Sardegna Agosto 2014 - Nurra, Sassarese ed Asinara.
La parte di Sardegna che mi ha ospitato quest'anno è stata quella di Nord-Ovest cioè delle sub-regioni di Nurra e parzialmente del Sassarese
Finora avevo evitato la parte Nord-Ovest per cause climatiche (ad esempio la possibilità di subire il forte vento di Maestrale e relativo mare mosso anche 300 giorni l'anno) ma la scelta è stata dettata oltre dal fatto che volevo conoscere bene questa zona, perchè mi era comodo stare non troppo lontano da Porto Torres per estendere il viaggio verso la Spagna e laFrancia (ma ne parlerò dopo).
Per fortuna i timori climatici si sono famifestati pochissimo permettendomi di usufruire al meglio una parte della Sardegna che mi ha ammaliato con la sua selvaticità.
Come base ho scelto, consultando come sempre gli annunci delle case-vacanza, Palmadula.
 
Chiesa della Santa Maria Assunta  Vista da casa Angurie alla Sagra del Porcetto Entrata del paese

Palmadula è un paesino di poche centinaia di abitanti nella Nurra adatto a chi piace trascorrere un periodo all’insegna del bel mare, della natura, della pesca e di interessanti escursioni nella tranquillità più assoluta. La posizione infatti è secondo me tra le migliori: in collina in modo da usufruire di qualche grado di temperatura in meno rispetto la pianura, cosa piacevole in estate, e a metà strada tra Alghero e Stintino raggiungibili la prima a Sud, la seconda a Nord in circa venti minuti di auto, lo stesso tempo che separa il paese da Porto Torres da dove sbarcare con il traghetto e l’auto a seguito provenendo da Civitavecchia, Genova o Barcellona.  Il paese è piccolo ma in compenso ha alcuni utili servizi tutti concentrati in una manciata di decine di metri: la farmacia ben fornita, un piccolo bazar-casalinghi, un minimarket, l’edicola con articoli da pesca ed esche vive, un benzinaio, due macellerie, un profumato panificio, un ortofrutta, un’officina meccanica, un paio di bar, una pizzeria aperta anche a pranzo, la chiesa, una stazione dei Carabinieri e persino un ufficio postale e un'armeria, tutto a massimo due, tre minuti a piedi! Il silenzio si accompagna con la cordialità degli abitanti e gli unici giorni animati sono quelli delle processioni religiose e delle sagre. Chiaramente chi è amante della vita notturna o mondana si deve recare altrove, ma chi ha bisogno di godersi il mare, tra l’altro il più vicino a soli dieci minuti di auto, mai affollato, spesso deserto, ricco di spiaggette, cale e scogliere adatte sia ai pigri che ai più intraprendenti questo è il luogo adatto dove alloggiare magari, come è capitato a noi, in un economico (questa parte della Sardegna è tra le meno care) appartamento attrezzato di tutto, veloce da pulire perché piccolo, con quattro-cinque posti letto ed un ampio terrazzo dove pranzare sotto l’ombrellone con vista sulla campagna o dove godere a cena, lontano dalle luci delle grandi città, del cielo stellato attraversato dalle stelle cadenti.
Il paese è talmente tranquillo che solo dopo qualche giorno ci siamo accorti che, come fosse un gesto ovvio inconsapevole, non chiudavamo mai la porta della nostra abitazione quando eravamo in casa, nè la mattina, nè la sera e più di una automobile era parcheggiata di notte con i finestrini aperti e tanto meno ho sentito il suono di un antifurto!
Poco dietro la nostra casa vi era la piazza dove avvenivano le sagre e le manifestazioni varie, nonchè la chiesa, le cui campane battevano alcune ore della giornata sino alle 21.00, e dove andammo a messa un paio di Domeniche. 
Troppo curioso era il campanile che quando suonava per richiamare i fedeli lo faceva ad un ritmo sfrenato e volume sostenuto facendo vibrare le mura ed il pavimento all'interno della chiesa; anche la messa era un po' diversa da come sono abituato, con la prenotazione delle ostie all'entrata, la lettura alternata del Vangelo tra sacerdote e fedeli, il passaggio del "libro" in visione tra i banchi, la fila identica a quella che si fa per prendere la Comunione per scambiare un segno di pace con il prete, le Ostie imbevute nel vino ed altro ancora; eravamo gli unici forestieri. Il giorno dell'Assunzione (a cui è dedicata la chiesa) prepararono dopo la Cerimonia e la processione un lungo bancone dove le donne del paese portarono tantissime specie di dolci fatti con le loro mani, mentre il prete mescé fiumi di birra :-) Gnum ! :-P
Come ogni volta che torno in Sardegna anche quest'anno ho avuto il piacere di rivedere qualche vecchia conoscenza del periodo in cui abitavo in Sardegna e con cui sono rimasto più o meno in contatto; quest'anno passammo una bella giornata con dei simpatici amici di famiglia di Thiesi(SS) e Sassari in vacanza ad Alghero ed una serata con una mia cara compagna delle elementari che vive a Porto Torres; a proposito se capitate in questa cittadina per imbarcarvi in nave e siete in forte anticipo fate un salto alla Basilica di San Gavino, la chiesa romanica più grande e antica della Sardegna (XI secolo), ne vale la pena!
 
Alghero Alghero San Gavino a Porto Torres San Gavino a Porto Torres


Come è mio solito passerò alla descrizione della costa, tralasciando o appena accennando le spiagge più affollate, generalmente quelle di sabbia, spesso con parcheggi a pagamento e servizi... lontanissime dai miei gusti.
Da Palmadula verso SUD:
 
Il mare più vicino a Palmadula è Porto Palmas e si trova a circa 3,5 km percorrendo la Via Argentiera e svoltando a destra in corrispondenza di un rimessaggio barche con annesso chiosco-bar. 
La prima spiaggia ha una serie di servizi e come tutte le spiagge in Sardegna è comunque libera anche se con la possibilità di affittare ombrelloni ed è, come è ovvio, abbastanza frequentata; c'è un'ampia possibilità di parcheggio gratuito sia nella parte più in basso che in quella appena più in alto. 
Da Porto Palmas si dirama in salita una stradina non asfaltata lunga circa 2,5 Km in ottimo stato, quindi percorribile con qualsiasi mezzo, che segue la costa. Questo è l'itinerario che consiglio di percorrere per trovare le cale più diverse, fantastiche, spesso deserte o comunque sempre semideserte anche in Agosto, talvolta frequentate solo dai camperisti che, se anche teoricamente vietato, si accampano per giorni grazie alla tolleranza del comune favorita dal fatto che sono pochi, educati e non sporcano.
La prima delle calette (Acque Dolci) generalmente riparata dal mare mosso, quasi una grande piscina naturale, è la più frequentata soprattutto la settimana di Ferragosto, sia perchè è la prima che si incontra e sia perchè è l'unica che ha la spiaggia di sabbia (scura) che degrada molto lentamente in mare; quindi adatta a chi vuole la massima comodità e dove i bambini che non sanno nuotare possono avventurarsi più lontano. A causa della conformazione della spiaggia tra la bassa e l'alta marea l'area disponibile per piazzare il proprio ombrellone può dimezzarsi o raddoppiare... nonostante sia poco adatta alla pesca io catturai con le sole mani un polpo gigantesco in tana mentre rientravo verso riva in un metro d'acqua!
Le successive cale sono per gli amanti degli scogli e/o sabbia a grana grossa o ciottoli, per gli appassionati di pesca sub o con canna, per chi si diverte con machera e pinne; a seconda dei punti può risultare più o meno difficoltoso entrare in acqua, in alcuni si accede alla cala scendendo dei brevi sentieri accidentati altri sono più agevoli, tutti hanno la possibilità tramite dei piccoli spazi ai lati della strada di lasciare senza intralciare la propria auto.
La cale più suggestive, da cartolina, però sono le ultime due verso la fine della stradina, quelle poste tra alte scogliere e più faticose da raggiungere.
Alla prima delle due, lasciata l'automobile in un ampio spiazzo, si accede aiutandosi inizialmente con un corrimano di legno (occhio alle schegge) e poi proseguendo con un sentiero scosceso ma tranquillamente percorribile con un poca fatica anche dai bambini e porta ad un paio di spiagge di ciottoli e sabbia a grana grossa che sono qualcosa di fantastico, un set di mare cristallino azzurro e quasi sempre deserto interrotto da scogli dalle forme più sceniche e pareti di rocce scure mozzafiato. 
La seconda ed ultima cala, sabbiosa mista a scogli, chiamata "la Frana" (foto qui sotto a destra), si trova alla fine della strada; è la più spettacolare sia dall'alto che dal basso ed è abbastanza ampia ma richiede agilità e "fiato" in quanto per accedervi perchè il percorso è lungo, ripido e scosceso anche se comunque fattibile, con moltissima attenzione!!!, con ombrellone e accessori vari.
 
Fondali a Porto Palmas Parcheggi lungo la costa a Porto Palmas The catch of the day La Frana
Proseguendo la Via Argentiera senza svoltare per Porto Palmas, superata la traversa per il Cimitero (dove si trovano accessi ad un mare di scogli e acqua profonda ricca di pesci), dopo una serie di curve in discesa si arriva alla Cala dell'Argentiera. L'Argentiera fu uno dei più importanti centri per l'estrazione dell'argento, la cui attività iniziò nel 1864 e terminò nel 1963 (ma i minerali di argento, piombo e zinco di questo luogo erano già estratti dagli antichi romani); una volta abbandonate le miniere divenne una città fantasma ed ancora adesso le strutture di estrazione (i pozzi non si vedono esternamente perchè sono all'interno di queste) e lavorazione del minerale pur fatiscenti sono ancora nel loro posto come se il tempo di fosse congelato e con molta cautela e rischio è possibile entrarci; spero che prima o poi a qualcuno venga in mente di ricavarci un museo minerario sia per creare posti di lavoro che per metterle in sicurezza. La  parte più interna dell'Argentiera è invece abitata dal piccolo agglomerato di case chiamato "La Plata". In cima a tutto domina la Chiesetta di Santa Barbara (protettrice dei minatori) dove ancora si celebrano le messe (officiate dallo stesso sacerdote di Palmadula) e dove assistemmo alla processione in onore della Santa. Le spiagge sono essenzialmente tre, la prima (spiaggia di  San Nicolò) dove c'è anche un ampio piazzale non asfaltato per parcheggiare è quella meno frequentata perchè priva di servizi, delimitata a sud dalla montagna che, come anche la sabbia (scura), brilla dei residui delle lavorazioni dell'argento ed è quella dove abbiamo assistito allo "sbarco" di un fenicottero probabilmente ferito (i fenicotteri non nuotano in mare aperto!) , la seconda superata la vasca ed l'antico molo è attrezzata con bagnini (gli stessi che portarono il fenicottero ad un veterinario dopo un lungo inseguimento col pattino in mare) ed un mini stabilimento balneare con sabbia giallina ed è quella più frequentata (mai folla); infine superata  una roccia si arriva (con l'alta marea passando parzialmente sul bagno asciuga) ad una terza più piccola. A causa della sua posizione è raro che il mare sia completamente calmo.
Curiosità: all'Argentiera sono state girate alcune riprese di film importanti come La scogliera dei desideri, con Elizabeth Taylor e Richard Burton e Chiedo Asilo con Benigni
 
Complesso minerario retro spiaggia Spiaggia di San Nicolò Processione per
Santa Barbara
Fenicottero rosa salvato
Più a Sud in direzione di Alghero poco prima di entrare nell'area protetta marina di Capo Caccia ed Isola Piana si arriva al lago di Baratz, un'oasi avifaunistica nonché l'unico vero lago non artificiale di tutta la Sardegna. Intorno ci sono pinete spesso frammiste di Palme Nane Mediterranee e possibilità di fare trekking lungo i percorsi segnalati intorno allo specchio d'acqua o semplicemente fare un picnic. Le spiagge più vicine sono Porto Ferro, una lunga mezzaluna di sabbia molto frequentata e poco più a sud alcune cale rocciose che si raggiungono da Torre Bantine tramite una serie di sentieri come quelli segnalate dai cartelli in foto.
Continuando verso Capo Caccia (dove c'è l'ingresso alla Grotta di Nettuno) una vera rivelazione è stata Cala Dragunara. E' una caletta piccolissima con alle spalle un bar/biglietteria e delle gradinate di cemento sulle quali si affittano gli ombrelloni.  Si accede facilmente da una stradina dove si trova senza problemi parcheggio.
La parte sabbiosa è esigua e la gente quindi di accalca come può anche negli scogli che la circondano; in più c'è un molo dove attraccano due o tre volte al giorno i ferry-boat per la Grotta di Nettuno (n.b. alla grotta si accede o via terra tramite 500 scalini oppure per mare da Alghero o Cala Dragunara). Nonostante quindi non sia certo una spiaggia deserta è un posto che vale la pena tornarci più volte per vari motivi. Innanzitutto ha un mare cristallino dai colori fantastici poi è all'interno del parco nazionale e questo fa la differenza: infatti già a pochi metri dalla riva la fauna è abbondante con banchi di saraghi, salpe e muggini che nuotano tra la Posidonia oceanica, inoltre basta seguire la linea della costa a nuoto di poche decine di metri per incontrare in un fondale che diventa subito alto con murene, polpi e castagnole in numero maggiore che da altre parti tra i colori sgargianti di varie specie di spugne e stelle marine;  infine è il luogo più riparato di questa parte della costa dove è impossibile non trovare la superficie del mare liscia come l'olio con qualsiasi tempo e anche nei giorni in cui il mare è in tempesta spostandosi di soli 15 minuti in auto si può trovare qui un posto dove snorkellare in santa pace.
 
Cale vicino Torre Bantine
(Porto Ferro)
Cala Dragunara Cala Dragunara Cala Dragunara

Più giù di Alghero, cittadina dove le spiagge di sabbia sia libere che con stabilimenti balneari sono affollatissime, non sono andato.

Da Palmadula verso NORD

Prendendo la provinciale in direzione di Stintino superata la frazione di Biancareddu si gira per il bivio segnalato di Lampianu, infine si parcheggia un un piazzale non asfaltato (formato da una parte superiore ed una più in basso) . 
Questa meravigliosa ed ampia cala si trova a circa 300 metri sotto il livello stradale ed  è accessibile tramite una comoda scalinata ristrutturata qualche anno fa (quindi in buono stato diversamente da quanto letto da alcune guide) di 160 scalini (o 130 si prende dal parcheggio inferiore, l'ho contati!).  Si  tratta di una delle cale più suggestive che abbia visto in un contesto selvaggio con poca gente o, a seconda dei giorni, anche nessuno, con una spiaggia di sassolini o ciottoli di varie grandezze fini come lame.  Il fondale è semi roccioso dove, come per altro dappertutto, ho pescato polpi di taglia grande non lontano da riva. Unico problema: a seconda della correnti può capitare che vengano dal mare dei rifiuti (soprattutto legna e plastica) e come per altre cale prive di servizi ed isolate non c'è nessuno che possa rimuoverli e quindi non è difficile trovarli accumulati in qualche angolo della spiaggia o peggio, anche se più raramente, in mare.
 
Lampianu (i parcheggi) Lampianu (la scalinata) Lampianu Lampianu
Sempre continuando verso Stintino bisognai deviare in corrispondenza di un bivio con delle rocce sulle quali è scolpita la scritta "villaggio Nurra"; si tratta di un villaggio abbandonato formato da una serie di casette all'interno di un recinto (anche se ho visto della auto all'interno  effettivamente sembrava deserto), proseguendo lungo la strada sterrata per qualche centinaio di metri si arriva infine in uno spiazzale parzialmente all'interno di un campo (attenzione non è molto facile vederlo e la strada bianca prosegue in campagna). Si lascia l'auto e si prende a piedi il viottolo che porta a mare nella Cala Majore "della Nurra" che a sua volta si divide in due cale, Cala Majore Sud (detta anche Cala Minore perchè più piccola) formata da ciottoli e Cala Majore Nord, la più suggestiva delle due, anch'essa incastonata tra le alte scogliere a picco ma sabbiosa e più distante. E' abbastanza faticoso raggiungerle non tanto per le asperità (che pure ci sono) ma perchè c'è tanto da camminare e se la mattina presto in discesa è "relativamente " facile, al ritorno in salita sotto al sole fa sudare un bel po'.
NB: Ho specificato "della Nurra" perchè questa selvaggia e splendida doppia cala non va scambiata con quella più famosa della Gallura che si trova all'estremo Nord della Sardegna non lontana dalla blasonata Santa Teresa (OT).
 
Sentiero per Rena Majore Rena Majore Sud Rena Majore Sud Rena Majore Nord
L'ultima cala dove sono stato del "mare di fuori", come viene chiamata questa zona del Mare di Sardegna, è Coscia di Donna.
Sulla strada per Stintino (si sempre quella, non è che ce ne siano molte da queste parti di strade!) in corrispondenza di una rotonda si trovano le indicazioni per Coscia di Donna (e per il Country Paradise, un villaggio per chi ama le vacanze "dorate"). Ad un certo punto i cartelli invitano girare sulla solita strada non asfaltata fino ad uno spiazzo dove si parcheggia liberamente. In corrispondenza di una sbarra si entra a piedi e dopo poche decine di metri in pianura appare la cala, chiamata così perchè vagamente a forma di gamba piegata (è formata infatti da due spiaggette). Dalla caletta principale formata da ciottoli, non particolarmente appariscente, parte (sulla destra guardando il mare) un sentiero non troppo accidentato che costeggia decine di altre calette appartate, isolate di cui alcune riparate dal maestrale, prevalentemente sassose o con scogli piatti dove con un po' di ingegno si riesce a piazzare l'ombrellone. 
La vegetazione lungo le scogliere oltre alla consueta macchia mediterranea di ginepri e lentischi è arricchita da rosmarino e da distese di cuscini spinosi della delicatissima e rara Centaurea horrida  (o Fiordaliso spinoso). La Centaurea horrida cresce endemica prevalentemente nella Nurra e all'Asinara; qualche esemplare si trova inoltre sull'Isola di Tavolara (sempre in Sardegna), nel sud della Corsica e alle isole Baleari testimonianza antica di quando queste terre erano unite tra loro ed è considerata un fossile vivente di un ramo dell'evoluzione che si è interrotto; quindi non è imparentata con nessun'altra pianta odierna.
 
Cala Coscia di Donna  Calette attigue Calette attigue  Cuscini di Centaurea horrida 
Avvicinandosi a Stintino e quindi cambiando mare, passando nel Golfo dell'Asinara, appena superata la centrale termico-eolica, troviamo una serie di spiagge di sabbia bianca, con qualche residuo di Posidonia secca, caratterizzate da un'acqua trasparentissima ed azzurrissima simile ad una piscina. E' possibile parcheggiare liberamente in uno degli spiazzi sabbiosi fronte mare.
Alcune di queste spiagge sono incasinatissime, imbottigliate di auto solo perchè posseggono un chiosco, un parcheggio asfaltato o uno stabilimento, altre anche a poca distanza, solo per il fatto di non avere alcun servizio, sono deserte! 
Consiglio quindi di imboccare una delle stradine bianche che costeggiano la provinciale (più precisamente in corrispondenza di una "casa matta") e andare a Pazzona (tra le spiagge di Saline ed Ezzi Mannu), un lungo lembo di sabbia poco frequentato con dietro uno stagno ("delle Saline") dove vidi alimentarsi decine di fenicotteri rosa e dove questi volteggiarono sopra il mio ombrellone.
Il fondale sabbioso degrada dolcemente e dopo una decina di metri si fa profondo e muta in semi-pietroso dove, con mio stupore mentre nuotavo con la maschera senza alcuna intenzione di cacciare, presi con le mani sotto una pietra un bel polpetto :-)
 
Stintino è dove non non vorrei mai soggiornare in Sardegna anche se fa la felicità di molti turisti con gusti opposti ai miei.
E' una cittadina asettica ed ordinata con tutti i servizi, belle rotonde fiorate, campi da tennis, negozi alla moda, movida notturna, ristoranti, stabilimenti balneari chic e persino un paio di semafori.
Il lungomare è una sfilata di locali e stabilimenti e si paga una tariffa parcheggi salata: 2 euro l'ora la domenica e 1,5 euro gli altri giorni (anno 2014) quindi fatevi un conto se si decide di stare una giornata al mare quanto possa costare extra a parte... e i controlli ci sono! "i famigerati vigilini" vigilano eccome!
Insieme a Porto Torres è l'unico centro della zona dove trovare assistenza sanitaria o sub oltre che una serie di pasticcerie di dolci tipici :-P
Tra le spiagge più gettonate c'è la famosa Pelosa e più a Nord la più piccola Pelosetta, due spiagge di sabbia chiara con stabilimento balneare simil formicaio umano sia a terra che in acqua. L'unica possibilità di "respirare" si ha alla fine del lungomare (sempre con parcheggio a pagamento) dove iniziano gli scogli che per fortuna non piacciono a nessuno, proprio di fronte alla scenica torre spagnola. 
Ci sono sia mini calette che un piccolo stabilimento proprio immediatamente dietro il muretto che delimita il marciapiedi. 
Il giorno che ci andammo c'era un'invasione di meduse Pelagia noctiluca, la specie più urticante del Mediterraneo, e quindi nessuno si azzardò ad entrare in acqua; così io e le mie figlie potemmo snorkellare in santa pace e andare più volte a nuoto sino all'isoletta con la torre e circumnavigarla quasi indenni o per lo meno solo con qualche striscio di medusa sulla parte inferiore del  polpaccio (il resto del corpo era ben protetto dalle mute)
 
Infine più a Nord di tutto troviamo l'isola dell'Asinara. Questo parco naturale è rimasto chiuso al pubblico dal 1885 al 1999, in un isolamento totale rafforzato nei primi anni sessanta dall'istituzione del carcere di massima sicurezza in cui vennero internati brigatisti e mafiosi come Raffaele Cutolo e Salvatore Riina e che ha dato il soprannome Île du Diable, in ricordo dell'isola penitenziario della Guyana Francese.
Questo fatto ha favorito la conservazione dell'ambiente con piante rare o endemiche e fauna unica tra cui  gli asinelli selvatici  albini, un carattere che essendo recessivo raramente si esprime in tale abbondanza di esemplari come su questa isola. 
Anche adesso che è aperta al pubblico è visitabile solo mediante tramite alcune organizzazioni e comunque per preservare intatto il territorio ci sono molte zone dove è interdetta qualsiasi attività umana compreso il passaggio.
La maniera più semplice per visitarla quasi tutta è quella di andare a Stintino ed acquistare un'escursione che può essere a seconda del prezzo a piedi in trekking (ma l'isola è molto grande!), in pulmino, in trenino (trattore) o in fuoristrada. Si parcheggia in uno spiazzo vicino al porto di Stintino o a pagamento direttamente al porto e ci si imbarca su un ferry che in un quarto d'ora arriva al molo di Fornelli.
Quest'isola ha una storia lunghissima che si può leggere su Wikipedia; l'escursione che dura l'intera giornata tocca tutti i maggiori punti di interesse sia naturalistico che storico, in particolar modo le varie carceri, gli edifici Austro Ungarici (cappella, ossario), le vecchie strutture (ospedale, edifici adibiti ai carcerati lavoratori, abitazioni del personale), la mostra Enrico Mereu (lo scultore per eccelenza dell'Asinara), il rifugio dove Falcone e Borsellino nell’agosto del 1985, minacciati dalla mafia, vennero costretti all’esilio con le famiglie e le splendide cale su una delle quali (quella dell'Ossario) fermano le varie gite per dare la possibilità di bagnarsi nelle basse e limpide acque abbonanti di pesci.
 
Una delle zone interdette con stagno Ossario Austro Ungarico  La Il rifugio di Falcone e Borsellino Asinello albino e non
Fornelli Pinna Nobilis Mostra di Enrico Mereu Fornelli
Riguardo il mangiare, noi cuciniamo in casa e raramente andiamo a mangiare fuori, ma è ugualmente possibile assaporare i prodotti tipici del luogo acquistando nei vari esercizi il cibo, in primis a Palmadula la carne, compresa quella di cavallo (che in Sardegna è più utilizzata che in altre regioni) o i dolci (lungo la strada andando verso Stintino ci sono varie pasticcerie di prodotti tipici). Poi ci sono le sagre, ad esempio nella prima quindicina di Agosto a Palmadula c'è sempre quella del porcetto anche se, come costatato altre volte in altri luoghi, il rapporto prezzo/qualità non è mai eccelso, meglio dedicare un pasto in un agriturismo a menù e prezzo fisso. Nella zona ce ne sono molti ma causa il poco turismo, forse causato dalla crisi economica, sono chiusi o aprono solo dietro appuntamento oppure cucinano solo in determinati giorni e comunque solo sera. A questo proposito allora un po' consigliato dalla gente del luogo, un po' prendendo informazioni da internet ne ho trovato uno aperto anche a pranzo (che preferisco così posso smaltire all'aria aperta e senza fretta ogni bicchiere di Cannonau, Mirto e Filo e Ferro senza dover andare subito via e guidare di notte l'auto ;-) e aperto ogni giorno in quanto possiede sei stanze da affittare e si trova in una zona più frequentata dal turismo, non lontano da Capo Caccia e il lago di Baratz: l'agriturismo "il Mirto". Trovato il telefono sul sito, ho prenotato e mangiato bene sino a scoppiare: tutto ok, lo consiglio.
La zona tra l'altro è bellissima: come dicevo prima nelle vicinanze c'è Capo Caccia (Grotta di Nettuno), Cala Dragunara ed il lago di Baratz.
Dopo tre settimane in questa selvaggia zona della Sardegna iniziò la seconda parte del viaggio con l'imbarco a Porto Torres verso Barcellona in Spagna con proseguimento con la nostra automobile sino a Carcassonne in Francia e poi alla meta finale di Lourdes nei Pirenei.
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