporta, è davvero bello farne parte così integralmente
per questa intera giornata.
Qui
non ci sono che poche regole ed ognuno è
libero di esprimersi come vuole, qui bisogna sentirsi bene, ci spiega Richard. E
ci fa vedere il loro orto, il loro essiccatoio per la copra, la piantagione
dei noni ed il palmeto che stanno pulendo. Poi mangiamo il loro cocomero
e, aspettando che sia cotto il pranzone, facciamo della musica con chitarra,
ukulele e percussioni improvvisate. Hem… siamo proprio noi che dobbiamo
esordire …con voce e strumenti… oh cielo! Come si fa a tirarsi indietro !?
Non si può !
Allora
improvvisiamo una canzone italiana e ci accompagniamo con le chitarre…
anche se una chitarra io non l’ho mai presa in mano in tutta la
mia vita e anche se sono pure stonata! Cantiamo “ O bella
ciao” … così anche Steph può cantare con noi; è
francese lei, ma conosce questa canzone !
Poi,
con calma, si mangia. I ragazzi hanno preparato per noi il maiale al latte
di cocco, il poisson crud, il pesce grigliato, il taro
e le banane cotte. Tutto è allineato sui sassi davanti a noi, i
piatti sono delle foglie appena staccate dai rami degli alberi sopra di
noi, l’acqua è quella delle noci di cocco, ognuno si serve… prima
che lo sciame di mosconi affamati si divori il tutto
! Richiamata dai segnali di fumo, sbarca e si unisce a noi anche
una famiglia canadese. Loro dopo pranzo andranno
con i ragazzi nella giungla a cercare i petroglifici, noi andremo a Apatoni,
che non è troppo distante, per vedere un po’ d’artigianato.

Torniamo
alla baia dei delfini, salutiamo Richard e ci facciamo aiutare per l’imbarco
davvero poco pratico. Torniamo su Inch’Allah, facciamo il bagno e ci lasciamo
cullare davanti ad un davvero bel tramonto aspettando la notte.
Ci
mettiamo in marcia subito dopo colazione, non prima di aver visto finalmente
i delfini nella baia, numerosissimi e giocosi, tranquilli vicinissimo alle
barche ancorate. Alcuni dalle barche ancorate si tuffano e a nuoto raggiungono
il branco, altri si avvicinano col dinghi ! Vorrei
andarci anche io…
La
navigazione si prospetta ottimale. Ci sono vento e sole. Se
le condizioni restano favorevoli speriamo di poter fare un bordo fino a
Motane, una delle isole disabitate poco lontano da qui. Maaaa…. ovviamente
le condizioni non sono per niente favorevoli, vento contro e mare contro
non ci permettono di avanzare… mha… a me in realtà sembra di tornare
persino indietro ! Doveva essere una breve navigazione, invece impiegheremo
tutta la giornata per rientrare su Hiva Oa. Arriviamo nel tardo pomeriggio,
ma non da soli ! Alla traina abbiamo agganciato
un grossissimo thazard (pacific wahoo) … WOW !
Stasera ricca pappa ! Ci voleva proprio !Slurp
!

Oggi
è prevista la visita del’isola di
Hiva Oa. Noleggiamo un auto ad un prezzo
che ci pare abbordabile e partiamo iniziando da Autona. Noi dobbiamo andare
in banca e Steph approfitta per fare i suoi giri. Ecco però che
la brutta sorpresa è in agguato… il circuito Visa
è fuori servizio ed il poco disponibile bancario non si degna di
dirci una parola. Dobbiamo riprovare più tardi
, salta quindi l’escursione a Puamau, il sito archeologico più
importante delle Marchesi… merda !!!! Si può dire vero !?
Eh si ! Quando ci vuole ci vuole
! Maaaa non abbiamo troppe alternative.
Iniziamo quindi la nostra visita dell’isola dal museo Gauguin,vi
sono esposte copie delle sue opere, si ripercorre la sua vita e vi è
pure la ricostruzione della sua capanna, la “Maison du Jouir”, la casa
del piacere, come l’aveva battezzata lui. Sulle travi vicino alla porta
vi sono incise due delle sue massime “Siate misteriose”
e “Siate innamorate e sarete felici”. Il tutto non è niente di poi
così eccezionalmente coinvolgente, maaa… siamo qua,
vuoi non andarlo a vedere !?
Riproviamo
con la banca,ma ancora niente… grrr ! Andiamo
quindi fino a Taaoa, visitiamo il bel villaggio, scendiamo fino alla spiaggia,
mangiamo i nostri panini e facciamo scorta di acqua
potabile. Poi andiamo a visitare il sito archeologico. Ci sono molti pae
pae nella vegetazione brulicante di zanzare affamate, e c’è
anche un tiki alto circa un metro ! Torniamo verso Autona ed andiamo al
cimitero sulla collina, dove si trovano, con una meravigliosa vista sulla
baia, all’ombra dei frangipane, le tombe di Gauguin e di Brel.

Anche
noi iniziamo a diventare inquieti, torniamo dal nostro simpatico amico
bancario, dobbiamo riprovare a prelevare, questo è l’ultimo tentativo,
e anche questo è fallito. Le carte non funzionano, peccato che colui
che era in fila prima di noi, con una Visa come la nostra, non abbia
avuto problemi… Beh, anche queste sono le Marchesi !E
questo è il primo polinesiano davvero scortese ed indisponente che
abbiamo trovato. Si sarà svegliato fiù questa mattina… non
possiamo farci niente ! A noi non resta che continuare
il nostro giro visto che alle 16 dobbiamo riconsegnare l’auto. Andiamo
a Hanaipa, un affascinante villaggio famoso per le sue case in stile coloniale.
Si snoda lungo un’unica via, come al solito,
che termina sulla spiaggia. Il villaggio ha una chiesa molto bella, una
coltivazione di vaniglia, gli essiccatoi per la copra… Peccato che stia
diluviando adesso e… che palle ! Non ne possiamo più di questa pioggia
! Ci ha perseguitati questa settimana,
che sfiga ! Torniamo al porto, paghiamo il noleggio dell’auto con la nostra
carta di credito che funziona a meraviglia, ci facciamo una bella doccia
profumante sulla banchina e ci rifugiamo in barca a far niente aspettando
che smetta di piovere. Per cena non sarebbe stato bello presentarsi sul
Cygnus zuppi fradici. Alle 7:30 asciutti, lavati
e profumati ci presentiamo. Maaaaa… cos’è ??!
Una barca, forse, questa ??? A me solo il
ponte sembra una piazza… una grande piazza ! Gulp ! Non ho
mai visto una roba così… sono quasi in difficoltà
!
L’equipaggio
-composto da 5 uomini- ha preparato spaghetti al
ragù e frittata. Slurp !
Mangiamo,
parliamo, usciamo fuori al fresco e ci raccontiamo un po’…
dopodiché, si è fatto tardissimo e andiamo a dormire. La
serata mondana volge al termine.
E
siamo arrivati all’ultimo giorno !!! I ragazzi
del Cygnus, nella persona di Gianluca di Viareggio, col loro grande dinghi,
ci aiutano a sbarcare con i nostri bagagli e poi partono per continuare
il loro giro, alla volta di altre isole, di altri mari, di altri orizzonti
e di altre esperienze. Noi cerchiamo un passaggio per l’aeroporto e salutiamo
Steph che, senza ciabatte (le ha dimenticate in barca) va invece a cercarsi
un passaggio per andare al villaggio. Le nostre strade si dividono qui,
sotto il sole cocente, su questo incrocio
di Hiva Oa.
Adesso
siamo di nuovo a Nuku Hiva, in attesa dell’aereo,
il primo di una lunga serie, che questa volta ci riporterà a casa,
alla nostra casina, ai nostri amici… cosa avranno combinato in tutti questi
giorni senza di noi !? Beh, è ancora presto per pensarci
, la giornata non è ancora finita.
Come
d’accordo Sylvie et Daniel ci attendono all’aeroporto,
andiamo a casa loro. Hanno preparato un sacco di regalini per noi
e ci lasciano fare una doccia rinfrescante per prepararci bene per il lungo
viaggio di ritorno. Sono davvero troppo carini con noi. Andiamo a cena
alle rulottes, facciamo un breve passaggio alle bancarelle dell’artigianato
e poi ci incamminiamo verso l’aeroporto.
La fila per i controlli per i voli internazionali
è sempre troppo lunga. Chiamiamo Michele per ringraziarlo
e per salutarlo, finiamo per parlare del prossimo viaggio che sogniamo
già di rifare da queste parti… ok, ok, avremo tempo per parlare
di questo !
Ci
beviamo con i due la ultima Hinano prima
di imbarcarci, ci salutiamo alla polinesiana, con le collane di conchiglie
e tante promesse di scriverci, sentirci e magari rivederci quando loro
torneranno in Francia… ed io quasi mi commuovo… perchè è
stato bello !Poi… poi anche questa volta il viaggio è finito! Sembrava
dovesse essere un viaggio lunghissimo ed invece… se ci voltiamo indietro
ci rendiamo conto che è passato in
un battibaleno. Arriveremo a casa Lunedì per pranzo e senza aver
neppure il tempo di metabolizzare e di mettere in ordine i ricordi, martedì
mattina saremo puntuali al lavoro. Per adesso non riesco neppure ad immaginarmi
questo momento, siamo ancora in una fase di passaggio, in volo, sospesi
nel tempo, senza sapere esattamente che ore sono e di che giorno… poi…
immagino che sarà come svegliarsi un mattino qualsiasi, ci volteremo
indietro a cercare i ricordi, i volti, i colori e gli odori di questi giorni…
e ci sembrerà che tutto questo sia successo molto
molto tempo fa.
Tutto
questo presto sarà solo un ricordo
lontano… ma un ricordo di quelli speciali, di quelli che si custodiscono
gelosamente nei bauli belli, sarà un ricordo prezioso e probabilmente
incomprensibile agli altri, un esperienza totalmente personale; questi
giorni sono pagine della nostra vita che potremo sfogliare in ogni momento
e che ci faranno brillare gli occhi ogni volta che ci capiterà di
rileggere questo capitolo. E questo accadrà spesso, almeno per i
primi mesi… !E’ normale andare
a cercare rifugio nei ricordi… Difficile da capire per chi non c’era…