Dopo il meraviglioso viaggio nello
Yemen, ho deciso di completare (o quasi, dato che l’Arabia Saudita non
è un paese in cui ho intenzione di mettere piede) la visita della
penisola arabica, optando questa volta per il tranquillo Oman. Come al
solito ho acquistato il volo in internet (430 Euro da Venezia con la compagnia
Turkish Airlines) e mi sono poi quindi rivolta ad una agenzia viaggi di
Muscat, trovata navigando in internet. A dire il vero avevo trovato diverse
agenzie omanite che organizzavano vari tours dell’Oman e a ciascuna di
loro avevo inviato la richiesta per un preventivo. A parità di tour
e di hotel proposti, la proposta più interessante ed economica mi
è stata fatta dall’agenzia Oman National Travel & Tourism (www.nttoman.com)
che mi ha risposto attraverso il signor Sam (nttoman@omantel.net.om)
con il quale ci siamo scambiati diverse e-mail prima di definire esattamente
il giro che volevo fare. L’unica nota dolente è stata la richiesta
del pagamento anticipato, in due rate, di tutto il tour, dato che normalmente
in tutti gli altri viaggi o non mi è stato chiesto nessun anticipo
(nello Yemen e in India), o al massimo, mi è stato richiesto il
pagamento anticipato di una parte del viaggio. Ho pagato ed ho incrociato
le dita in quanto, benché il sito internet mi fosse sembrato affidabile,
non avevo trovato nessun riscontro che mi potesse rassicurare sulla reale
esistenza di tale agenzia.
Partiamo quindi da Venezia il 23
Dicembre con Turkish Airlines. Ottimo l’hamburger con melanzane e tortino
di patate che viene servito per pranzo. A Istanbul arriviamo in orario
ma il volo successivo decolla con più di un’ora di ritardo a causa
di forti venti che hanno condizionato gli atterraggi e le partenze della
giornata. Dopo 4 ore e mezza di volo tranquillo atterriamo a Muscat che
sono ormai le due di mattina. Acquistiamo il visto (12 Euro a testa) e
cambiamo pochi Euri (1 Euro = 0,5 Rials) in quanto una guida italiana che
sta accompagnando un gruppo di turisti ci dice che non conviene assolutamente
cambiare in aeroporto. Quando arriviamo al ritiro bagagli le valigie sono
già arrivate e sono pure già state tolte dal nastro, che
efficienza! In pochi minuti siamo fuori e per fortuna c’è un ragazzo
che espone un cartello col mio nome. E’ andata bene anche questa volta!
Evidentemente l’agenzia esiste davvero! Avendo pagato anticipatamente 2500
Euro non mi sarebbe davvero piaciuto avere brutte sorprese e non trovare
nessuno. Un ragazzo molto gentile e che parla bene inglese ci saluta e
ci fa salire in auto per portarci al nostro hotel il Barr Al Jissah Resort
& Spa (www.shangri-la.com/en/property/muscat/barraljissahresort)
della catena Shangri-la che si trova nella parte sud di Muscat, esattamente
dalla parte opposta rispetto all’aeroporto per cui ci si impiega un sacco
di tempo a raggiungerlo. Nonostante a quell’ora non ci sia traffico, arriviamo
in camera che sono ormai le 4 di mattina e quando ci congediamo dal nostro
autista, questi ci avvisa che poche ore dopo, alle 9 passerà qualcuno
a prenderci!!!! All’inizio crediamo di aver capito male, ma invece è
proprio così, abbiamo la possibilità di dormire a stento
4 ore, ahimè, del resto quelli erano gli accordi.
Alle 7.30 ci trasciniamo già
giù dal letto. La nostra stanza è di fronte alla piscina
ed al ristorante dove viene servita la prima colazione per cui per fortuna
dobbiamo fare solo pochi passi per raggiungere il buffet. C’è di
tutto e di più: decine di dolcetti, formaggi, frutta e tantissime
cose calde. La giornata è bellissima, il cielo è sereno e
fa caldo ma non è un caldo opprimente, saranno circa 25 gradi. Alle
9 in punto riusciamo persino a raggiungere la reception dove ci sta già
aspettando Mohamed che ci farà da autista e guida durante tutto
il tour. Sembra simpatico e parla inglese benissimo, cosa che mi ero fortemente
raccomandata al momento della prenotazione. La prima tappa è il
palazzo del sultano Qaboos che però vediamo solo dal di fuori dato
che è la residenza vera del sultano ed è quindi abitata.
Per raggiungerla c’è un ingresso con un bel colonnato bianco in
stile orientale.

Si vedono anche due forti, Mirani Fort
e Jalali Fort che si trovano rispettivamente a destra e sinistra del palazzo.
Tutto è impeccabile e pulitissimo. Questa è in realtà
l’impressione che dà tutta Muscat: pulita, ordinata, impeccabile.
Ripartiamo subito verso la nostra prossima destinazione la gran moschea
del sultano Qaboos. Mohamed ci racconta che il sultano ha fatto costruire
a spese sue tutte le moschee che ci sono in Oman per poi regalarle alla
popolazione. Attraversiamo una zona con delle montagne spettacolari e completamente
brulle, con cime e crinali aguzzi. Raggiungiamo finalmente la moschea che
è, a dir poco, splendida ed immensa.

Parcheggiamo ed entriamo. Le donne devono
essere vestite in modo adeguato e si devono coprire i capelli, ma io non
ho certo problemi in quanto indosso uno dei vestiti che avevo acquistato
nello Yemen e ho con me anche una sciarpa nera per coprire la testa. Per
poter accedere all’interno della moschea bisogna togliersi le scarpe, ovviamente.
Ci sono due grandi sale per la preghiera: una è riservata solo alle
donne mentre l’altra solo agli uomini. Quella delle donne è bella
e grande, ma quella riservata agli uomini è veramente eccezionale.
Il pavimento è ricoperto con un unico tappeto persiano di 60 metri
per 70 che pesa, ci dice Mohamed, ben 8 tonnellate. E’ stato realizzato
in 4 anni diviso in vari pezzi che sono stati poi assemblati e ci hanno
lavorato 600 tessitrici. Ma il vero pezzo forte secondo me sono dei lampadari
indescrivibili di cui quello centrale assolutamente immenso.
Finito
di ammirare entrambe le sale per la preghiera, Mohamed ci conduce nella
biblioteca, molto ben tenuta, all’interno della quale oltre alla possibilità
di consultare migliaia di libri, ci sono anche una ventina di postazioni
internet gratuite a cui può accedere chiunque. La pulizia e l’ordine
fanno pensare di essere in Svizzera e non in un paese arabo.
Lasciate le meraviglie della moschea
andiamo a Seeb per vedere il mercato del pesce. E’ molto piccolo e deludente,
forse siamo arrivati troppo tardi, ma ci sono sia pochissimi venditori
che poco pesce. In compenso c’è una discreta puzza… Chiedo allora
a Mohamed di poter andare nella spiaggia di Seeb che, secondo la Lonely
Planet, sarebbe ricca di conchiglie. Mi accontenta subito ed in effetti
non appena ci mettiamo piede trovo subito un bel murice e poi ancora altri
murici e coni. Fantastico! La spiaggia di per se invece non è bella
per niente, la sabbia è scura e il mare non ha dei bei colori.
E’ l’ora di pranzo e su consiglio
di Mohamed optiamo per il ristorante Golden Spoon, carino e pulitissimo,
dove con soli 6 Rials mangiamo riso con pesce e gamberi ed insalata mista.
Andiamo poi ad un ufficio cambi ed effettivamente possiamo constatare come
cambino ad un tasso molto più conveniente rispetto a quello praticato
in aeroporto (1 Euro = 0,55 Rials, in pratica il 10% in più).
Mohamed ci racconta un sacco di
cose interessanti sul suo paese che lui sembra amare molto: prima di tutto
ci dice che il sultano è una persona veramente in gamba ed illuminata:
istruzione e cure ospedaliere sono completamente gratuite e chi è
troppo povero per potersela comperare o pagare un affitto ha comunque una
casa di cui può disporre gratuitamente.
Ci
dice che lui ama molto il suo sultano ed in effetti si capisce che è
una persona di larghe vedute che tiene in grande considerazione i bisogni
del suo popolo. Ci racconta anche che ad esempio attualmente si sta discutendo
una legge che tuteli maggiormente le donne in caso di divorzio (abbastanza
frequenti in Oman), dato che spesso vengono abbandonate dal marito e si
trovano senza un lavoro e senza soldi per cui cadono in depressione. Ripartendo
verso Muscat Mohamed ci mostra la splendida zona in cui sono concentrate
tutte le ambasciate, tutte in palazzi veramente molto belli. Proseguendo
ci porta alla spiaggia di Muscat.
Ci fermiamo un po’, ci sono molti
ragazzi che giocano a calcio e donne vestite di nero ma con il viso scoperto.
Ci sono anche dei turisti stranieri, uomini e donne che, sebbene in costume
da bagno, pare non destino nessun interesse nella gente del posto, forse,
dice mio marito con un po’ di cattiveria, perché le donne sono piuttosto
brutte e vecchie. In effetti dubito che Belen Rodriguez in bikini non avrebbe
destato la loro attenzione… Andiamo poi a vedere un’altra spiaggia che
è piena di gente locale e di famiglie intente a fare il picnic e
per finire entriamo con nonchalance nell’hotel Al Bustan, bellissimo e
lussuoso, nella cui mega hall fa bella mostra di sé un lampadario
da mille e una notte. L’ultima tappa è il mercato di Muttrah. Facciamo
un rapido giretto in quanto gran parte delle cose esposte le avevamo già
viste (e comperate) nello Yemen. Acquistiamo solo alcune sciarpe e un cappello
tipico maschile.
Raggiungiamo l’hotel che sono ormai
le 6 di sera e siamo talmente stanchi da non aver nemmeno voglia di andare
a cena. Verso le 8 di sera ci bussano alla porta con un simpatico vassoio
pieno di dolci e con un piccolo pupazzo di neve di zucchero. Omaggio dell’hotel!
Ma è vero: questa è la notte di Natale!!!

Il giorno di Natale è un giorno
di riposo per noi e lo passiamo in spiaggia, dopo una supercolazione. Ci
prendiamo due lettini ed i teli che vengono forniti gratuitamente presso
la piscina. La spiaggia non è assolutamente nulla di che, e infatti
gran parte delle persone preferisce stare al bordo piscina. Ricorda molto
più Rimini di una spiaggia tropicale. Dopo qualche ora di ozio ci
spostiamo lungo la spiaggia per andare a vedere gli altri due diversi resort
all’interno dell’Hotel Barr Al Jissah. Il nostro si chiama Oasi mentre
poi c’è il Porto ed il Castello che è il più esclusivo
e costoso di tutti. Tutto l’Hotel è circondato da splendide montagne.
Alla fine della spiaggia c’è una strada che sale verso il Castello
e si raggiunge un tratto di mare molto bello nel quale ci sono delle formazioni
rocciose a picco sul mare che formano un arco naturale.
Il sole sparisce presto dato che
siamo ad est e l’ombra sulla spiaggia arriva prestissimo per cui alle 4
del pomeriggio bisogna già spostarsi in fondo, vicino al Castello.
Ceniamo nel ristorante a bordo piscina con insalata mista e noodles, entrambi
senza infamia e senza lode.
Il mattino seguente, dopo una colazione
super abbondante, voliamo alla reception dove Mohamed è puntuale
come un orologio svizzero e ci sta già aspettando. Partiamo alle
9 come previsto. Destinazione Nizwa. Attraversiamo una zona montuosa e
dopo due ore e venti minuti di strada raggiungiamo la famosa cava Al Hoota:
una grotta famosa in cui ci sono parecchie stalattiti e stalagmiti. Scopriamo
che bisogna prenotare il tour con un certo anticipo dato che la grotta
può ospitare solo 750 visitatori al giorno, cosa che evidentemente
ha fatto per noi. La prima parte del percorso per raggiungere l’imbocco
della grotta una volta veniva fatta su un simpatico trenino che ora però
è rotto per cui si percorre la strada a piedi. Mentre aspettiamo
di partire conosciamo due simpatici Italiani, Mauro e Renato che stanno
visitando l’Oman per conto proprio. Il tratto all’interno della grotta
(con anche diversi gradini) è di circa 850 metri e ci si impiega
circa 40 minuti a percorrerlo, ci dicono. Siamo un gruppo di 20 persone
e la nostra guida ci spiega diverse cose tra cui che il ricambio d’aria
avviene in modi naturale tra un’apertura che c’è nella zona alta
e l’apertura della grotta stessa in basso. La grotta è davvero bella,
ma sfortunatamente non è consentito scattare nessuna fotografia.
Finito il giro con Mauro e Renato andiamo al museo dove si possono ammirare
splendidi minerali e geodi. Raggiungiamo Mohamed che, ci dice, ha pranzato
mentre ci stava aspettando. Noi cerchiamo dapprima di sistemarci in un
tavolo all’esterno, ma non appena arrivano le pietanze dobbiamo battere
in ritirata all’interno in quanto veniamo assaliti dalle mosche. Finito
il pranzo si parte per il castello di Jabrin, costruito nel 1600 e molto
ben conservato e restaurato.

Mohamed ci mostra l’originale magazzino
dei datteri in cui una rete di canali convogliava il succo dolce che colava
dai datteri e finiva poi in appositi contenitori. Ci sono molte camere,
alcune con soffitti riccamente decorati camere funerarie ed altre per tenere
i prigionieri. Riincontriamo i due Italiani che avevamo conosciuto in mattinata
alle cave. Loro stanno facendo il nostro stesso giro dell’Oman, ma alla
rovescia rispetto a noi. Continuiamo fino al forte di Bahla che è
in ristrutturazione ormai da 3 anni. Ce ne vorranno altri 2 per completare
il tutto, ci dice Mohamed. Oltre il forte c’è una zona dalla quale
si vede un muro di cinta lungo ben 15 km, la raggiungiamo scattiamo un
po’ di fotografie. Arriviamo infine al nostro hotel, il Falaj Daris (www.falajdarishotel.com)
pulito, ma non bello come me lo aspettavo. La nostra stanza dà sulla
piscina e sul ristorante per cui quando viene acceso il barbecue, tutti
gli odori entrano nella stanza... Anche Mohamed alloggia in questo hotel
per cui andiamo a cena con lui al ristorante turco di un suo amico, poco
distante. Ordiniamo kebab e grigliata mista che mangiamo assieme a del
pane squisito, tipo la base per la pizza. Spendiamo 7 Rials in tre.
Il giorno seguente si parte alle
8.30. Passiamo come prima cosa al ristorante turco della sera prima a prendere
dei panini per fare il previsto picnic lungo il viaggio e ci dirigiamo
verso il forte di Nizwa. Dopo aver parcheggiato l’auto andiamo tutti e
tre nel suq dove si possono comperare soprattutto monili in argento.
In
realtà non trovo nulla di veramente interessante e conveniente per
cui compero solo un braccialetto con pietre dure a 20 Rials. Vedo una bella
collana, ma costa l’equivalente di 200 euro il che mi pare un’esagerazione.
Un negozio a fianco vende bei vasetti di terracotta mentre in un altro
ancora troviamo un bellissimo vaso in argento smaltato che costa una cifra
stratosferica per cui lasciamo stare. Entriamo nel forte che è un
labirinto pieno di stanze con una torre circolare. E’ stato restaurato
di recente e in una zona si vedono le foto del prima e del dopo a confronto.
Facciamo alcune foto alla bellissima moschea che si trova a fianco del
forte, ma la cui cupola è stata ridipinta da poco con colori diversi,
prima era blu-oro mentre ora è sabbia-oro. Era decisamente meglio
prima a giudicare dalle foto e anche secondo Mohamed.Ci avviamo poi verso
la montagna, la strada attraversa un wadi dove i gruppi montuosi sono totalmente
diversi da una parte all’altra. A destra le montagne sono piene di punte
aguzze mentre a sinistra sono simili a delle lastre che sembra siano uscite
dal terreno e poi si siano inclinate e sovrapposte. Raggiungiamo Misfah
che è un paesino di montagna piuttosto pittoresco e poi Al Hamma
famoso per le sue case in mattoni crudi.
Ci fermiamo ed entriamo in una casa
dove siamo accolti dalla bella Salima e una signora anziana ci dà
una dimostrazione di come si macina la farina e si prepara il pane omanita.
Un’altra donna bagna una piastra che si trova sul fuoco con un impasto
colloso fatto di acqua e farina appena macinata. Si forma una sfoglia sottilissima
di pane molto buono. Assaggiamo poi il caffè omanita aromatizzato
con il cardamomo, veramente fantastico.
Per
finire ci viene mostrato un vecchio sistema per estrarre l’olio da dei
semi. Questo olio, ci spiegano, viene utilizzato solo per ammorbidire la
pelle e non per cucinare. Dopo aver salutato Salima e le altre signore
risaliamo in auto ed usciamo dal paese. Ci fermiamo poco fuori e mangiamo
i nostri panini, chiusi in macchina per via del problema mosche… Ci troviamo
già a 2000 metri anche se non sembrerebbe affatto, e ora saliremo
fino a 3070 metri, fino a raggiungere la sommità della montagna
più alta dell’Oman. Man mano che ci avviciniamo alla cima Mohamed
ci mostra come la temperatura stia scendendo, da 25 a 12 gradi. Arrivati
sulla vetta notiamo come ci siano solo capre, tutte con un vistoso mantello
di pelliccia, che cercano di brucare un po’ di erbetta. Dalla cima si può
ammirare il gran canyon d’Arabia e cioè il Wadi Ghul profondo 1000
m. Una semplice ringhiera in ferro impedisce di precipitare, mentre se
si va ancora più avanti non c’è nemmeno quella, bisogna
fare attenzione e non sporgersi troppo perché sarebbe fatale. Torniamo
indietro: il paesaggio è lunare e grigio da una parte mentre dall’altra
si stagliano cime imponenti e scoscese che ricordano un po’ le nostre Dolomiti,
la base di queste montagne è rosa mentre in alto tendono al grigio.
Alle sei di sera raggiungiamo il nostro ennesimo hotel, il Golden Tulip
(www.goldentulipnizwa.com).
Notiamo con sorpresa che il Golden Tulip è molto meglio del Falaj
Daris, nonostante questo secondo avesse una miglior quotazione sul sito
tripadvisor. La stanza è molto grande e bella. Ceniamo in hotel:
la cena a buffet e costa ben 12 Rials ma li vale tutti, ottimo soprattutto
il pesce.
  
Alle 8.30 del giorno successivo siamo
già in partenza per Wahiba Sands, la zona desertica. Come prima
tappa raggiungiamo Ibra dove Mohamed, ci racconta, è nato. Il letto
del fiume è una strada percorribile ma, ovviamente solo quando non
piove, altrimenti in poco tempo si trasforma in un fiume impetuoso ed è
quindi molto pericolosa. E’ un periodo di grande siccità, ci dice
Mohamed, per cui molte oasi di palme sono secche e lo possiamo constatare
con i nostri occhi. Che peccato! Anche dell’erba non c’è più
traccia, al suo posto solo terra grigia.

Ci fermiamo in un paese, Sinaw, in cui
c’è un mercato beduino e comperiamo una grande quantità di
caffè e cardamomo per 4 Rials, perché una volta arrivati
in Italia abbiamo intenzione di provare a fare anche noi quello squisito
caffè omanita. Si continua un percorso in mezzo alle montagne e
verso mezzogiorno finalmente raggiungiamo un accampamento beduino. Prima
di addentrarci nel deserto però ci fermiamo per far sgonfiare parzialmente
le ruote, dato che parte del percorso è nella sabbia. Raggiungiamo
questa tenda beduina in cui una tipa non troppo simpatica ci sta aspettando.
Anche lei porta la maschera tipica delle donne beduine, simile per certi
versi a certe maschere veneziane che portiamo noi per carnevale. La donna
ha tre figli, tra cui una bella bambina che avrà al massimo sei
anni e che si prende cura dell’ultimo nato, poco più che un lattante.
A me personalmente questa visita
non è piaciuta per nulla in quanto pareva il classico ambiente artefatto
ad uso e consumo dei turisti, soprattutto se la paragono a quella di un
vero campo beduino fatta nello Yemen. Figuratevi che prima di noi c’era
stato un altro gruppo per così dire turistico. La beduina espone
delle cose in vendita, fatte a mano, pare molto care, per cui prendiamo
solo un portachiavi e un segnalibro (2 Rials l’uno).
Finita questa farsa si va a mangiare
in un posto molto turistico lungo la strada. C’è un buffet parecchio
scarso per 4 Rials a testa, ma tant’è, non abbiamo altra scelta.
Dopo pranzo ancora un po’ di chilometri ci separano dal nostro bellissimo
hotel il Desert Rest Camp (www.omanhotels.com/desertnightscamp/press-reviews.php).
Mohamed ci mostra anche un resort molto economico a pochi passi dal nostro.
E’ piuttosto spartano con tende a due lettini e bagni in comune. Lui conosce
i proprietari per cui possiamo entrare, bere del the e mangiare pure dei
datteri a sbafo. Il nostro resort bisogna dire che è davvero confortevole:
le stanze sono delle tende gigantesche con una grande veranda da cui si
ammirano direttamente le dune. L’arredamento è semplice ed elegante
ed anche il bagno, molto particolare, è bellissimo con uno specchio
in legno antico intagliato che è semplicemente meraviglioso.


Alle 4.30 le jeep ci portano sulle dune
ad aspettare il tramonto. La salita non è molto piacevole, si viene
sballottati come in un frullatore e la macchina dà pure l’impressione
di cappottarsi. Ma una volta arrivati in cima, il deserto si presenta a
noi in tutto il suo splendore.
Giriamo un po’ per le dune, scattando
decine di fotografie, la sabbia è fredda e soffice sotto i nostri
piedi scalzi. Il sole comincia a scendere ed ecco che al tramonto il cielo
si arrossa, che spettacolo! Aspettiamo fino all’ultimo quando ormai comincia
a fare buio per buttarci giù dalla duna di corsa. Che divertimento!
La cena a buffet è molto buona e anche l’ambiente è davvero
molto suggestivo.
Il giorno seguente, dopo colazione
alle 9 precise si parte per il Wadi Bani Khalid, una bella oasi, ci anticipa
Mohamed che si trova in mezzo a delle montagne brulle. Una volta raggiunto
il posto si parcheggia e ci si addentra in un comodo sentiero per alcune
centinaia di metri. Lo spettacolo che appare ai nostri occhi veramente
fantastico.
 
Ci sono dei piccoli laghi verdi e palme
che vi si rispecchiano, rocce bianche e tutt’intorno montagne brulle con
rocce variegate Ci fermiamo quasi un ora per fotografare bene ogni angolo
di quel paradiso. Raggiungiamo nuovamente Mohamed che ci sta aspettando
in auto e ripartiamo per raggiungere Sur che si trova a ben 140 km di distanza.
Raggiungiamo in Sur Plaza hotel alle 14.30, prendiamo possesso della stanza
e andiamo a pranzare al ristorante dell’hotel. Non c’è molto da
fare nei dintorni per cui restiamo in camera e leggere la guida e a riposarci.
Mohamed ci verrà a prendere alle 19 per portarci nella famosa località
di Ras Al Jinz dove di notte le tartarughe marine raggiungono una spiaggia
per deporvi le uova. Ad un certo punto l’allarme antincendio dell’hotel
ci costringe ad uscire di volata dalla stanza ma per fortuna si tratta
solo di un guasto! Mentre siamo sul ballatoio che dà sulla hall
dell’hotel siamo costretti ad assistere ad una penosa e vivace discussione
tra una coppia italiana e la guida sempre italiana. Che situazione imbarazzante,
quando ci sono cose che non vanno o gente che alza la voce, nel 99% dei
casi si tratta di nostri connazionali… Alle 19 partiamo con Mohamed. Contrariamente
a quanto immaginavo il posto non è affatto vicino poiché
ci si impiega quasi un ora ad arrivare (sono 50 km). Raggiungiamo il luogo
da cui si parte per raggiungere la spiaggia scopriamo che i tour
iniziano solo alle 9 di sera. Non capiamo come mai Mohamed ha avuto tanta
fretta di portarci lì se poi bisogna aspettare più di un’ora.
Ce lo spiega subito lui: arrivando presto si va con il primo gruppo per
cui ci sono più possibilità di vedere le tartarughe prima
che abbiano finito di deporre le uova e poi… lo scopriremo da soli. Purtroppo
sappiamo che questa non è la stagione più adatta, di solito
le tartarughe depongono le uova tra maggio e settembre, addirittura Mohamed
ci racconta che una coppia tedesca che lui aveva accompagnato alcuni giorni
prima non era riuscita a vedere alcuna tartaruga deporre le uova, benché
avesse provato (e pagato) per ben due volte. Ed eccoci pronti a partire,
effettivamente noi siamo proprio con il primo gruppo delle 9! Ci vogliono
15 minuti a piedi per raggiungere la spiaggia, siamo in 20 e ci sono con
noi due guide che controllano anche che nessuno di noi scatti fotografie
o usi la pila, essendo entrambe le cose proibitissime. Che colpo di fortuna:
non appena raggiungiamo la spiaggia, la nostra guida trova una tartaruga
che sta deponendo le uova in una piccola buca profonda. Ci fanno avvicinare
in silenzio a piccolissimi gruppi di 6 persone. Le uova sembrano palle
da tennis tutte bianche. La guida ci spiega che però purtroppo su
una media di 140 uova deposte, solo 7 - 8 tartarughe riusciranno arrivano
a sopravvivere e a diventare adulte. Abbiamo una seconda botta di fortuna
che i gruppi che arriveranno dopo di noi non avranno, l’altra nostra guida
ha appena scoperto un piccolo che è appena uscito dal guscio ed
è emerso dalla sabbia in superficie. Poverino, sta cercando faticosamente
di raggiungere il mare. Sembra spaesato e gira in tondo senza riuscire
a capire bene da che parte è l’acqua. La guida cerca di aiutarlo
segnandoli il percorso con la torcia e finalmente, tra il tifo di tutti
noi, il tartarughino raggiunge faticosamente il mare e sparisce tra le
onde. La guida ci dice che probabilmente avrà poche possibilità
di sopravvivere perché è troppo lento, di solito i piccoli
sono molto più veloci anche perché una volta raggiunto il
mare, devono nuotare per tre giorni di fila per portarsi al largo. Ovviamente
noi speriamo che invece ce l’abbia fatta e che stia nuotando felice. Torniamo
indietro tutti contenti e raggiungiamo Mohamed che effettivamente ci aveva
ben consigliati. Dobbiamo ancora cenare per cui non appena raggiungiamo
l’hotel ci mangiamo uno snack con una birra al bar Capitan’s. Ci fa un
po’ ridere vedere che, mentre nei ristoranti omaniti nessuno si sogna di
bere pubblicamente alcolici, nella penombra di questo bar ci sono diversi
uomini che si tracannano una birra dietro l’altra… Concludiamo la serata
facendo le valigie dato che siamo ormai arrivati alla fine anche di questo
viaggio.
L’ultimo giorno si parte alle 9 e,
come prima cosa, Mohamed passa in un bar a prendere l’occorrente per fare
il picnic in spiaggia. Come prima tappa ci aspetta Sur, e per l’esattezza
il cantiere in cui si costruiscono i dhow ovvero le tipiche imbarcazioni
in legno che i pescatori locali utilizzano tutt’ora. Ma prima andiamo a
fotografare un antico ed immenso galeone. Entriamo in un negozio adiacente
e comperiamo a pochi Rials una riproduzione in miniatura dei dhow, veramente
molto bella. Proseguiamo poi per il Wadi Tiwi. Ci fermiamo poco perché
Mohamed ci dice che ci vuole portare in un altro wadi molto più
bello. Raggiungiamo questo secondo wadi che si chiama Wadi Ghul. Ci sono
molte coppie e famiglie che fanno il picnic. Volendo, si può prendere
una barchina che traghetta dall’altra parte del wadi che però in
quel momento era completamente in ombra per cui decidiamo di restare lì.
E’ ormai giunta l’ora del pranzo e siamo pure curiosi di vedere e mangiare,
quello che Mohamed ha preso per noi. Prima però facciamo una capatina
alla spiaggia di Fins. La sua caratteristica sta nel fatto che ci sono
delle formazioni rocciose molto particolari che è difficile descrivere,
la foto rende sicuramente di più di qualsiasi descrizione dettagliata. Ci
fermiamo per il nostro picnic poco oltre e mangiamo finalmente dei buonissimi
club sandwich con spremuta fresca di arancia. Sulla spiaggia ci sono due
dromedari che però (o meglio per fortuna) non ci degnano di attenzione.
Ci fermiamo poi al Limestone Sikhole a Bimah, che è poi una buca
con laghetto verde dove molta gente nuota. Ci sono alcuni ragazzi omaniti
seduti su alcune pietre che si stanno mangiando con gli occhi una bella
ragazzina tedesca (avrà avuto al massimo 14 anni) che nuota assieme
al padre e al fratello. Nonostante porti un costume intero con sopra una
maglietta i ragazzi non le staccano gli occhi di dosso, abituati come sono
a vedere solo donne coperte fino ai piedi evidentemente a loro quello sarà
sembrato uno spettacolo altamente erotico… Prima di portarci a Muscat e
successivamente in aeroporto, Mohamed ci propone un giro nel Wadi Arbaeen.
Il posto non è ben conosciuto nemmeno da lui che ogni tanto si ferma
chiedere indicazioni, ma è spettacolare: girare in mezzo a quelle
montagne rocciose è veramente emozionante, la strada è strettissima
ma per fortuna non si incrocia praticamente nessuno. Questo inaspettato
lungo giro nel wadi è stata una splendida conclusione del nostro
viaggio. Bellissimo. Ci rechiamo nell’immenso ufficio sede dell’Oman National
Travel & Tourism e abbiamo così finalmente l’occasione di conoscere
il signor Sam col quale avevo trattato via e-mail. E’ un ragazzo indiano
giovane e molto gentile con il quale ci fermiamo a scambiare due chiacchiere.
Nel frattempo Mohamed sostituisce l’auto, deve depositare il fuori strada
che a Muscat non serve più e prendere invece un’utilitaria. Andiamo
a cenare in un centro commerciale Carrefour molto occidentale e piuttosto
fornito dove al piano terra troviamo un negozio che vende artigianato indiano
molto ma molto attraente. Comperiamo infatti 2 tappeti, 4 copri cuscini,
una lunga sciarpa ricamata con tanti cristalli di vetro e una borsa di
seta e perline dando fondo a tutti i Rials non ancora spesi. Saliamo al
secondo piano, in cui ci sono parecchi ristoranti etnici, e decidiamo di
mangiare iraniano. E’ il momento di farci accompagnare in aeroporto dove
alle 4 di mattina avremo il volo di ritorno. Un saluto ad un abbraccio
a Mohamed ed è arrivato il momento di dare un ultimo sguardo anche
all’Oman… Bye!
 
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