MILANO
28-12-07
Malpensa h 21,30:
Arriviamo appena a tempo dopo un
viaggio da Genova fatto praticamente tutto attraverso la nebbia, per cui
decisamente più lungo del dovuto. Siamo al limite con le 2 ore canoniche
di anticipo. Difficoltà a parcheggiare e a capire bene a quale terminal
dovevamo andare. Infatti l’aeroporto avvolto nella nebbia non favorisce
tutto ciò. Dopo varie peripezie riusciamo a parcheggiare l’auto
a “Parking 2000” un parcheggio a 5’ da Malpensa che però fornisce
un servizio di navette decisamente comodo, che ci ha tolto d’impaccio.
Tutti trafelati arriviamo al terminal
giusto, ma subito ci accorgiamo che la nostra fretta è stata praticamente
inutile, perché il ritardo (causa nebbia) del nostro volo annunciato
inizialmente in un’ora, sarà alla fine di circa 2 ore. Così
anziché partire il 27, partiamo il 28 Dic.Viaggio regolare, come
previsto 10h e 15 min + le 2 ore del ritardo.
MAURITIUS
29-12-07
1° GIORNO 29-12-06
Arrivati in aeroporto nel primo
pomeriggio, con poco traffico passeggeri, occorre ben 1h tra lunghe file
per sbrigare le formalità di Dogana e subito l’aeroporto di Mauritius
si rivela non proprio veloce. Scopriremo i giorni a venire che questo sarà
solo l’antipasto.
Qualche problema subito a capire
la nostra destinazione e sul vaucher che pare non corrisponda con gli operatori
locali all’albergo che avevamo prenotato. Un po’ di traversie, poi finalmente
ci imbarchiamo su un taxi che ci porterà al nostro albergo. Dopo
un’ora abbondante di strada normale e “autostrada”, inframmezzato a scrosci
di pioggia cominciamo a farci un’idea di Mauritius: decisamente più
grande di quanto prevedevamo e con un traffico decisamente intenso per
non dire caotico. Sicuramente molto verde, paesaggio collinare con montagne,
anche rilevanti in lontananza. Del mare neppure l’ombra (infatti la strada
principale (“autostrada” corre tutta all’interno dell’isola). Alle 16,30
siamo al nostro unico albergo di Mauritius il “Cococnuts” che appare grazioso
dall’esterno a Baie du Tombeau, che nonostante ci venga segnalato come
un paese risulta essere in una zona isolata turisticamente e ai lati di
una strada periferica da quartiere un po’ così. Fiduciosi varchiamo
l’ingresso e dopo l’assegnazione della camera, piccola, ma pulita, riusciamo
a fare il primo agognato bagno a Mauritius, sulla spiaggetta dell’hotel.
Per dir la verità, né spiaggia, né mare sembrano un
granché. La barriera è lontana, ma non troppo in acqua non
c’è nessuno (gli unici turisti sono nella piccola piscina dell’albergo)
per cui dopo alcune “snorkelate” non certo entusiasmanti, ci prendiamo
quel poco sole che c’è e poi rientriamo. Doccia, relax e poi giusto
in tempo per la prima cena buona con un bello scroscio di pioggia tropicale.
2° GIORNO 30-12-06
Nonostante il giorno prima l’avessimo
chiesta appena arrivati all’albergo, non riusciamo a trovare un’auto a
noleggio, motivazione: troppi turisti, le auto disponibili
sono tutte affittate. Dopo aver perso mezza mattinata un decidiamo
con Paola per il di andare a visitare il mercato e la citta di Port Louis,
sita a non molta distanza affidandoci a un autobus di linea. Il viaggio
in autobus è una bella esperienza in quanto veniamo a contatto con
i locali e ci rendiamo subito conto della diversità delle etnei
presenti a Mauritius. Inoltre ci rendiamo conto di essere in un albergo
situato stranamente lontano dai posti di turismo classico, in una zona
“residenziale” di Mauritius.
L’esperienza al mercato è
davvero unica: scesi dall’autobus in poco tempo ci troviamo avvolti da
una folla oceanica, vociante in cerca dei più svariati oggetti,
che spesso ci impedisce il passaggio. A complicare non poco la situazione
le auto che possono attraversare la zona del mercato (INCREDIBILE!!!) per
cui all’improvviso ogni tanto ne sbuca una che restringe in maniera considerevole
lo spazio per passare. Al mercato puoi davvero trovare di tutto, dai capi
di abbigliamento di ogni generee qualità, alla frutta, verdura,
pesce, carne, fiori, sino all’oggettistica e, visto il periodo, anche i
“fuochi artificiali”. Dopo un lungo giro nel quale facciamo anche un po’
di shopping, lasciamo il mercato per un giro nella capitale che si dimostra
subito una bella città, con strade curate e bei palazzi e un bel
centro ricco di negozi e locali. Bella la zona mare. Visitiamo un piccolo
museo del mare con dei bei giardini all’esterno. Insomma una città
piacevole da girare Ci fermiamo in un ristorantino nel centro, molto affollato
per il pranzo, dopo un po’ di attesa finalmente il tavolo. Pranzo mediamente
buono con una spesa accettabile, inoltre assaggiamo la birra locale: niente
male. Dopo un altro ampio giro rientriamo all’albergo. Bagno in spiaggia,
sole e relax. Dopo aver percorso la spiaggia anche oltre i confini dell’albergo,
ci rendiamo effettivamente conto di essere capitati in una zona residenziale
a prevalenza di pescatori, e che la spiaggia è un po’, per come
dire, così così.
Dopo cena, ci facciamo accompagnare
a Port Louis dove c’è una festa Mauriziana. Tutti si affannano a
dire di stare attenti, in effetti, quasi ogni locale ha una bottiglia di
birra in mano, ma in realtà non succede proprio niente. La festa
è praticamente un concerto indetto da una radio locale dove si alternano
cantanti che sembra vadano per la maggiore sull’isola, accompagnati da
alcune ballerine in costume. Carina. Finiamo con un giro ancora per Port
Louis per vederla in notturna, ed effettivamente merita. Il taxista per
il ritorno è preciso al luogo di appuntamento.
3° GIORNO
31-12-06
Dopo colazione ci troviamo sempre
col problema di avere un’auto che sia l’albergo, che la fiduciaria Mauriziana
della nostra agenzia di viaggio non stati in grado di risolvere. Alla fine
dopo altre ricerche inutili prendiamo uno dei taxi convenzionati con l’albergo
che giornalmente stazionano davanti al Coconuts, e ora capiamo anche il
perché. Scelta che comunque si rivelerà azzeccata anche per
i giorni a venire. Spesa odierna con visita ai giardini di Pompelmousses
e giro turistico di Grand Baie e di Cap Malheureux e a seguire spiaggia
di Mont Choisy e ritorno. In tutto 1500 rupie.
La visita ai Giardini Tropicali
di Pompelmousses si rivela effettivamente molto bella. All’ingresso troviamo
una guida locale che parla perfettamente l’italiano. Un Mauriziano di altezza
media, secco, secco sui 60 anni che ci intrattiene per tutta la mattinata,
raccontandoci (con accento simpaticamente milanese e con varie battute
sul Berlusca e vari luoghi comuni tipicamente italici) ogni più
piccolo dettaglio del parco, della sua storia e delle piantee dei fiori
che vi sono custodite. Un vero piacere ascoltarlo e ammirare le meraviglie
racchiuse in quest’angolo di Mauritius. La visita al parco è scandita
da un paio di scrosci di pioggia tropicale, uno particolarmente intenso
che coi costringe a ripararci sotto un grande albero. Per fortuna è
di breve durata. Poco dopo appare l’arcobaleno. Dopo la visita, ritroviamo
il fidato Silvien, l’autista del taxi, che lo sarà poi su nostra
richiesta per tutta la settimana, ad aspettarci. È di poco passata
l’ora di pranzo e ci dirigiamo verso Grand Baie, che si rivela una graziosa
cittadina turistica, forse addirittura un po’ simpaticamente rumorosa,
con negozi e chioschi ambulanti ai lati della strada. Parcheggiare non
è semplice, ma poi alla fine ce la facciamo. Rapido giro nella cittadina,
pranzo al volo e poi si parte alla volta di Cap Malheureux. Una nota su
Grand Baie: è decisamente bella e la consiglio a chiunque voglia
recarsi a Mauritius, decisamente più bella rispetto allo (permettetemi
il termine) squallore di Baie du Tombeau. Giunti al Capo Malheureux, scendiamo
we apprezziamo molto il mare turchese con varie gradazioni (ben diverso
da quello dietro al nostro albergo), seppur agitato da parecchio vento,
la barriera in lontananza e sullo sfondo la punta di Coin de Mire. La graziosissima
chiesetta col tetto rosso che sembra davvero di marzapane e uscita da una
favola, completa il quadretto agreste. Davvero una visione credo per noi
indimenticabile.
Dopo aver sostato un po’, ritorniamo
a Grand Baie e pranziamo al volo inumo dei tanti chioschi per la strada
assieme a Silvien. Poi ci facciamo accompagnare per un tanto agognato bagno
alla spiaggia di Mont Choisy . il tempo nel frattempo
è già cambiato 4 volte, da bello al mattino alla pioggia
nel parco, al sole caldo di Cap Maleureux, fino ad ora che si sta rannuvolando
nuovamente, ma certamente non desistiamo dall’idea del mare e finalmente
dopo circa 20’ di viaggio giungiamo a Mont Choisy. Seppur accolti da un
cielo plumbeo la spiaggia e il panorama circostante si presenta decisamente
meglio di ciò che fino ad allora ci aveva riservato Mauritius. Il
mare si presenta con dei discreti colori che ben contrastano con gli alberi
di casuarina verde scuro che circondano la spiaggia, ci sono un po’ troppe
barche, ma almeno son segno di una certa qualità del posto. Entriamo
in acqua, io come sempre con maschera e pinne: l’acqua è a una temperatura
gradevole, ma la trasparenza ahimè proprio non c’è. Si fa
una gran fatica per vedere qualche raro pesce sfrecciare sul fondo. Anche
Paola non è molto più fortunata di me e non avvistiamo nulla
di interessante. Più che coralli ci sono delle gran alghe. Usciti
dall’acqua ci rilassiamo sulla spiaggia; effettivamente, ora che ci penso,
è il primo vero momento di vero relax (all’italiana) che ci
prendiamo da quando siamo arrivati. Ci voleva proprio. La spiaggia è
molto lunga e la tentazione di fare una passeggiata è forte: nonostante
siamo soli, il posto ci sembra tranquillo, per cui lasciamo le nostre cose
e ci incamminiamo per la lunga spiaggia, è decisamente bella e non
particolarmente affollata, se si esclude quando si giunge in prossimità
dei 3-4 resort che si affacciano direttamente su di essa. A metà
passeggiata, quindi piuttosto lontano dalla nostra base ci coglie il 2°
temporale della giornata. Per fortuna siamo abbastanza vicini ad una dei
resort e ci ripariamo sotto un chiosco assieme a delle signore inglesi
anch’esse colte alla sprovvista dall’acquazzone. Passati una ventina di
minuti la pioggia cessa e possiamo ritornare alla nostra base che non era
riparata, per cui potete immaginare come ritroviamo i teli mare e il resto.
Per fortuna non lontano c’è il fido Silvien che ci accoglie sul
suo taxi e ci riporta in albergo. Con calma ci rilassiamo con bella doccia
e ci prepariamo per i festeggiamenti del capodanno in albergo, che già
quando siamo rientrati stavano agghindando per il meglio, gonfiando tra
l’altro una miriade di palloncini. Ci dicono di prepararci e verso le 19,30
di venire al cocktail di inizio serata. In effetti ci presentiamo molto
puntuali e nella parte di albergo che dà verso il mare è
stato allestito un angolo cocktail, con delle noci di cocco svuotate e
riempite di un gustosissimo cocktail con base latte di cocco. Ce n’erano
di due tipi e li abbiamo assaggiati entrambi davvero buoni ( si riveleranno
forse la cosa più buona del cenone di capodanno). In un altro angolo
sempre verso il mare c’era uno scenografico girarrosto sul quale terminava
i suoi giorni un maialino intero. Niente male come impatto visivo e come
atmosfera. Tanto più che il cielo è stellato e in mezzo troneggia
una svaligiante luna piena. Il cenone poi prosegue con un buffet non troppo
ricco e con le solite cadenze del posto, che pian piano si sta rivelando
un po’ così. Finita la cena si da inizio alle danze, degli ospiti
dell’albergo che con un’orchestrina locale animano la serata. Poi prosegue
il tutto fino a notte inoltrata. Io e Paola poco dopo la mezzanotte salutiamo
la compagnia e ci ritiriamo, perché vogliamo gustarci Mauritius
soprattutto di giorno.
4° GIORNO 01-01-07
Primo giorno dell’anno 2007. Ci
svegliamo abbastanza presto come sempre. Atmosfericamente il tempo è
variabile. Dopo colazione, ormai accantonata definitivamente l’idea dell’auto
a noleggio, aspettiamo il fido Silvien che come sempre puntuale ci aspetta
fuori dell’albergo. Oggi ci incamminiamo verso sud percorrendo l’ autostrada
che taglia l’isola in 2 da nord a sud e ci dirigiamo verso Blue Bay, nei
pressi dell’aeroporto Internazionale. Prima di partire chiediamo al sempre
gentile Silvien di indicarci un bancomat. Cambiamo e via si parte. Il percorso
è abbastanza lungo, quasi tutto in autostrada; nella parte centrale
dell’isola, quella più montagnosa incontriamo un cielo sempre più
plumbeo e di lì a poco iniziano gli scrosci di pioggia, che si alternano
a momenti di pausa. Già pensiamo di aver sbagliato la scelta della
gita di oggi. Per fortuna il tempo inclemente che ci ha accompagnato per
tutto il percorso, in dirittura di Blue Bay, ci lascia un pochino e sembra
aprirsi un po’. Appena arrivati sulla spiaggia, Silvien ci presenta 2 barcaioli
locali, che seppur in giorno di festa, ci accompagnerebbero per un tour
all’isola Aux Aigrettes e poi per lo snorkelling, al solito molto amato
da Paola e me. Dopo la solita trattativa economica, ce la caviamo piuttosto
bene e spendiamo non molto per un uscita soli noi due e i 2 barcaioli.
Per andare all’isola Aux Aigrettes, dobbiamo risalire verso nord attraverso
la splendida Laguna. Ma man mano che risaliamo incontriamo sempre più
vento e il cielo si fa plumbeo: eccoli puntuali arrivano anche gli scrosci
di pioggia. Vento e pioggia, penso…mi sa che proprio non l’abbaimo azzecata.
La marcia verso l’isola è lunga anche perché siamo contro
vento e la laguna seppur in poco più di 1 metro d’acqua è
agitata e gli schizzi arrivano puntuali misti a gocce di pioggia. Arrivati
all’isola aux Aigrettes, che è disabitata, c’è solo un custode-guardiano,
ma per scendere bisogna avere i permessi e oggi è Capodanno, giorno
di festa, per cui non si può scendere per ammirare gli uccelli che
pare lì abbondino. La circunavighiamo, nel frattempo ha smesso di
piovere. Fotografiamo le coste calcaree, scavate dall’erosione marina e
la ammiriamo dalla barca. Poi, ben contenti di tornare e ansiosi di andare
al Jardin du Coral a fare snorkelling, ripartiamo e molto più velocemente
di prima e con molti meno schizzi (siamo infatti a favore di vento) ripercorriamo
a ritrosa la strada dell’andata, superiamo Blue Bay e proseguiamo oltre
in direzione del luogo concordato. Il tempo migliora sensibilmente mentre
ci dirigiamo a sud fino ad essere bello. Giunti al giardino del Corallo
il nostro “capitano” ci invita ad entrare in acqua. Lo spettacolo che si
presenta ai nostri occhi è quasi subito entusiasmante: intanto la
visibilità rispetto a Mont Choisy è nettamente migliore e,
in una profondità variabile dai 2 ai 4-5 metri, sotto di noi si
spalanca un immenso giardino di corallo, dove ne sono presenti varie specie
e ovviamente anche una bella moltitudine di pesci. Restiamo in acqua quanto
più possiamo, finchè i nostri due condottieri ci avvertono
che è l’ora di rientrare. Spettacoloso: questo resterà di
gran lunga lo snorkelling migliore che abbiamo fatto sia a Mauritius che
a Rodrigues. Scendiamo a Blue bay e ci godiamo la spiaggia, molto bella.
Per come intendiamo noi il mare e la spiaggia è migliore anche di
Mont Choisy, più piccola, ma più accogliente con un po’ di
calette e soprattutto con un mare più limpido e una bella sabbia.
Ci godiamo veramente alcune ore di completo relax, passate tra lunghi bagni
e momenti al sole sdraiati.
Purtroppo arriva l’ora del rientro
e Silvien che ci ha aspettato pazientemente come al solito è li
pronto a riaccompagnarci. Discutiamo un po’ sul percorso di ritorno, io
vorrei percorrere la strada costiera ad ovest, ma lui insiste nel volerci
riaccompagnare per l’autostrada adducendo che sarebbe troppo lunga, secondo
me aveva fretta, ma non si può comunque abusare della pazienza altrui.
È stato e sarà sempre molto gentile con noi. Alla fine trattiamo:
oggi rientriamo per l’autostrada con sosta a visitare Curapipe e poi l’indomani
ci avrebbe accompagnato per un mega giro che avrebbe compreso anche la
costa sud-occidentale. Rientro regolare. La sosta a Curapipe l’abbiamo
fatta circa alle 16, ma essendo giorno di festa era tutto chiuso e non
abbiamo visto granché, se non un paio di palazzi e una scenetta
divertente con una sig.ra anziana che chiedeva l’elemosina a cui abbiamo
dato 1 €, ma sembrava non gradisse. Rientro, cena e serata un po’
noiosa con giretto “digestivo” fuori dall’albergo lungo la strada nel buoi
con le macchine che sfrecciavano a tutta velocità.
5° GIORNO 02-01-07
Oggi accompagnati come sempre da
Silvien ci apprestiamo a compiere forse il tour più lungo di quelli
previsti qua a Mauritius. Anche oggi 2 Gennaio qua a Mauritius è
festa ed è tutto fermo. Per fortuna noi abbiamo il fido Silvien
a farci da taxista e da guida. Partenza presto come sempre e via verso
sud in direzione Grand Bassin a vedere il luogo sacro dei fedeli indù.
Dopo un’oretta di viaggio nell’interno dell’isola, dove si apprezza il
verde di questo territorio, arriviamo in prossimità del lago e subito
da lontano siamo colpiti dalla gigantesca statua della dea Shiva. Ovviamente
ci sono altri turisti che come noi scendono per ammirarla e addirittura
anche alcuni pullman. Dopo proseguiamo per il lago che ci colpisce molto
non tanto per la bellezza (c’è anche un isolotto in mezzo), però
le acque sono abbastanza limacciose, ma per l’atmosfera di sacralità
che si respira tutt’intorno, con i fedeli indù impegnati nei loro
riti sia nel tempio, che in riva al lago. Dopo essersi soffermati un po’,
qualche foto, un giro e poi si riparte alla volta delle terre colorate
di Chamarel. Dopo una strada piuttosto tortuosa, che però ci mostra
la bellezza dell’interno di Mauritius, giungiamo in prossimità del
parco. Silvien ci conduce fino all’entrata. Fatto il biglietto Paola ed
io iniziamo il nostro giro a piedi per visitare il parco. Subito ci rendiamo
conto che è piuttosto grande e facciamo un po’ di fatica ad orientarci
(ci vorrà più di un’ora e mezza per girarlo tutto). Capito
l’itinerario, visitiamo 2 cascate, piccole, ma carine di cui una con le
acque che appaiono totalmente nere (fa una certa impressione) a causa del
fondale, credo di origine lavica. Le zanzare in queste cascate sono terribilmente
grandi e aggressive: scappiamo velocemente, il tempo di fare un paio
di foto. Proseguiamo in discesa e così le terre colorate noi
le vediamo inizialmente dal basso. In effetti non sembrano granché.
La situazione visiva migliora quando risaliamo tutt’intorno, sino ad arrivare
a vederle dall’alto. In effetti si distinguono meglio i colori separati,
anche se nell’insieme è più scenografico il contesto verde
intenso nel quale sono inserite. Il parco nel complesso ci è comunque
piaciuto. Le terre colorate mi son sembrate più un pretesto che
non l’unica attrattiva. Lasciata Chamarel, ci dirigiamo verso sud, meta
il punto panoramico di Gris Gris, che in effetti merita davvero. Ci si
trova infatti su una scogliera a strapiombo sul mare in un pezzo di assenza
di barriera corallina dove le fragorose e imponenti onde oceaniche si infrangono
sugli scogli e sulla spiaggia sottostanti, inoltre la sensazione è
aumentata dalla giornata particolarmente ventosa. Si vede che è
un punto turistico-panoramico, infatti ci sono molti pullman e anche molti
locali (non dimentichiamoci che è festa) a fare pic nic sui prati
sovrastanti la scogliera.
Dopo Gris Gris ci dirigiamoa ovest,
costeggiando il tratto sud dell’isola, dove passiamo innumerevoli posti
panoramici, che meriterebbero più attenzione. Ci fermiamo soltanto
in alcuni di questi per delle belle foto. Finalmente verso le 13,30 giungiamo
a Le Morne. Molto bello come colpo d’occhio la spiaggia sul promontorio
disegna una specie di L. c’è corrente comunque anche se non l’avevamo
previsto decidiamo sul momento di approfittarne e fare un bagno. Ci buttiamo
con maschera e pinne, l’acqua però è torbida e si vede molto
poco inoltre con parecchia corrente non è prudentissimo spingersi
troppo verso il largo. Lo snokelling migliore resta quello di Blue Bay
e tutti gli altri non nemmeno lontanamente paragonabili. Però in
spiaggia si sta benissimo e restiamo lì a crogiolarsi per più
di un’ora. Poi si riparte costeggiando a ovest, in direzione della spiaggia
di Flic en Flac. Ci fermiamo pochi chilometri doo per una foto panoramica
del massiccio di Le Morne antistante il mare e nel frattempo vediamo una
bimba mauriziana arrampicarsi con perizia su di un albero gigantesco, non
riesco a trattenermi dal farle un paio di foto. Riprendiamo la bella strada
costeggiante il lato sud ovest. La strada corre piacevole lungo la costa,
ma la zona, tra quelle che abbiamo visitato, ci appare come la più
degradata dell’isola, e il mare e la spiaggia qua è veramente brutto.
Finalmente giungiamo in prossimità della spiaggia di Flic en Flac
e subito dalla strada e dall’affollamento e da come sono disposti i negozi
ci sembra di essere entrati in una Rimini Mauriziana. La spiaggia è
lunghissima, penso più di 3 km., ma è coperta dagli alberi,
per cui la vediamo solo a sprazzi e per quel poco che vediamo è
un carnaio. Proviamo vari accessi con Silvien che ci consiglia ora un varco,
ora un altro, ma è inutile sono tutti stracolmi, soprattutto i posti
vicino agli alberi, che danno un po’ d’ombra. A un certo punto arriviamo
nei pressi di un accesso dove c’è una bella macchia di alberi di
casuarina. Proviamo ad addentrarci, ma è un macello: un aggrovigliamento
di persone, barbecue, bambini che strepitano e sporcizia ovunque. Il mare
è carino, ma passa in sottordine, non ci si può fermare in
una spiaggia così. Ringraziamo per la solita gentilezza Silvien,
ma gli chiediamo di ripartire a cercare un’altra spiaggia. Risaliamo ancora
e ci dirigiamo verso nord, puntando su Albino. Quando lo raggiungiamo è
un grazioso paese, di circa due o tremila anime che ci sembra come svuotato.
Ci domandiamo, saranno tutti in spiaggia? Quando giungiamo lì è
quasi così, però la situazione è leggermente meglio
che a Flic en Flac e allora, sono anche le 3 passate, decidiamo di fermarci
lì. Si vede che non sono molto abituati al turismo, perché
ci osservano parecchio almeno per la prima mezz’ora, poi compreso che eravamo
“innocui”, siamo stati integrati nel “paesaggio”. Il mare non era granché
e la spiaggia neppure. Ci siamo adattati. Verso il tramonto rientriamo
all’Hotel. Solita serata, con cena (a buffet) che peggiora di sera in sera,
sia come qualità, che come quantità. Chi arriva tardi mangia
poco o nulla. Ci consoliamo col pensiero dell’indomani, con l’unica vera
escursione organizzata dall’agenzia che avrebbe dovuto assisterci
durante la vacanza a Mauritius.
6° GIORNO 03-01-07
Abbiamo appuntamento presto alle
8,30 del mattino. Ci dovrebbe passare a prendere un bus per portarci dall’altra
parte dell’isola a Poste de Flac e qui ci dovremmo imbarcare per un tour
in laguna che culmina con la visita all’isola dei cervi. Noi ci facciamo
trovare pronti. Dopo mezz’ora non s’è ancora visto nessuno. Chiamiamo
la referente dell’agenzia su Mauritius, la quale, con voce assonnata, ci
riferisce che si, dovrebbe arrivare. Finalmente alle 9,20 con 50’ di ritardo
arriva il bus navetta. Saliamo a bordo, siamo in compagnia e credo che
siamo anche gli ultimi turisti ad imbarcarci. Il viaggio è più
lungo del previsto, dura un’ora. Attraversiamo l’interno di Mauritius e,
appena lasciamo la costa, siamo sorpresi da un violento temporale con pioggia
intensa e tanto di tuoni e fulmini. Per intanto ci godiamo il fatto di
essere al riparo dentro il bus. Poi speriamo bene per l’arrivo sulla costa
est. In effetti la buona stella ci sorregge. Dopo aver attraversato le
campagne interne, passando attraverso varie coltivazioni, prevale sempre
la canna da zucchero, arriviamo al Poste de Flac, che non piove più,,
anzi c’è un timido sole. Il luogo è veramente piccolo e pieno
di bus navetta che hanno scaricato i vari turisti, pronti ad imbarcarsi
per un tour credo simile al nostro. Noi abbiamo la fortuna di imbarcarci
su un catamarano molto bello ed elegante e piuttosto nuovo. La mini-crociera
in laguna che andiamo ad iniziare sarà il momento più bello
di mare di tutta la vacanza. Partiamo costeggiando verso sud, si intravedono
belle villette che spuntano tra la vegetazione; il cielo è
sempre plumbeo e minaccia pioggia ad ogni mentre. Comunque noi proseguiamo
imperterriti (non potremmo far diversamente d’altronde). La navigazione
in laguna è comunque tranquilla, il mare è piatto. Finalmente
arriviamo alla nostra prima meta: l’ingresso di un estuario di un fiume
che ci porterà a vedere una cascata. Dobbiamo cambiare imbarcazione
perché il catamarano è troppo grande e mal si riuscirebbe
a governare nel fiume. Facciamo l’operazione direttamente in mare e, una
volta approdati tutti nella nuova imbarcazione (chiaramente più
piccola, una sorta di grande canoa a motore) risaliamo il fiume per circa
10’, finché giungiamo a questa cascata (in verità non un
granché) dove ci sono dei ragazzi locali che saltano e si tuffano
nel laghetto sottostante tra schiamazzi e urla di gioia, coperti in parte
dal rumore della cascata. Pochi minuti e poi via che deve entrare un’altra
barca carica di turisti. È una cosa chiaramente organizzata per
il turista di cui avrei comunque fatto volentieri a meno e avrei dedicato
molto più volentieri quel tempo allo snorkelling in laguna. Ma pazienza.
Riprendiamo il nostro bel catamarano e decisamente tutti più a nostro
agio, ripartiamo per il centro della laguna, per lo snokelling. Il cielo
sempre più minaccioso comincia a mandare i primi goccioloni, nel
frattempo un marinaio si appresta a preparare il barbecue di pesce per
il nostro pranzo. Raggiungiamo il punto per lo snorkelling. Sarà
per il tempo, sarà per pigrizia, ma entriamo in acqua solo in 6:
Paola, me e altri 4, nel mentre siamo in acqua (bassa, poche volte non
si tocca) comincia a piovere con decisione. Noi continuiamo imperterriti,
tra l’altro è divertente fare snorkelling mentre piove, a parte
l’acqua che ti batte sulla schiena. Ma infine dobbiamo risalire: si pranza!!!!
Pesce al barbecue, il solito riso e altre cose che non assaggio, per me
quello va già più che bene, Paola è invece un po’
più curiosa e assaggia più cose e dice che è tutto
buono. Ci dirigiamo verso l’isola dei Pini. La navigazione prosegue bene,
la laguna è sempre molto tranquilla e si apre anche un po’ il cielo,
con qualche raggio di sole che fa capolino. In non più di mezz’ora
siamo in vista della tanto famosa isola dei cervi. Il colpo d’occhio arrivando
non è niente male. Scendiamo, e subito ci dirigiamo verso i chioschi
per lo shopping. Poi visto l’affollamneto che c’è in quella parte
di isola ci portiamo su un lato retrostante dove c’è un po’ meno
gente e ci godiamo un bel bagno e un bel relax in spiaggia. Provo a fare
anche un po’ di snokelling, ma non ne vale la pena. L’acqua è torbida
perché credo smossa dai temporali che ci sono stati e decisamente
bassa. Non si vede quasi nulla. Ci distendiamo al sole, che nel frattempo
è uscito e ce lo godiamo tutto. Inoltre ci godiamo la straordinaria
vista del mare che qua all’isola dei Cervi ha delle sfumature veramente
fantastiche. Dopo un bel pomeriggio trascorso sulla spiaggia riprendiamo
il viaggio di ritorno, veleggiando e sfruttando tutte le capacità
del Catamarano. Ci stendiamo sulle reti che stanno a prua e serviti con
cocktail a base di coca e Rhum locale ci rilassiamo e ci lasciamo portare
dalla corrente. Io sto così bene che quasi m’addormento. Veramente
fantastico il viaggio in catamarano, che non avevo mai provato prima. Sarà
ben diverso il giorno successivo.
Rientriamo e col bus navetta di
stamane percorriamo a ritroso la strada. Finalmente c’è il sole
e ci possiamo godere la bellezza di Mauritius anche all’interno, dove il
verde abbonda quasi ovunque.
Prima di tornare in albergo facciamo
un giro in taxi verso ai grandi magazzini Jumbo (pura curiosità)
vicino all’Hotel. Più o meno i generi sono gli stessi tenuto conto
che comunque siamo dall’altra parte del mondo, per cui delle diversità
in parte dei generi alimentari comunque ci sono, però la differenza
non è granché. Effettivamente fa una certa impressione l’entrare
nel grande magazzino e “ritrovarsi d’improvviso in Europa” o in una situazione
simile, quando fuori la vita è diversa dalla nostra. Forse meno
stressata, il ritmo ha uno scorrere più lento, certamente
con meno beni di consumo, che non sempre sono sinonimi di progresso, ma
è così, bisogna comunque accettarlo. Comunque Mauritius è
diversa dall’Italia e dall’Europa occidentale, ma i ritmi cominciano un
pochino ad assomigliarsi, tutt’altra cosa è Rodriguers, dove la
vita sembra ferma a cinquant’anni fa da noi e lo stress e la delinquenza
non sanno cosa siano. In effetti comunque cercavamo un DVD per passare
una serata un po’ meno noiosa, ma niente non siamo riusciti a trovare nulla
di interessante. Inoltre il materiale elettronico se non costa di più,
certo non costa meno che da noi.
Rientriamo in albergo e vediamo
che c’è sempre la solita gente nella piscina dell’albergo. È
mai possibile che la gente venga in vacanza in un posto così bello
e vario e passi quasi tutta la vacanza in hotel, e che hotel!!!!!
7° GIORNO 04-01-07
Il mattino abbiamo appuntamento,
il nostro ultimo, con Silvien che ci accompagnerà a Grand Baie per
l’escursione forse più “avventurosa” tra quelle da noi scelte. In
realtà Silvien non solo ci accompagna, ma ci ha anche procurato
i biglietti, che altrimenti con l’agenzia non avremmo mai trovato. Grande
Silvien!!!!La giornata è finalmente di pieno sole. Per il nostro
ultimo giorno, Mauritius ci ha voluto regalare una prorompente giornata
tutta splendore e vento. L’escursione in catamarano, un po’ meno bello
di quello del giorno precedente, prevede l’uscita in mare aperto, si doppia
Coin de Mire (l’isola scoglio dalla strana forma a cuneo, che alla fine
del XVIII secolo e all’inizio del XIX serviva come bersaglio-esecitazione
per i cannoni delle navi) e si arriva dopo quasi 2 ore a Ile Plat. Il viaggio
inizia con molta allegria specie da parte di un gruppo di tedeschi che
si mettono a prua distesi sulla caratteristica rete e fanno un fracasso
che te li raccomando. Dopo 20’ appena usciti dalla tranquillità
della laguna erano completamente fradici. Becchiamo una bella giornata
di vento e, seppur fossi preparato dai racconti di viaggio che avevo precedentemente
letto, non mi immaginavo che fosse così pesante. Sobbalziamo continuamente
per 2 ore, alcuni in barca cominciano a vomitare, io riesco ad evitarlo
per poco. L’oceano è bello mosso e si salta che è un piacere
(si fa per dire ovviamente). Non vedo l’ora di arrivare e quel puntino
che lentamente si avvicina (la nostra meta) sembra comunque non arrivare
mai. Quando finalmente raggiungiamo la rada dell’isola e si smette di ballare,
mi sembra un sogno, ma sono quasi intontito e non vedo l’ora di mettere
il piede a terra. Tant’è che alla proposta di circumnavigare l’isola
aderiscono in pochi e Paola e me invece ci prepariamo sul tenderino per
arrivare all’isola quanto prima e goderci un po’ di relax. Trovato un discreto
posto riparato dall’ombra degli alberi, non ce n’erano molti sull’isola
di punti di spiaggia accettabile e quei pochi erano occupati da altri,
infatti l’isola è di origine corallina e ha il corallo che giunge
sino a riva, salvo appunto qualche spiaggetta. Cerco un punto per entrare
in acqua, ma non è facile. Il corallo è ovunque e rischio
di tagliarmi. Paola preferisce non fare il bagno. Devo tornare quasi al
punto dove ci ha lasciato la barca e risalire la corrente che vicino alla
barriera diventa molto forte, per cui dopo 20’ son costretto a tornare
indietro. Restiamo sulla spiaggia per un’oretta poi è l’ora di pranzo
e dobbiamo risalire a bordo del catamarano, dove nel frattempo si è
preparato un bel pranzetto a base di pesce, direi anche migliore e più
vario di quello seppur buono, del giorno precedente. Prima di mangiare
avevo voglia di snorkelling e scendo in acqua dal catamarano e in effetti
qua è decisamente un piacere, siamo a circa 200 mt da riva e c’è
un bello snorkelling. C’è corrente, bisognare fare un po’ di attenzione
e dal catamarano comunque mi dicono di risalirla. In effetti è molto
bello; dopo quello impareggiabile di Blue Bay è il posto che mi
è piaciuto di più di Mauritius. Dopo il pranzo sul catamarano
si inizia a far festa, balli canti e danze varia, un po’ di karaoke di
qualche turista che si lancia, insomma un bel dopo pranzo in allegria.
Si salpa per il ritorno che ci assicurano sarà nettamente migliore
perché fatto in favore di vento. E in effetti è proprio così.
Ci mettiamo anche molto meno tempo. Arrivati in porto, sbarchiamo, salutiamo
i compagni di viaggio, in buon numero italiani, e l’equipaggio che è
stato davvero carino. Solita raccolta di mance e poi via si riparte col
fido Silvien che è lì vicino ad aspettarci. Ripassiamo dal
Jumbo di ieri, perché mi son fatto male a un piede accidentalmente
sul catamarano nel viaggio di ritorno e mi si sta gonfiando, faccio anche
fatica a camminare non riuscendolo ad appoggiare bene a terra. Alla farmacia
del grande magazzino trovo l’occorrente e noto, che almeno a livello di
medicine c’è differenza nei prezzi. Siamo più cari in Italia.
Un paio di antinfiammatori, un bell’impacco col gel mauriziano e l’indomani
mattina spero di stare meglio, tanto più che abbiamo il trasferimento
a Rodrigues e che comunque, anche se non per molto dobbiamo trasportare
i bagagli.
RODRIGUES
1° GIORNO 05-01-07
SVEGLIA PAZZESCA: Noto subito che
il piede va meglio, grazie a Dio. ALLE 4 DEL MATTINO,
per essere in aeroporto alle 5.15,
due ore prima della partenza del nostro volo (volo interno). Tutto ciò
per la cocciutaggine dell’agente della Mauri Tours, che su volo interno
ha preteso arrivassimo 2 h prima nonostante i nostri reclami. Morale, quando
giungiamo all’aeroporto siamo i primi, gli unici e passa un bel po’ di
tempo prima che arrivi qualcun altro. Ma la nostra proverbiale sfortuna
colpisce ancora, ovviamente: il nostro volo (tragitto di 1 ora e 30), al
quale ci siamo presentati con ben 2 h di anticipo, accumula ben 2 ore di
ritardo, e noi alla fine partiamo, anziché alle 7,15, alle 9,30:
ATTESA TOTALE 4h E 15’ NIENTE MALE.
Volo tranquillo. Poco prima dell’atterraggio
la laguna si presenta subito molto bella, ma il paesaggio dell’isola invece
è un po’ brullo nei dintorni dell’aeroporto. Ci dirà poi
Gil Meunier, il nostro prossimo padrone di casa, che Rodrigues sta attraversando
un periodo di particolare siccità e non piove in maniera davvero
cospicua da almeno 3 o 4 mesi, se penso a tutta l’acqua che abbiamo preso
a Mauritius!!!!!!
Nonostante il ritardo dell’aereo
Gil è puntualissimo. È un bel ragazzo distinto e affabile
nei modi, sui 25 anni, inizialmente pensavo fosse il figlio dei nostri
padroni di casa, poi invece ci siamo resi conto che sono lui e sua moglie
Lordana a mandare avanti la struttura a livello famigliare. Hanno anche
2 figli: uno bellissimo e vivacissimo di 2 anni: Lucas e Lia di appena
tre mesi. Sono ragazzi semplici che vivono di cose semplici e si mettono
a tua disposizione, dignitosamente senza servilismo, per farti sentire
come a casa tua. Nella loro parlata senti la tranquillità e la serenità
che sono tipiche di quasi tutti i Rodriguesi (almeno quelli che abbiamo
visto e conosciuto), molto diversi dai Mauriziani, più frenetici.
Anche la razza a Rodrigues è diversa. Innanzi tutto più alti
e slanciati, consentitemi, anche più belli che i mauriziani dove
il miscuglio di razze ha provocato gli incroci più incredibili e
non sempre ben riusciti. Gil mi spiegava che ciò è dovuto
al fatto che a Rodrigues c’è meno miscuglio di razze e che loro
hanno parecchio sangue africano nelle vene che dà loro i geni tipici
delle popolazioni africane alti e robusti, non grassi, salvo ovviamente
qualche eccezione. Ciononostante il loro colorito è tendenzialmente
più chiaro ed omogeneo di quello dei mauriziani, più tipicamente
creolo.Dopo questa divagazione etnica, torniamo al racconto di viaggio.
In pochi minuti dall’aeroporto Gil
ci accompagna a casa sua, che sarà anche il nostro ricovero per
i prossimi 4 giorni a Rodrigues. La prima impressione è subito di
tutto ben curato e di allegria. L’edificio piuttosto grande (per gli standard
di queste parti), è dipinto con colori vivaci e il nostro appartamento
si compone di una bella camera matrimoniale (simile a quella
dell’albergo a Mauritius) di un bagno senz’altro migliore (mancano però
le mensole posa oggetti, unico neo dell’intero appartamento) e di un cucinino
abitabile che funziona da ingresso. Insomma decisamente piacevole e pulito.
Assieme al benvenuto, bevanda ristoratrice e poi stanchi per la levataccia
ci accomiatiamo da Gil e ci riposiamo. Dopo un paio d’ore decidiamo di
sfruttare ancora la luce del giorno, che qui dura una mezz’oretta in meno
che a Mauritius, e di andare a fare un giro a Port Mathurin, la capitale.
Dopo una passeggiata di 30 minuti circa giungiamo ancora in tempo per vedere
qualche negozio aperto. I venditori si dimostrano carini e affabili e per
nulla invadenti. La città è piccola, ma gradevole, visitiamo
un paio di chiese, una cattolica e una evangelica, inoltre intravediamo
una piccola moschea, ma è chiusa e non possiamo entrare. Un giro
nella piazza principale, con il palazzo della polizia e quello governativo
belli e un po’ austeri, uno accanto all’altro. Poi ritorniamo fra i negozi
e facciamo un po’ di shopping. È rimarchevole la fierezza, l’affabilità
e la dignità del portamento che hanno i rodriguesi dai poliziotti,
in uniforme perfetta e sempre ben ordinati, alle persone comuni che incontri
a fianco per la strada, che ci salutano anche se non ci hanno mai visto.
Rientriamo e alla sera siamo a cena
rodriguese a lume di candela con Gil che si premura di non farci mancare
nulla. È incredibile! Durante il trasferimento dall’aeroporto s’è
scusato che in casa sua nessuno sapesse cucinare italiano. Noi ovviamente
gli abbiamo risposto di non preoccuparsi che se volevamo mangiare italiano
non facevamo 9.000 km. Torniamo alla cena: zuppa di granchio dall’ottimo
sapore, del pesce (dorade)squisito con contorno di riso e insalata e una
salsa da noi non particolarmente apprezzata. Di dessert mango dolcissimo
con gelato. Grazia Gil: “è stato tutto trés bonne”
e con ciò ci congediamo, passeggiata romantica in riva al mare,
ormai ritiratosi moltissimo con la bassa marea e poi a nanna. Domani ci
aspetta l’escursione con snorkelling a l’ile aux Chats e all’ile Hermitage.
2° GIORNO 06-01-07
in Italia è il giorno della
Befana, ma qua non ce ne accorgiamo proprio, anche perché qua la
festeggiano l’8 gennaio. Sveglia di buon ora alle 7:30 siamo pronti per
la colazione. È arrivata un’altra ospite nella casa di Gil. È
Chantal un’ insegnante de la Reunion che è venuta anch’essa a passarsi
qualche giorno di relax a Rodrigues. Dopo colazione, alle 9, ci viene a
prendere un pulmino per l’escursione. Anche Chantal si unisce a noi, inoltre
c’è una famiglia Mauriziana di origine indiana composta da 6 persone,
+ i 2 organizzatori locali; in tutto 11 persone. Percorriamo una strada
in salita che porta Mont Lubin, il punto carozzabile più alto
dell’isola (circa 400 mt), che è anche il crocevia centrale dell’isola
con strade che portano un po’ in tutte le direzioni. Dopo aver scollinato
inizia una ripida discesa e subito s’offre ai nostri occhi un panorama
mozzafiato della laguna. Il cielo azzurro, i moltissimi colori della laguna,
le isole davanti che sembrano così vicine da poterle quasi toccare…..
il tutto sembra una cartolina fra le più belle che si possono immaginare.
Chiedo all’autista di fermarsi per scattare un po’ di foto. Dopo un bel
po’ di “click” ripartiamo.
Siccome al mattino c’è la
bassa marea, dobbiamo raggiungere a piedi la barca. Zaini in spalla percorriamo
un sentiero che ci porta al mare e da qui circa 200 mt a piedi nella laguna
con l’acqua alle caviglie. Finalmente ci imbarchiamo e facciamo rotta verso
la lontana barriera. Dopo mezz’ora e numerosi spruzzi arriviamo al punto
dello snorkelling. Il mare è un po’ mosso e non è invitante;
chiedo se c’è corrente, mi rispondono di no e nel punto in cui ci
siamo ancorati c’è il drop off: si passa cioè da 1 mt a 4/5
mt di profondità in un attimo. Al solito entro per 1° in acqua,
poi mi segue Paola e altri 3 mauriziani. Mi appare subito un enorme banco
di pesci (sembravano delle grosse sardine) grigi lunghi e sottili, che
attira la mia attenzione e li seguo per un po’, poi numerosi altri pesci,
Paola vede 2 cernie molto colorate sul fondale più profondo, che
mi indica: belle, nuotano tranquille sul fondo! Ci sono molti coralli ma
con i colori non particolarmente vivaci, credo a causa anche della non
perfetta visibilità. Faccio numerose foto con la “fedele usa e getta”,
ma non son certo dei risultati. Risaliamo in barca e puntiamo verso la
meta principale dell’escursione: l’ile aux Chats, costeggiando la barriera,
si fa per dire (saremo a più di 200 mt.); intanto si è alzato
vento e arrivano parecchi spruzzi a bordo che ci bagnano abbondantemente.
Dopo una mezz’ora o più così, arriviamo finalmente all’isola.
È pressoché piatta e con una vegetazione brulla che
non supera il metro e mezzo di altezza se non per qualche raro albero di
casuarina che si alza oltre questa specie di grande siepe naturale. C’è
un ‘unica spiaggia, quella dove siamo sbarcati, di bella sabbia bianca
corallina, ma non più lunga di cento metri e larga non più
di sei, sette metri, il mare è agitato persino a riva, per cui fare
il bagno non è un granché. Visitiamo l’isola. Attraversandola
in un sentiero obbligato, giungiamo rapidamente sull’altro lato. Lo spettacolo
è decisamente bello, il mare, riparato dal vento, è più
calmo. Entro in acqua, è bassa, ma c’è corrente di alta marea
che riempie la laguna. Mi diverto a lasciarmi trasportare dalla corrente.
Rientriamo poi rapidamente al campo base dove le nostre due guide ci hanno
preparato, al solito, un buon pranzo al barbecue a base di pesce, pollo
e riso. Dev’essere un cliché delle Mescarene, perché è
sempre così. Dopo il pranzo riposo sulla spiaggia e ripartenza per
l’ile Hermitage. Vento, nuovo abbondante “bagno non desiderato” durante
il tragitto. Isola Hermitage: poco più di uno scoglio in mezzo alla
laguna a forma di pesce, con un promontorio alto una 50 di metri, da cui
si gode di una buona visibilità tutt’intorno. La parte di isola
su cui ci siamo fermati è riparata dal vento e dagli spruzzi, per
cui possiamo godere di un bagno tranquillo e ancora relax sulla spiaggia.
Infine il rientro dalla bella giornata trascorsa in laguna, alla sera ci
attende un invito insperato: Lordana, la moglie di Gil, organizza dai suoi
genitori una festa Rodriguese e, gentilissimi, hanno invitato anche noi
ospiti a partecipare. Noi e Chantal abbiamo aderito con estremo piacere.
Alla festa conosciamo i genitori
di Lordana, una bella e distinta coppia di cinquantenni, decisamente arzilli
e per nulla imbarazzati dalla nostra presenza, anzi piacevolmente interessati
ad ascoltare le nostre esperienze di vita e sul come ci trovavamo a Rodrigues;
oltre ai suoceri di Gil conosciamo tutta una sfilza interminabile di parenti
e amici che fanno di tutto per farci sentire a nostro agio, e devo dire
che ci riescono abbastanza bene, eventualmente le difficoltà son
tutte nostre di quasi imbarazzo di fronte a tanta naturale e per loro squisita
ospitalità. Soltanto in Polinesia mi ero sentito così a mio
agio.
Dopo un abbondantissimo rinfresco,
nel quale si poteva gustare la tipica cucina locale, la festa termina con
musica, e balli tipicamente rodriguesi, in primis la famosa danza “SEGA”
che loro sentono e hanno proprio nel sangue e che improvvisano con naturalezza
devastante. Verso mezzanotte rientriamo insieme alla famiglia di Gil con
i bimbi addormentati fra le braccia della loro mamma e di Paola.
3° GIORNO 07-01-07
Con Paola decidiamo di andare a
fare in autonomo un giro verso la zona est, dalle spiagge più belle
e segnatamente ci prefiggiamo di raggiungere trou d’argent. Sappiamo che
nell’ultimo paese dove ferme il pullman di linea c’è una festa Rodriguese,
ma nonostante il possibile caos, decidiamo di andare lo stesso; e questo
non sarà un gran colpo di genio. Dopo colazione partiamo a piedi
per Port Mathurin. Giunti circa a metà strada becchiamo un acquazzone
con i fiocchi. Che fare? Siamo a piedi e lontani sia dalla partenza (inutile
pensare a tornare) sia dall’arrivo (stazione Bus), in mezzo a una strada
e senza ombrelli o K-way (errore). Ad un certo punto un Rodriguese intento
a riparare la sua barca e incurante della pioggia ci vede e ci invita a
ripararsi a casa sua. Incredibile, può succedere solo qui e in pochi
altri posti. Per fortuna non dura molta e così possiamo riprendere
il cammino. Arrivati alla stazione degli autobus ci informiamo sul nostro
e ci mandano dove c’è una piccola folla. Ci guardiamo in faccia
preoccupati ed in effetti è proprio così. Tutti ammassati
sul 1° bus che arriva. Il viaggio dura un’ora ed è un’avventura
alla quale non eravamo più abituati, noi classici Europei “automobilizzati”,
tra una spintone e l’altro, uno scrollone dei semi fatiscenti autobus,
qualcuno che ad ogni curva ti arriva addosso. Vi tralascio il resto dei
particolari. Arrivati finalmente a Saint Françoise scendiamo e notiamo
subito (era impossibile non accorgersene) che c’è un gran fermento
sulla bella e lunga spiaggia. Si dan tutti un gran daffare per preparare
la festa, c’è chi lavora sodo al barbecue, chi allestisce i banche
di frutta (rigorosamente del posto e quindi tropicale) e di dolcetti locali,
chi prepara il banco delle bibite, che ha come frigo un gran contenitore
d’acqua dove vengono buttati cubetti di ghiaccio in quantità; c’è
anche un Gazebo che ospita una orchestrina, la quale sta provando i pezzi
che andranno poi a suonare e cantare durante la festa. Dopo un giro esplorativo,
prendiamo la strada (SENZA INDICAZIONI!!!!!!!!) che dovrebbe portare a
TROU D’ARGENT e infatti sbagliamo. Un motociclista, dopo che abbiamo percorso
più di 2 km in una strada sempre più deserta che si inerpicava
verso l’alto, ci avverte dell’errore e ci dice che dobbiamo “border la
mer” (costeggiare il mare): per un attimo ci guardiamo in faccia e ci prende
lo sconforto. Poi per fortuna rapidamente reagiamo e torniamo indietro
sui nostri passi e dopo varie richieste di informazioni circa la strada
corretta da percorrere, finalmente imbocchiamo il sentiero giusto entrando
dentro un cancello che a noi era sembrato una Proprietà Privata.
Percorriamo questo bel sentiero
in un bosco di casuarina bellissimo e profumato, allietati ogni tanto dalla
compagnia ai bordi del sentiero di mucche, capre, pecore, agnelli,
galline e altri animali per noi domestici e qua lasciati liberi di pascolare
ovunque. In capo ad una mezz’ora: TROU D’ARGENT, che tradotto letteralmente
significa “Buco d’Argento” (ed effettivamente sembra proprio una gigantesca
buca che interrompe le rocce costeggianti il mare), si spalanca alla nostra
vista, proprio sotto di noi, imperiosa e maestosa, per via del frastuono
amplificato dall’eco, che fanno le onde infrangendosi sulla spiaggia. Selvaggia
e bellissima, isolatissima e con la barriera assolutamente vicino a riva,
che lascia passare (con l’alta marea) le onde che vi si infrangono sopra
fragorose e impetuose e poi terminano la loro corsa, con una schiuma bianchissima,
fin sulla riva. Esploro la zona e faccio mille foto in ogni direzione.
La barriera così incredibilmente (vista la natura dell’isola) vicino
a riva crea spettacolose onde che terminano in lunghe scie di schiuma bianca.
Restiamo per un po’ ammirati e “come sospesi” a contemplare quello spettacolo
davvero singolare.
Dopo qualche ricerca troviamo il
passaggio per scendere, in pochi minuti ci troviamo soli, al centro di
questo meraviglioso anfiteatro naturale. Stendiamo i teli proprio al centro
della bella spiaggia e io azzardo anche a fare il bagno attirato da questa
natura così selvaggia e suggestiva, ma con l’alta marea e la barriera
così vicina e le onde impetuose rinuncio anche se a malincuore,
mi rinfresco semplicemente un po’. Poi ci lasciamo andare sugli asciugamani
assorti in quell’atmosfera così surreale e meravigliosa.
Dopo un paio d’ore rientriamo a
S. Françoise: la festa è al culmine: una marea umana, rigorosamente
coloratissima si presenta ai nostri occhi (infatti anche a S. Françoise
si arriva dall’alto e in tal modo si ha un colpo d’occhio magnifico su
tutta l’enorme spiaggia).
Ci addentriamo nella calca vociante
per curiosare e cercare qualcosa da mangiare. C’è l’imbarazzo della
scelta fra i vari chioschetti sorti spontanei. Optiamo per 2 hot dog e
1 panino con una locale salsiccia “dolce!?!”.
Dopo un bagno e un riposino distesi
all’ombra, trovata con grande difficoltà visto il numero incredibilmente
alto di locali che ovviamente si erano accaparrati i posti migliori, proviamo
a cercare il Bus per il rientro. Trovato a fatica il punto dove probabilmente
il Bus faceva sosta, lo attendiamo per circa 45’ sotto il sole cocente.
Poi finalmente arriva. Stesse scene che all’andata, però mentre
Paola riesce a trovare un posticino seduta io stavolta sono in piedi. Un
“inferno”! dopo 45’ di sballottamenti e strusciamenti vari (il ritorno
è curiosamente e fortunatamente più breve dell’andata), finalmente
arriviamo a Port Mathurin. Torniamo lentamente al nostro Ti Pavillon, stanchi,
ma felici per aver trascorso una giornata indimenticabile. Ceniamo e per
concludere la giornata degnamente, passeggiata romantica ad Anse aux Anglais
e poi a nanna, sigh, sigh… per l’ultimo giorno.
4° E .. PURTROPPO..
ULTIMO GIORNO PIENO 08-01-2007
Ci svegliamo di buon mattino, già
prima delle 7 è tutto chiaro fuori. Questa è la nostra ultima
mattinata a Rodrigues. Chiediamo a Gil conferma per il volo di ritorno
e dopo colazione ci prepariamo per l’escursione odierna. Oddio non è
quella “gran fatica”, il tour dell’isola su un Pulmino. Scopriamo ben presto
che il Pulmino è quello dell’ escursione alle isole della laguna
e che ci farà da guida lo stesso Jean-Pierre, il quale era stato
anche la nostra guida nell’escursione di mare. L’arte di arrangiarsi e
di riciclarsi….. non è solo Italiana. Dopo aver attraversato Port
Mathurin e dopo una sosta in farmacia (la dissenteria è l’unico
inconveniente che ci ha un po’ accompagnato per tutta la vacanza, Mauritius
compresa), partiamo per la costa NORD. Dopo aver attraversato lentamente
questo tratto che è particolarmente caratteristico, con la laguna
molto bassa e le ricercatrici di frutti di mare che si danno da fare con
l’acqua alle caviglie o al massimo al ginocchio. Il panorama è decisamente
bello ed essendo anche una bella giornata i colori della laguna risaltano
in modo particolare, terminato il bel giro della costa nord, arriviamo
alla deviazione per la costa SUD. Jean Pierre a un certo punto ferma il
pulmino e scende a comprare una dozzina di pile e ci mostra orgoglioso
che queste costano un po’ di più, ma sono di qualità nettamente
superiore. Mi domando il perché di tutto ciò; beh … lo scoprirò
di lì a poco. Percorriamo ancora un paio di Km e ci fermiamo sopra
un altopiano che degrada dolcemente verso il mare e dal quale si gode un
ottima vista della laguna. Dopo un percorso di circa 15 minuti arriviamo
all’ingresso della famosa (per i locali) CAVERNE PATATE. Sarà certo
il pezzo forte dell’escursione odierna. Entriamo scendendo un po’ di scalini.
Ci sono altri turisti che però vedo titubanti e che ci guardano
in maniera perlomeno strana. Jean Pierre tira fuori le lampade (ora capisco
le pile e “pile nuove”), le carica, le accende e ce le consegna 1 per ognuno
di noi (siamo in 4 Paola, io Jean Pierre e Chantal). Infine ci inoltriamo
nella grotta da soli. Gli altri turisti son tornati indietro. Saranno 615
metri da percorrere nell’oscurità più completa, su terreno
dissestato, aiutati solo dalla luce delle nostre torce. Jean Pierre si
ferma più volte per farci vedere stalattiti e stalagmiti che
prendono le forme più svariate da animali a coralli a personaggi
più o meno famosi, etc. ci spiega che le stalagmiti e le stalattiti
crescono di 1 mm all’anno. Ce ne mostra qualcuna in formazione. Ad un certo
punto, circa a metà percorso, ci invita a spegnere le lampade per
percepire il buio assoluto ed il silenzio assoluto. È una sensazione
incredibile (almeno per chi come noi non era mai sceso in una grotta) rinforzata
dal restare in assoluto silenzio per qualche minuto. Stupefacente; il mio
pensiero corre, e tra le varie situazioni immaginarie, mi porta a pensare
cosa succederebbe se a qualcuno dentro la caverna gli si esaurisse la sola
fonte di luce a disposizione. Per fortuna di lì a poco riaccendiamo
le nostre torce e riprendiamo il cammino, ogni tanto i volto indietro per
e c’è davvero il buio pesto nel punto in cui eravamo tutti noi fino
a pochi attimi prima. finalmente arriviamo all’uscita: dico la verità
la vista fioca della luce che s’intravedeva credo abbia rasserenato sia
me che Paola, che Chantal. Esperienza comunque unica: da provare, da sola
vale il prezzo dell’escursione. Riprendiamo il nostro cammino in pullman
verso la costa Sud: superiamo un paio di piccoli villaggi e poi ci fermiamo
per il pranzo in un terzo: Rivière Cocos , in una trattoria locale
molto caratteristica dove servono a me e a Paola un pesce a testa chiamato
“capitaine”: buono e a J.Pierre e Chantal e pesce e varie insalate creole
dall’aspetto un po’ dubbio. Dopo il pasto riprendiamo il percorso e la
mia mente spazia passando dalla gioia per i bei panorami che incontriamo
alla tristezza perché attraversiamo i posti più degradati
dell’isola dove la gente vive in poco più che baracche. Eppure nei
loro sguardi permane sempre la fierezza e cordialità, dimostrata
da ampi saluti o sorrisi appena il nostro mezzo rallenta o si ferma per
osservare qualche bel panorama. Che popolazione fantastica!!!
Passata anche la costa sud, ci indirizziamo
verso la costa est: quella delle spiagge più belle: POINT COTTON,
ANSE AILLY, ST. FRANCOISE. Facciamo una sosta di un’oretta per ciascuna,
condita da bagni di mare e di sole. Saranno i nostri ultimi a Rodrigues.
Poi rientriamo passando per la cattedrale si Saint Gabriel, la visitiamo
è bella, costruita nel 1939, in stile vagamente gotico, ha ancora
un buon aspetta, anche se abbisogna di un po’ di restauri. Ancora una sosta
mont Lubin, per raggiungere a piedi il punto più alto dell’isola
dal quale si gode di un’ottima visuale su gran parte del perimetro. Poi
rientriamo definitivamente al Ti Papillon, riposino e preparazione dei
bagagli, foto ricordo con Gil e la sua splendida famiglia. Ultima passeggiata
e ultime foto ad Anse aux Anglais. Che differenza con altre zone dell’isola
viste oggi, è di gran lunga il quartiere migliore di Rodrigues:
spiagge piccole, ma carine, strada curata, ville e villette deliziose con
i loro giardini e un paio di alberghi: “Anse aux Anglais”, aperto e funzionante
e “Le Cocotiers” chiuso e non si capisce bene il perché visto che
questo di Natale e capodanno dovrebbe essere un periodo buono per il turismo.
In conclusione la 4 giorni a Rodriguesi
è rivelata un’esperienza molto bella e appagante e che ci fa sorgere
molti dubbi e considerazione confrontando la nostra “civiltà europea”
con con il modo di vivere e concepire la vita dei Rodriguesi. È
difficile ridurre e spiegare due culture differenti con poche parole, ma
faccio lo stesso un tentativo: con poca disponibilità economica,
vivono quanto noi (in termini di lunghezza della vita, la cui media è
pressappoco come la nostra, circa 70 anni), sono fieri e la felicità
e la serenità gliela leggi quasi sempre sul volto, non s’ammazzano
di lavoro (quasi tutti i negozi e uffici chiudono al più tardi alle
16), proprio perché mettono al centro della loro filosofia una qualità
di vita accettabile e la delinquenza è pressoché tendente
a zero. E in questo è migliore rispetto anche a Mauritius.
Sono un educatore sportivo di professione
(ma l’avrebbe colto credo chiunque) e non ho potuto fare a meno di notare
con che disinvoltura e agilità si muovano i ragazzini e i bambini
locali, in modo particolare mi è rimasta impressa una corsa di una
bimba di 8/9 anni agile e veloce a piedi nudi su un asfalto sconnesso;
l’ho osservata attentamente per qualche istante e nell’apprezzare la sua
armonia e leggerezza di movimenti nel gesto atletico più semplice
che la natura ci ha donato, la CORSA appunto, la mente mi è volata
veloce ad alcuni dei miei allievi che fanno fatica a correre con le scarpe
migliori del mercato e su un terreno perfettamente liscio…termino con questa
immagine che ritengo piuttosto emblematica.
5° GIORNO, il giorno
della partenza… 09-01-07
Gil ci accompagna all’aeroporto
alle 21,30 perché ha sentito al telefono che c’è ritardo
sull’orario di partenza previsto. Collezioniamo altri 45’ di ritardo
sul volo locale, poco male perché li avremmo dovuti passare in aeroporto
a Mauritius, dove atterriamo alle 00.15 del 9 anziché alle 23,30
del 8/01/07. ci attende una lunga notte in aeroporto. Dopo aver recuperato
i nostri bagagli ci rendiamo conto che dobbiamo uscire per poi entrare
da un’altra porta, infine riusciamo a sistemarci alla bel e meglio su due
panchine e ad approntare il nostro “giaciglio” per la notte mentre gli
inservienti aeroportuali fanno le pulizie e ci guardano piuttosto male.
La nostra nottata tra un rumore e un risveglio e l’altro termina alle 6
di mattina. Dopo un visita al bagno aeroportuale facciamo colazione in
un bar e alle 7 abbiamo già terminato le operazioni di check-in,
ovviamente siamo i primi del nostro volo: il MXP delle 10,05. continuo
ancora un pochino il mio racconto perché quello che succede in aeroporto
a Mauritius è perlomeno singolare per non dire incredibile. L’avevamo
già sperimentato la mattina dell’andata a Rodrigues e lo constatiamo
(purtroppo anche ora): l’aeroporto Internazionale ha solo 4!?! cancelli
di imbarco e vengono ammucchiati parecchi voli tra le 8 e le 10, che ovviamente
non riescono ad essere smaltiti in orario e si accumula ritardo su ritardo.
Addirittura ad un certo punto verso le 9:30 gli schermi che elencano i
voli si spengono. Continua per l’ennesima volta lo speaker a chiamare “ultima
chiamata per la Reunion” , ma quante volte esiste l’ultima chiamata?......e
nessuno chiama il nostro volo per Milano MXP. Se non ci informavamo autonomamente,
un po’ con il passa parola tra i passeggeri italiana, allibiti e confusi
come noi, e un po’ con gli spizzichi di frasi che si riuscivano a captare
dagli sportelli presi d’assalto, non so proprio come sarebbe andata a finire.
Ultima chicca, di cui avremmo fatto volentieri a meno, con un'altra mezz’ora
di ritardo (e ci è andata di lusso, visto quello che stava succedendo
agli altri voli) siamo pronti alla partenza. L’aereo è in fase di
rullaggio quando il comandante annuncia che c’è un guasto al computer
di bordo e occorre sostituirlo,nohhhhhh…..il ritardo aumenta a dismisura;
dopo 2 ore finalmente decolliamo.
Conclusioni: vacanza molto bella,
soprattutto la parte di Rodrigues, quella di Mauritius è stata un
po’ condizionata dall’albergo situato in una posizione a dir poco infelice;
i voli da dimenticare e l’aeroporto di Mauritius (se è sempre così)
da riorganizzare.
Le foto
di questo viaggio: (cliccare sopra per ingrandire)
| MAURITIUS: |
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| RODRIGUES: |
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