| Appunti di viaggio e riflessioni
sulla Sardegna
Sarrabus-Gerrei (e dintorni)- Agosto 2006 |
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Le
mie "dritte":
Come ho detto il mese d'Agosto, non è una grande scoperta, è il peggiore per l'aumento della massa dei turisti, per il clima perturbato e, non ultimo, per i prezzi sproporzionatamente alti, tanto da convenire, in alcuni casi un viaggio all'estero anche molto lontano. Senza dubbio Giugno rappresenta il mese migliore (a parte il mare freddino) per godersi qualsiasi sua spiaggia selvaggia come in origine; anche Luglio e Settembre sono appetibili soprattutto al Sud. Negli ultimi 20 anni sono sempre andato in Giugno ma, le cambiate esigenze lavorative, mi hanno obbligato il mese di Agosto; per evitare quindi scene balneari fantozziane, spese esagerate e disagi climatici ho dovuto spremere tutta la mia esperienza nella scelta del luogo. Il vento:
Il clima:
I prezzi
e la folla:
Le guide
e la pubblicità:
Altri fattori
determinanti:
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La
scelta, Villaputzu:
Considerate
le dritte ed i ragionamenti atti ad evitare la massa dei gitanti agostani
ho scelto la zona che comprende tre soli paesi isolati da svariate decine
di chilometri dal resto della civiltà ovvero
Muravèra,
Villapùtzu
e San Vito, tre comuni a circa una settantina di chilometri dal
capoluogo che, protetti dalle montagne, godono di un microclima eccezionale,
tra i più caldi della Sardegna ma relativamente secco e quindi piacevole
spesso accarezzato da un venticello fresco soprattutto la notte. Devo affermare
che in quattro settimane di permanenza il cielo è stato sempre azzurro
e un solo pomeriggio è stato caratterizzato da una leggera
pioggerellina nello stesso giorno che a Cagliari si è abbattuto
un violento nubifragio...nel resto d'Italia poi, ha piovuto da far schifo!
Non per niente in questa zona c'è la produzione più importante dell'isola di arance con tanto di sagra. Tutti e tre i paesi non si trovano sul mare, anche se la costa più vicina è raggiungibile in 15 minuti d'auto, : Muravera è il più grande e turisticamente più ricettivo con più negozi e movimento di gente, Villaputzu pur avendo più o meno gli lo stesso numero di abitanti è un poco più piccolo e molto più tranquillo mentre il minore è San Vito e si trova all'interno verso la montagna. La ricettività turistica della zona è esclusivamente ristretta all'affitto delle case da parte dei privati (non massiccio dal momento che molte case rimangono vuote anche nel mese d'Agosto talora per anni), alle seconde case talvolta di proprietà di sardi emigrati all'estero e al turismo itinerante (soprattutto camperisti per i quali la Sardegna è il paradiso) fatta eccezione per un villaggio turistico a Porto Tramatzu ed un paio di campeggi che per fortuna occupano solo una porzione piccola di costa sabbiosa dove sorgono servizi come bar, affitto pattini & Co dalle quali difficilmente la gente si "schioda"; io e la mia famiglia siamo amanti degli scogli, meglio se corredati da una minispiaggetta dove poter piantare l'ombrellone e appoggiare gli asciugamani...da bere e uno spuntino lo portiamo da casa senza necessità di chioschi ;-) . Non esistono hotel, pensioni, stabilimenti e compagnìa bella ! Con mio gran piacere ho notato che il paese non era poi tanto cambiato dall'ultima volta che c'ero stato, c'erano in più un paio di supermercati, qualche piazzetta risistemata, la raccolta dei rifiuti differenziata, qualche casa, soprattutto quelle lungo la statale, ristrutturata con materiali moderni, un piccolo complesso residenziale nuovo verso il mare ma l'anima era sempre la stessa: le case basse colorate di colori pastello o grezze (ovvero con i mattoni rossi a vista), i giardini privati delle abitazioni con l'orto annesso con pomodori, fichi e con grandi barattoli metallici un tempo destinati a contenere vernice od olio minerale, ora trasformati in boschetti di basilico, i caminetti a legna onnipresenti, le sbarre alle finestre sconosciute, le porte talvolta addirittura lasciate aperte a dare non solo il senso dell'ospitalità ma soprattutto la sensazione di sicurezza sociale e mancanza di criminalità a tutto vantaggio della serenità di una vacanza !: giuro di essermi vergognato di chiudere con l'antifurto l'auto parcheggiata sotto casa ! L'affitto senza intermediari di una casa attrezzata di tutto (dalla bombola piena del gas alla lavatrice, talvolta anche il condizionatore) nel mese di Agosto a Villaputzu (rif.anno 2006) varia da poco meno di 1000 euro a poco più secondo il taglio ed è comprensiva dei consumi di acqua ed elettricità, quindi adatta ad una famiglia alla ricerca di una vacanza in luoghi attraenti ma "very low-cost". Il fatto di non pernottare in un luogo "direttamente" sul mare è perfettamente ininfluente giacchè ci piace cambiare spiaggia, cala, costa, attività il più spesso possibile e il territorio offre, come spiegherò più avanti, molte possibilità...non solo marine...chi decide di andare in Sardegna con l'intenzione una volta a destinazione di macinare pochi chilometri con l'auto commette a mio avviso un delitto ! Magari avessi avuto un fuoristrada !!! Chi vi parla passa almeno 3 ore in auto imbottigliato in 100Km di traffico ogni giorno per recarsi a lavoro e nonostante ciò le deserte strade sarde, i paesaggi coinvolgenti e rilassanti non solo non mi facevano pesare le distanze ma, talvolta, avrei voluto che durassero di più ! L'appartamento scelto si trova al margine del paese in una via che dal centro arriva alla collina, è ampio, ben rifinito dentro e grezzo fuori con una vista bagno/camera da letto su una collina di fichi d'india e pecore al pascolo ed una disposizione Nord/Sud che sfrutta il venticello fresco soprattutto notturno più efficientemente di un condizionatore. Tutte le finestre sono complete di zanzariere e ovunque ci sono zeppe di legno per fermare porte e finestre a testimoniare l'eterno rapporto felice che i sardi hanno con Eolo...di notte lasciando tutto aperto si sente ululare il vento (cosa che amo) e le tende si alzano come fantasmi e bisogna dormire sotto le coperte per il fresco ! Le
zanzariere servono solo ad evitare che entri qualche rara mosca di giorno
in quanto le zanzare sono inesistenti. Questa è stata una gran sorpresa:
essendo una zona molto soleggiata e a causa della oramai cronica siccità
non ci sono pozze d'acqua nelle fogne o rigagnoli infetti da zanzare nelle
campagne. Anche i fiumi che sfociano in questa zona tra cui il Flumendosa
(il più grande della Sardegna) sono quasi secchi e d'estate terminano
sugli arenili senza riuscire ad arrivare in mare (creando tra l'altro coreografie
suggestive). Ho potuto quindi mettere da parte repellenti e fornelletti
a tutto vantaggio della salute; anche la sera in prossimità di pinete
o in pieno centro non ho mai visto neppure l'ombra di una zanzara ! (ed
io le attiro come una calamita !).
Nonostante la siccità a Villaputzu (altra cosa importante) l'acqua potabile non è mai mancata, mai razionata, anzi è sempre stata abbondante e pura in quanto l'acquedotto la preleva da una falda molto profonda. La mattina prestissimo ho avuto il piacere di non attivare la radiosveglia ma di lasciarmi destare prima dal canto del gallo, poi dai campanacci delle pecore, infine dai rintocchi del campanile della vicina Chiesa di San Giorgio (costruita nel 1601). Infine non posso che porre l'accento sull'accoglienza, disponibilità, onestà e tolleranza che ho trovato a Villaputzu (ma anche negli altri paesi limitrofi ed in generale nella mia Sardegna) non solo negli abitanti ma anche nelle istituzioni nel non imporre "tributi" da pagare allo "straniero" (abitudine invece tipica di alcuni paesi del continente) del tipo: assurdi divieti di parcheggio magari nei pressi del mare con vigili pronti a fare multe (ovviamente non ai residenti), limiti improbabili di velocità con autovelox nascosti ad un metro dalla segnalazione, parcometri nelle vie secondarie, zero tolleranza in caso di parcheggio non molto ortodosso in prossimità di una festa quando si sa che i parcheggi non bastano per tutti e altri trucchetti per "spennare" il non residente. |
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| Cagliari:
Per arrivare a Villaputzu bisogna prendere il traghetto che sbarca ad Arbatax o a Cagliari. Entrambe le località sono equidistanti (circa 70 chilometri), solo che la nave che sbarca ad Arbatax, più a nord, ci mette di meno visto che poi riparte per Cagliari; sono, però minori le corse che fanno tappa ad Arbatax, quindi potrebbe non essere possibile prenderla e così è stato per me ...ma con piacere...il piacere di rivedere subito la mia Cagliari con l'inconfondibile Sella del Diavolo, la via di fronte al porto, Via Roma, dove da bambino, sfilavo in maschera sotto i suoi portici, a Carnevale, ed ancora il Municipio, la parte alta della città, il Santuario di Nostra Signora di Bonaria con il suo museo di ex voto e le sue leggende marinare e tutti gli altri punti principali ben visibili dal ponte della nave. Per parlare di Cagliari non basterebbero cento pagine e non sarebbe questo racconto il luogo più adatto. Posso dire solo di essermi recato un paio di volte in questa vacanza per ritrovare amici e per fare ritorno, come ogni volta, ai luoghi della memoria: le case dove ho abitato, le scuole frequentate, una vista panoramica da Monte Urpino, un giro al Poetto (la spiaggia di Cagliari a Quartu S.Elena) oramai irriconoscibile rispetto quando andavo io per la mancanza dei "casotti" (una sorta di palafitte di legno) sotto i quali giocavo e per la sabbia scura importata che ha rovinato per sempre l'arenile un tempo bianchissimo; poi i vicini stagni, il grande stagno stagno di Molentargius, parzialmente adibito a saline, dove il colore rosso mattone dell'acqua tradisce la presenza dell'artemia, un piccolo crostaceo di cui vanno ghiotti i fenicotteri che grazie al pigmento dell'invertebrato diventano parzialmente rosa. Quando ero piccolo i fenicotteri erano rari e solo talvolta durante le migrazioni dall'Africa si posavano in questi specchi cittadini, ora, forse per la diminuizione dell'habitat africano (desertificazione ?), sono stabili e se ne vedono tantissimi.
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Le
spiagge:
Le
spiagge nei dintorni di Villaputzu sono molte e varie come caratteristiche.
Personalmente ritengo una spiaggia relativamente vicina quando, con un
massimo di mezz'ora-quaranta minuti, riesco a raggiungerla a prescindere
dalla distanza. Come sempre ho dato la preferenza a spiagge di scogli meglio
se calette sassose o sabbiose circondate da rocce con fondale roccioso
o misto evitando le spiagge "tutta sabbia" che sono sempre più affollate
e che soprattutto non mi permettono di fare snorkeling da riva con la mia
amata macchinetta subacquea e procurare il pranzo a base di polpi e seppie
rigorosamente pescate senza fucile subacqueo (che ho buttato alcuni anni
fa per una crisi ambientalista) con le nude mani o al massimo con una fiocina
nel caso di intanamento. Inutile dire che ho trovato ovunque fondali fantastici
con abbondanti praterie di posidonie, folte nuvole di piccoli pesci, gruppetti
di muggini (cefali), triglie e saraghi e soprattutto a ridosso dell'Area
Marina Protetta di Capo Carbonara banchi di orate e spigole. I polpi
non erano così abbondanti come un tempo quando mi capitava, da ragazzino,
di vederli persino sporgendomi da terra sulle pozze tra gli scogli...in
ogni modo un paio al giorno erano assicurati; molto più abbondanti
invece le murene, forse anche più decenni fà. Colonie di
ricci (che la gente raccoglieva e mangiava crudi sul posto), stelle marine,
granchi, paguri e conchiglie di vario calibro tappezzavano gli scogli multicolori,
multicolori anche grazie ai coralli e alle spugne rossi che qualche volta
ospitavano.
Ogni mattina dopo il canto del gallo ci alzavamo e alle 7,30 massimo 8 ero già in acqua con pinne, maschera, muta, macchinetta fotografica, fiocina, retino e pallone segnalatore, orario perfetto insieme con quello serale per poter incontrare quanta più fauna possibile. Certo... non è mare tropicale e come tale non ha i pesci sgargianti ed abbondanti a pochi metri dalla riva ma se non altro come Mar Tirreno lo ritengo al top (avendo snorkellato in quasi tutte le regioni tirreniche). L'orario mattutino era inoltre il migliore per portare al mare mia figlia Marika di 8 mesi nelle ore meno calde (a mezzogiorno o prima andavamo via per tornare dopo le 17-18), e per avere più tempo, dopo pescato, per far vincere la paura dell'acqua a mia figlia Maeva di 5 anni facendole indossare dapprima una mutina, poi dopo qualche giorno i braccioli, poi la maschera ed infine il boccaglio, fino a riuscire a farla andare a largo con me a snorkellare e addirittura farle scattare qualche foto con la mia macchinetta...se avessi avuto un'altra settimana forse sarei riuscito anche ad impararle una forma rudimentale di nuoto senza braccioli. In alcune spiagge che poi descriverò l'uscita mattutina era anche indispensabile per poter trovare posto, non perchè fossero affollate, ma semplicemente perchè laddove esistevano delle piccole calette bastava un ombrellone ad occuparle totalmente, mentre dove il parcheggio era molto limitato rispetto la capienza della spiaggia verso le 10,30-11 non era più possibile fermarsi con l'auto. In generale comunque non c'erano particolari problemi anche perchè le spiagge rimanevano deserte sino a poco prima dell'ora di pranzo e soprattutto nelle prime due settimane di Agosto si riempivano appena...nelle successive due settimane invece le spiagge erano sensibilmente più frequentate. Per più frequentate intendo comunque una situazione accettabile ! per indenderci, riferendomi alle spiagge da me visitate, il massimo della folla (nei giorni festivi della seconda metà d'Agosto nelle spiagge più famose come nella foto d'esempio di Cala Monte Turno) significava una sola fila di ombrelloni a distanza sufficiente a garantire la privacy e assolutamente senza tutta la serie di fastidiosi eventi quali radioline accese, partite a racchettoni, schiamazzi, trilli di cellulari o via vai di persone in perenne passeggiata lungo l'arenile ...tutti erano più o meno in religioso silenzio ispirato probabilmente dalla sacralità naturale dei luoghi ! Ovviamente esistono anche spiagge in zona che non seguono questa regola, ma io, conoscendole, l'ho evitate. Altri consigli: Anche se nelle coste che ho frequentato non mai trovato il turbine strappacapelli che so esistere in altre parti dell'isola, consiglio di portare dietro per sicurezza una corda con la quale creare almeno un tirante collegato al cappello dell'ombrellone e fissato a terra da una pietra (io utilizzavo una mezza bottiglia di plastica con del gesso solidificato all'interno ed un gancio affogato) per aumentare la stabilità non solo in caso di vento ma soprattutto in caso si debba piantare l'asta in un luogo dove lo strato di sabbia è troppo sottile e quindi non può affondare a sufficienza. Non scordarsi mai di entrare in acqua con delle scarpette per evitare tra gli scogli di pungersi con i ricci (le cui punte si spezzano dentro la pelle e difficilmente si riesce a toglierle con le pinzette, potendosi infettare) e per scongiurare nei bassi fondali sabbiosi le punture delle tracine, pesciolini che vivono sotto la sabbia con un aculeo velenoso sul dorso (da piccolo, quando erano più abbondanti, mi pungevano spesso!) Se non si è allergici non è pericoloso ma il dolore, vi posso assicurare, è molto forte. (ulteriori informazioni in caso di puntura di tracina). Non ho incontrato meduse (tranne un paio piccoline che ho fotografato) ma in caso di contatto usare questi pratici suggerimenti. Qui di seguito la descrizione delle spiagge che consiglio facilmente raggiungibili in auto (non fuoristrada) e con brevissimi tratti a piedi (anche perchè con l'attrezzatura subacquea, le riserve d'acqua fresca, l'ombrellone e tutto l'occorrente per due figlie piccole non avevo certo l'intenzione di fare del trekking). Partendo da Nord e scendendo verso Sud: |
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L'archeologia:
La
Sardegna rappresenta un paradiso anche per chi ama l'archeologia soprattutto
quella preistorica, ma non solo... io non sono il più adatto a presentarla
e quindi mi limiterò a raccontare quello visto quest'anno e quel
poco che so.
L'isola essendo in una posizione geografica strategica è stata colonizzata/influenzata nelle varie epoche da molte culture che hanno lasciato abbondanti tracce del loro passaggio: Fenici, Cartaginesi, Romani, Vandali, Bizantini, Pisani, Genovesi, Spagnoli e Sabaudi, tanto per citare i principali. Senz'altro le costruzioni che più saltano all'occhio, anche del più disattento, sono i Nuraghi e le Torri costiere. Purtroppo i più "distratti" (chiamiamoli così) le confondono tra loro pensando che siano tutti dei Nuraghi...orrore! sono due cose ben distinte: i Nuraghi (ne rimangono circa 7-8000) furono costruiti a partire da 3500 anni fa per vari scopi (spiegherò più avanti) da una civiltà preistorica che ebbe il suo sviluppo autonomo in Sardegna, le torri costiere (ne rimangono circa 70), tutte in comunicazione ottica tra loro, invece sono state costruite dagli Spagnoli (ma qualcuna anche dai Savoia) dopo il 1500 per avvistare e difendere la costa dagli attacchi dei pirati Barbareschi e Saraceni. Entrambe le strutture (Nuraghe e Torri costiere) sono da sempre a me famigliari tanto che, quando ero piccolo, facevano parte integrante dei miei disegni ogni volta che volevo rappresentare un paesaggio agreste o marino. Iniziando dal periodo più antico, nel medio e tardo Neolitico, circa 5500-6000 anni fa in Sardegna l'uomo iniziò una rivoluzione mentale che lo portò a sviluppare una propria cultura soprattutto come manufatti e tradizioni religiose. A parte quello che si può vedere nei musei, sul territorio si possono trovare circa un migliaio di Domus de Janas (dal dialetto sardo:" le case delle fate") che sono delle cavità ed anfratti artificiali scavati nella roccia ed adibiti a tombe talvolta raggruppate in siti minori altre volte vere e proprie necropoli. Devo dire purtroppo che quasi tutte sono completamente abbandonate e non curate nella speranza che non siano mai distrutte dall'azione dei vandali. Rimanendo in zona Villaputzu è possibile vederne a San Vito (seguire i cartelli dell'omonimo Agriturismo) e a Quirra lungo la strada del Poligono Interforze. Allo stesso periodo appartengono altre strutture legate al culto funerario come i Dolmen cioè grandi pietre verticali che ne sorreggono una orizzontale, Tombe a circolo (nel Sarrabus però non ce ne sono, bisogna andare verso Arzachena) e Menhir, alti macigni spesso allineati tra loro con simbologia sessuale; da Villaputzu consiglio di andarli a vedere a Goni (Pranu Mutteddu), un paese non distante all'interno dell'isola oppure direttamente nei complessi megalitici di Piscina Rei e di Cuili Piras. Dal
1800 a.C. la fusione tra i pacifici indigeni con diversi popoli esterni
mediterranei attirati dalle risorse dell'isola, soprattutto il rame, diede
vita ad una cultura sarda unica nel suo genere: la bellicosa
civiltà
Nuragica.
La testimonianza più evidente della civiltà sono le migliaia di Nuraghe sparsi su tutto il territorio, attualmente quasi 8000, ma sicuramente molti sono andati persi, altri si celano sotto collinette e sono ancora da scoprire. Il loro scopo era simile a quello dei castelli medioevali, cioè, a seconda del periodo e della grandezza, potevano fungere da fortezza difensiva o di vigilanza, regge o anche semplici abitazioni. Sono costituiti da torri a tronco di cono che possono essere isolate o aggregate a strutture più complesse, tutte sono formati da pesanti massi, talvolta provenienti da siti lontani, sovrapposti a secco con un'apertura generalmente molto bassa e rivolta in modo da essere riparata dal Maestrale. Sulle tecniche di costruzione ci sono varie ipotesi tutti simili a quelle fatte per le Piramidi egizie. Girovagando in qualsiasi strada sarda, Orientale 125 inclusa, è possibile vederne vari, alcuni abbandonati e lasciati deperire, altri (la minoranza) restaurati o attrezzati per le visite. Ad esempio se da Villaputzu si percorre la vecchia SS125 verso Cagliari dopo pochi chilometri sulla destra, si incontra il Nuraghe Asoru, un nuraghe a singola torre con un cortile (purtroppo in stato d'incuria con un sacco di sporcizia alla sua base e nella macchia circostante): è possibile dedicargli 2 minuti accostando con l'auto in una piazzola d'emergenza appena di fronte. Per poter capire bene la funzione e la struttura di un Nuraghe non c'è di meglio che recarsi in uno dei grandi siti ben tenuti dove è possibile, pagando un modico biglietto, visitarne l'interno accompagnati da una guida autorizzata. A questo proposito quest'anno ho portato la mia famiglia a Barùmini, nel complesso nuragico probabilmente più importante di tutta la Sardegna: Su Nuraxi (si pronuncia Su Nurasgi). Su Nuraxi non si trova in zona, ma occorre da Villaputzu entrare all'interno dell'isola e percorrere circa 100Km di strade e curve sino ad arrivare nella Giara di Gesturi, un altopiano (nella zona di Marmilla, caratterizzata da colline a forma di mammella), riserva naturale, famoso per la presenza all'interno dei cavallini selvatici dalle origini sconosciute (probabilmente vennero in epoca preistorica dal lontano Oriente) e per i sughereti. Arrivare
da Villaputzu seguendo una normale cartina stradale può essere complesso
in quanto si rischia di allungare di molto (anche il doppio) il percorso
se si seguono le strade principali o viceversa, cercando scorciatoie, di
trovarsi in viottoli tortuosi che rallenterebbero la marcia; qui di seguito
riporto il percorso ideale con strade primarie e secondarie tutte buone
con qualsiasi tempo con il quale si riescono a coprire i cento chilometri
in circa due ore (seguire le indicazioni citate su una mappa):
San Vito-Ballao-Goni-Donigala (la strada inizia con due-tre metri sterrati ma poi il resto è buono ed asfaltato)-Siurgus-Mandas-Escolca-Gergei-Barumini. Un percorso all'interno della Sardegna per giungere a Su Nuraxi, integrabile con altri siti archeologici minori (ad esempio: il Pozzo Sacro Funtana Coberta a Ballao), è anche una occasione per ammirare lo spirito selvaggio della vera Sardegna pastorale, quella lontana dai fasti dorati costieri. Apro una parentesi con una considerazione personale: la Sardegna è la più bella terra d'Italia e non solo per mare in quanto belle spiagge, acque cristalline e paesaggi marini d'incanto si possono trovare (anche se non con la stessa abbondanza) anche in altre regioni quali la Sicilia, la Toscana, la Calabria, o la Puglia ma quello che non si trova da nessuna parte (per quanti anni ancora ?) è l'evidenza di un territorio, soprattutto interno, ancora selvaggio, selvatico e poco sfruttato con una urbanizzazione essenziale...ed in parte in alcune zone questo pregio si estende sino alla costa; in Sardegna non ci sono autostrade, sono poche le industrie, pochi i tratti ferroviari (penso tutti) monobinario a scarto ridotto (ricordo da piccolo che per andare da Cagliari a Sassari ci mettevo quasi un giorno), le ultime superstrade costruite sono sempre deserte (meno male che le hanno costruite...ricordo da piccolo che per raggiungere Olbia da Cagliari in auto bisognava percorrere infinite ore di Orientale Sarda 125: non tutta asfaltata!) e la pastorizia ancora in cima alle rendite dell'isola, spesso condotta con metodi tradizionali (mi è capitato in questa vacanza di veder mungere un centinaio di mucche ancora a mano, per non parlare di pecore e capre). - chiusa parentesi, torno a Su Nuraxi.
Il sito, patrimonio mondiale UNESCO, è aperto tutto l'anno dalla mattina al pomeriggio, è dotato di parcheggio e nel prezzo del biglietto (meno di 5 euro) è compresa la guida, obbligatoria per accedere al complesso (si parte a gruppi). All'interno del torrione centrale ci sono dei passaggi molto angusti, perciò lo sconsiglio a chi ha forti problemi di claustrofobia, per fortuna i corridoi stretti sono relativamente corti per cui io, che ne soffro lievemente e che non lo sapevo, ce l'ho fatta senza problemi nonostante qualche volta mi sia incastrato a causa dello zaino porta-bebè sulle spalle con Marika dentro ! Lo sconsiglio anche alle persone dotate di scarsa agilità in quanto, benchè le agevoli scale, ci sono un paio di passaggi in cui bisogna arrampicarsi poggiando i piedi su alcune superfici rocciose veramente centimetriche ! Per le altre descrizioni sul complesso vi rimando all'abbondante materiale che si trova nella rete. Con un supplemento sul biglietto è possibile visitare a Barumini anche il Museo di casa Zapata che contiene sia materiale archeologico nuragico che etno-storico sardo; sempre a Barumini (ma a me non interessava e quindi l'ho saltato) si può visitare la "Sardegna in miniatura", un parco tematico sulla falsa riga di un altro parco di romagnola memoria. I Nuraghi sono solo le costruzioni più appariscenti della civiltà nuragica che ci ha lasciato altresì diverse strutture importanti (oltre piccoli manufatti come statuette in bronzo, argilla o pietra e vasellame) legate a riti magici e al culto dei morti: Santuari, Pozzi Sacri e Tombe dei Giganti. Per
Santuari si comprendono costruzioni di diverso tipo come templi, piazze
e luoghi di ritrovo in generale spesso rimpiazzati in epoca moderna da
chiese di campagna o luoghi dove si svolgono mercati e sagre. I Pozzi Sacri
invece sono dei veri e propri pozzi, spesso ancora funzionanti, dove si
svolgevano cerimonie legate al culto dell'acqua, elemento prezioso oggi
come allora nell'arida Sardegna. Il culto dell'acqua rientra nella religiosità
nuragica che adorava un pò tutti gli elementi della natura. I circa
40 pozzi arrivati sino ai nostri giorni sono quasi tutti simili tra loro,
cioè con una entrata in pietra a livello del terreno ed una scala
che porta sino alla fonte. Nei pozzi ancora funzionanti è possibile
scendere la scala sino alla sorgente, mentre d'inverno il livello dell'acqua
può raggiungere quasi l'imboccatura della struttura. Per visitarne
uno partendo da Villaputzu bisogna percorrere la vecchia Orientale Sarda
in direzione Nord fino al Km.88 dove ci sono i cartelli che lo indicano;
inizia così una stradina non asfaltata che prosegue per campi, passando
per un guado cementato su il rio San Giorgio (nessun problema per l'auto)
e per una collina di pini, sino a raggiungere una azienda agricola. La
strada finisce davanti un cancello di legno e dopo bisogna proseguire poche
centinaia di metri a piedi all'interno di una proprietà privata
(c'è un sentiero apposito). Il pozzo sacro Is Pirois, nascosto
tra l'incolta vegetazione, si trova a ridosso di una lunga costruzione
chiara che fa parte della fattoria.
Le Tombe dei Giganti, che in questo viaggio non ho visitato perchè già viste altre volte, sono delle grandi strutture sepolcrali chiamate così perchè, proprio a causa delle loro dimensioni, si pensava fossero tumulati degli uomini giganti. Tra le più importanti e relativamente vicine conviene andare a visitare quella denominata Is Concias, presso Quartucciu, praticamente alle porte di Cagliari, a circa 60 Km da Villaputzu. |
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| Le Chiese:
Ogni località sarda ha le sue antiche Chiese, spesso minuscole Chiesette di campagna chiuse da anni, altre che vengono aperte in occasione di alcune festività religiose, altre ancora Chiese principali attive...tutte hanno una storia secolare a volte anche molto particolare come il Santuario di Nostra Signora di Bonaria (in spagnolo: Nuestra Señora del Buen Aire) a Cagliari (fondato dagli spagnoli nel 14° secolo) in onore del quale i conquistadores diedero il nome alla capitale dell'Argentina: Buenos Aires; per la precisione: Mendoza, fondatore della capitale argentina, quando giunse nel 1536 al Rio de la Plata fu accompagnato dai monaci dell'ordine della Madonna della Mercede (all'epoca fondatori e gestori del Santuario Cagliaritano) i quali proposero il nome della città. La storia della fondazione del Santuario e la suggestiva leggenda della Madonnina si può leggere in questa pagina web. Tornando al comune di Villaputzu, oltre alla Chiesa di San Giorgio, che era vicina a casa, ho fatto un salto a quella di San Nicola, che si raggiunge percorrendo per una quindicina di chilometri la vecchia SS125, superando lo svincolo per Quirra. La Chiesetta, romanica, a navata singola con tetto spiovente, costruita tra il XII ed il XIII secolo, ha l'unicità di essere ricoperta interamente in cotto (i mattoni rossi).
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| Le
grotte:
Le grotte sono un altro importante capitolo per chi si reca in Sardegna, ce ne sono molte visitabili, la maggior parte delle quali spettacolari. Le più conosciute (che ho visitato più volte nel passato) sono quelle costiere come la Grotta di Nettuno ad Alghero alla quale si accede via mare tramite un battello oppure da terra scendendo faticosamente una marea di scalini (fatto!) e quella del Bue Marino raggiungibile prendendo un'imbarcazione dal porto di Cala Gonone. Per chi soggiorna a Villaputzu è da prendere in considerazione quest'ultima grotta (a circa 130 km percorribili in un paio d'ore e mezza d'auto) chiamata così per la presenza sino agli anni '80 della Foca Monaca (dal tipico verso simile ad un bue). La foca monaca è estinta da anni in Sardegna, anche se ci sono stati dei rari avvistamenti tra cui il mio, nel Giugno del 1994, mentre facevo pesca subacquea a poche decine di metri da riva, non lontano da Cala Gonone, a Sos Dorroles. Meno conosciute, perchè spesso meno appariscenti o perchè lontane dai luoghi di villeggiatura marini, sono le grotte "di terra". Tra quelle da me visitate: Ispinigoli ("la spina nella gola", per la presenza di una lunga colonna all'interno della grotta) a Dorgali, la Grotta di San Giovanni a Domusnovas (un tempo ci entravo con l'auto in quanto era l'unica strada per raggiungere dei paesini vicini...in pratica fungeva da tunnel con tanto di strada asfaltata all'interno) ed il gioiello che ho scoperto quest'anno, la Grotta di Su Marmuri a Ulassai, la più bella delle grotte "non costiere" ad una cinquantina di chilometri da Villaputzu verso Nord in direzione di Jerzu.
Ulassai è un paese non lontano da Tortolì (per citare la località marina conosciuta più vicina) abbarbicato a 750 metri ad una roccia delle forme particolari denominata "Tacco di Ulassai" Tutta la zona è abbondante di "Tacchi" cioè di altopiani calcari che si ergono a picco su un territorio montagnoso ospitando spesso all'estremità foreste di lecci e macchia mediterranea. Questi Tacchi sono meta ambita dei freeclimber di tutto il mondo; la zona è altresì attrezzata per gli amanti delle scalate con la corda o più semplicemente per gli appassionati del trekking e della mountain bike; essendo un territorio carsico non è difficile trovare corsi d'acqua e cascate (soprattutto durante la stagione meno secca) che uniti ai canyon fanno assomigliare il paesaggio, in alcuni scorci, a quello dei film western ambientati nella Monument Valley in Arizona. Una volta giunti nel paesino montano basta seguire le indicazioni per arrivare alla Grotta di Su Marmuri e poco dopo un'enorme opera d'arte, al lato della strada, raffigurante i resti di un dinosauro si arriva in un parcheggio dove è situata la biglietteria, un bar, dei wc e un ristorantino condotto dalla stessa cooperativa che gestisce le visite guidate alla grotta dove è possibile prenotare a buon prezzo un pasto completo tipico sardo. Le grotte sono visitabili solo con la guida da Aprile ad Ottobre (negli altri periodi sono chiuse perchè parzialmente invase dall'acqua) in orari che cambiano secondo il mese, in Agosto dalle 11:00 alle 18:30 con intervalli tra la partenza di un gruppo e quello successivo di circa due ore. Su Marmuri è tra le più imponenti grotte d'Europa per i suoi enormi spazi con volte che in alcuni punti superano i 70 metri di altezza: sicuramente consigliabile anche a coloro i quali soffrono di claustrofobia o siano poco atletici in quanto non esistono passaggi angusti, non esistono corridoi, non esistono rocce sulle quali arrampicarsi ma solo un "pavimento" quasi totalmente piano, talvolta su roccia e talvolta su passerelle: unica precauzione stare attenti al fondo in alcuni tratti viscido per l'acqua; si tratta infatti di una grotta ancora viva cioè interessata ancora al processo che, grazie allo stillicidio dell'acqua calcarea, crea dall'alto le stalattiti e dal basso le stalagmiti dalle mille forme e colori: da candelabri di alabastro a cactus, da cascate di ceramica ad orecchie di elefante oltre che laghetti incantati! Per entrare nell'antro della grotta bisogna prima salire degli scalini in pietra sino ad una collinetta e poi scendere 200 gradini tramite una comoda ed ampia scala di ferro fino al fondo ma non avendo fretta con delle "scarpe comode" non creano problemi...se considerate che avevo al mio seguito mia figlia Marika di 10 Kg dietro alle spalle ! In Agosto la temperatura esterna di 35 gradi cala bruscamente, mano mano che si scende nella grotta, a 10 gradi (talvolta anche meno) con un tasso di umidità al limite della saturazione quindi bisogna attrezzarsi assolutamente con delle felpe e se s' indossa dei pantaloni lunghi è meglio ! Il percorso al pubblico è lungo quasi un chilometro e una volta arrivati alla fine bisogna tornare indietro per la stessa strada; la durata è di circa un'ora e mezzo.
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Il
cibo:
Il
cibo locale è una parte importante di un viaggio ma, purtroppo in
alcune località del mondo (Sardegna compresa), vuol dire andare
in costosi ristoranti e non sempre è possibile, pena: accorciare
la vacanza per limitato budget.
Per fortuna, trovandomi nella mia seconda terra dove ho lasciato degli amici, sono riuscito a degustare nuovamente i sapori unici di questa regione e meglio che al ristorante, visto che le persone che conosco sono cuochi provetti ! Ma non mi sono limitato ai pur frequenti "inviti"; conoscendo tutti i piatti e gli ingredienti tipici sardi sono riuscito a cibarmi in tutto il periodo al 100% di alimenti locali in quanto i due supermercati della zona, uno di una famosa catena sarda (Nonna Isa), l'altro di un gruppo nazionale (Sigma), proponevano tra gli scaffali in maggioranza prodotti sardi, da quelli generici come sale marino, mozzarella, carne, frutta, verdura e yogurt a quelli specificatamente tipici come bottarga (o bottariga), pecorino, miele di corbezzolo, salumi, pane e paste regionali fresche. Altre occasioni "ghiotte" per immergermi nei sapori isolani erano i due panifici vicini casa dove oltre alle varietà di pane sfornavano una serie di dolci caratteristici e le numerose "sagre" anche se, riguardo queste ultime, consiglio di prenderle in considerazione solo per l'acquisto di prodotti culinari presso le bancarelle e di lasciar stare le degustazioni di massa (con offerta minima di due euro) adatte forse ai "nuovi turisti" (ovvero a coloro i quali non conoscono bene il sapore delle singole ricette) ma che personalmente mi hanno piuttosto deluso ! L'ultimo giorno ci siamo concessi l'unica pappatoria extra del viaggio presso l'agriturismo "Marongiu" poco dopo Villaputzu in direzione Nord sulla SS125 dove con 25 euro abbiamo mangiato una lunga sequenza di portate e bevuto fiumi di Cannonau sino a scoppiare! Non vorrei scrivere un trattato di cucina in un sito di viaggi ma un bel capitoletto lo voglio...lo "devo" fare. Le pietanze sarde sono principalmente legate alla terra, più che al mare, soprattutto alla pastorizia. Il pesce non manca ma non è nella più stretta tradizione ad eccezione di alcuni ingredienti come arselle (una specie di piccola vongola), uova di riccio, Bottarga (la sacca ovarica dei muggini, dei pesci simili ai cefali) o le anguille. Nei secoli, la diffidenza per le coste da dove venivano i vari popoli "stranieri" ad imporre le loro dominazioni, ha spinto la popolazione autoctona a ritirarsi all'interno dove sviluppare anche dal lato culinario una propria cultura legata al territorio, isolata dal mondo forestiero: probabilmente a tutt'oggi è la cucina più antica ed "indipendente" che ci sia in Italia, decisamente la meno "nazionale". Le carni, sia derivate dalla "libera" pastorizia (e non carne "da stalla"), sia dalla selvaggina (cinghiale), sono alla base della maggior parte dei piatti ed hanno tutte un sapore intrinseco unico che non si può trovare da nessuna altra parte. E non mi riferisco alle ricette ed ai condimenti, sempre molto semplici, mai speziate (al massimo un pò di pepe e qualche ramoscello di una pianta profumata ma mai piccanti), mai elaborate, mai complicate, ma al sapore proprio delle carni degli animali (soprattutto maiali, capre, pecore e ultimamente porcastri, un incrocio dall'aspetto impressionante tra un grande maiale ed un cinghiale) che si sono cibati liberamente della macchia mediterranea (e nel caso dei maiali delle ghiande, visto l'abbondanza di querce da sughero) cioè delle piante aromatiche abbondanti in Sardegna. Se si fa una passeggiata la mattina presto in campagna e si annusa l'aria o semplicemente se si strofina una foglia tra le dita di una qualsiasi pianticella anche vicino le spiagge si può capire cosa intendo: lentisco, mirto, rosmarino e finocchio selvatico, menta, liquirizia, lavanda, ginepro e non solo...tutti profumi intensi. Tra
tutte le carni, il maialino da latte (Su Porceddu, la cui vendita
è autorizzata per tradizione solo in Sardegna) fa da padrone, un
maialino di 5-6 chili al massimo, cotto allo spiedo con sapienza e soprattutto
molta pazienza, senza fretta per far meglio abbrustolire la cotenna ben
salata, con una brace di legna aromatica e guarnito di rametti di mirto
magari associato, tanto per fare compagnia, a un pezzo di capretto...il
tutto mangiato tiepido (ma anche freddo va bene!) e accompagnato da un
robusto e secco vino rosso Cannonau.
Il Cannonau è uno dei pochi elementi esterni della tavola tipica sarda in quanto i vitigni sono stati importati dagli spagnoli dopo il 1400. Altre carni che non possono mancare all'assaggio: il cinghiale, il cavallo (in Sardegna c'è la più alta concentrazione di macellerie equine d'Italia con gioia di mia figlia Maeva), l'asinello, l'agnello ma anche la pecora adulta, un pò dura ma saporitissima con il suo di grasso color ambra; infine, da citare, tutta la serie di prosciutti ed insaccati apprezzati purtroppo più negli Stati Uniti che nel "continente" (leggi: nel resto d'Italia). Dopo la carne, il piatto più importante, a ricordare che siamo comunque tutti italiani (come lo sono i sardi Antonio Gramsci, Pamela Prati, Gianni Agus, Giuseppe Materazzi e forse anche Juan Peron !) è la pasta, ma con caratteri spiccatamente personali: Malloreddus (gnocchetti sardi sia di semola semplice che arricchita con lo zafferano che difficilmente mancano nella mia dispensa), Culurgiones (di cui ho fatto una super-incetta, dei grossi ravioli ripieni in genere di patate, formaggio e menta) e Fregula (piccole palline di semola tostata simile al cuscus); pasta che può essere cucinata in vari modi (ad esempio la Fregula è ottima nel brodo di carne o con le arselle, i Malloreddus con la bottarga di tonno o di muggine) ma che dà il massimo con un sugo di ragù di carne con un'abbondante nevicata di pecorino grattugiato. I formaggi sono un altro capitolo importante: è quasi inutile citare i famosi pecorini più o meno stagionati, in primis il pecorino sardo dop e quello romano (derivato dalla tradizione dei legionari romani), meno conosciute sono invece le creme di formaggio, da spalmare sul pane, spesso piccanti (gli unici sapori piccanti della cucina sarda risiedono in alcuni formaggi) da quelle facilmente reperibili in barattoli di vetro a quelle rare (quest'anno non sono riuscito a trovarlo!) come il Casu Marzu (letteralmente "il cacio marcio") cioè il formaggio con i vermi. Le pietanze sono accompagnate dal pane, anche questo un argomento del tutto particolare. Il più famoso, il più conosciuto è senza dubbio il Pane Carasau chiamato anche Carta da Musica, un pane "sfizioso" di forma rotonda o (ultimamente) squadrato formato da strati croccanti sottilissimi che si mantiene tantissimo anche per molti mesi (a me dura anche quasi un anno senza che subisca alterazioni) che insieme al pecorino è stato per secoli la base del nutrimento per i pastori. Ancora più buona la sua variante: il Pane Guttiau che è formato da Pane Carasau salato, condito con olio d'oliva e ripassato al forno per renderlo ancora più croccante (e anche questo si mantiene mesi! ); il papà di questo pane è però il Pistoccu, di origine più antica, e dallo spessore leggermente maggiore. Altri tipi di pane comune soprattutto al sud (e mi riferisco a prodotti che in Sardegna si consumano quotidianamente e non in occasioni particolari), sono il Coccoetto (un pane con una soffice mollica bianca ed una crosta con dei "cornetti" più duri che, in occasione delle feste, può assumere forme bizzarre), la Spianada (una focaccia morbida da usare a mò di piadina) , il Pan'arrescottu (il pane con la ricotta ovina) ed il Pane con le Olive. A completare il quadretto gastronomico anche quest'anno "saggiato": le Panadas (tortine fritte di formaggio...talvolta anche di carne o anguille), il Pane Frattau (una sorta di amalgama di pane carasau, uova, formaggio e pomodoro) ed i dolci, che ogni anno degli amici mi spediscono a casa, da quelli a base di mandorle (Amaretti, Sospiri e Croccanti vari) a quelli a base di ricotta o pecorino (Pardules ed Arrubiolus) a quelli a base di miele amaro di corbezzolo come le Seadas (o Sebadas)....ed ancora i torroni bianchi talvolta grandi come macigni, mostaccioli di limone e noci, meringhe ed un'infinità di tipi di biscotti secchi (Pirichittus, Papassinas...) Il tutto innaffiato oltre che dai vini classici o dalla Vernaccia anche da un Mirto fatto in casa (il liquore scuro fatto con le bacche del mirto di cui posseggo una discreta scorta personale) o un'acquavite (il "Filu 'e Ferru" detto anche "s'abbardente" cioè "che brucia"). Una curiosità: il nome "Filu 'e Ferru" o "Fil'e Verru" deriva dal fatto che soprattutto un tempo (ma ancora oggi) veniva prodotto di contrabbando dai pastori che per sfuggire alla Guardia di Finanza nascondevano l'attrezzatura di distillazione sotto terra, lasciando fuori come segnaposto: un pezzetto di "filo di ferro". ...ora basta: sto svenendo di fame, plop ! |
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| Le
sagre e la tradizione:
Le sagre rappresentano l'occasione più importante per avvicinarsi alla cultura sarda, mi riferisco ai costumi, alla musica, ai balli, ai tanti dialetti, all'artigianato e alla gastronomia. Alcune, soprattutto quelle legate alle festività religiose, hanno tradizioni secolari e sono svincolate dal turismo, altre invece sono nate negli ultimi anni per attirare l'attenzione dei vacanzieri, anche se sono comunque manifestazioni "veraci" cioè legate ad una reale tradizione, sentita e coltivata e non "surrogati per turisti" come talvolta può accadere di vedere ovunque nel mondo. Ogni zona della Sardegna possiede un nutrito calendario di feste durante tutto l'anno (circa 1500), alcune molto impressionati come l'Ardia di Sedilo (alla quale non mancavo mai un tempo, una corsa selvaggia di cavalli e cavalieri) agli inizi di Luglio, altre scenicamente incomparabili come la sfilata di S.Efisio a Cagliari a Maggio, altre ancora "gustose" come, per rimanere nella zona, la "sagra delle arance" a Muravera in Aprile. Il mese di Agosto, tra antiche feste popolari e nuove sagre, propone nel Sarrabus quasi ogni sera qualcosa di interessante. Tralasciando le date precise (i giorni talvolta possono variare all'interno del mese in anni diversi) e tralasciando le manifestazioni che poco hanno a che fare con la cultura isolana come concerti jazz, sfilate di moda, gare gastronomiche tra turisti, raduni automobilistici o serate di disco music-latino-liscio in piazza (ma che possono lo stesso essere una valida fonte di svago) cercherò di riassumere lo spirito delle più tradizionali sagre alle quali ho partecipato quest'anno. La più importante, e non solo per i turisti, è la Maskaras che è l'unico Carnevale estivo dell'isola (si tiene nella piazza principale di Muravera) per il quale molti sardi giungono anche da lontano per assistere alle sfilate con i costumi delle caratteristiche maschere sarde altresì visibili solo durante il Carnevale invernale di alcuni specifici paesi dell'interno. In questo Carnevale non ci sono carri allegorici, non ci sono maschere forestiere, non ci sono coriandoli e palloncini, ma solo le autentiche maschere ed i costumi inquietanti che nei secoli hanno accompagnato i riti propiziatori del paganesimo pastorale e contadino.
Il primo gruppo di costumi è stato quello dei Boes e Merdules (il "bue ed il padrone") provenienti da Ottana (un paesino del Nuorese al centro della Sardegna) ricoperti del tipico abito da pastore sardo, cioè con la pelle di pecora e con campanacci ed impressionanti maschere, che traggono origine dai riti orgiastici dei Fenici. Sono seguiti i più famosi Mamuthones, di Mamoiada (altro paese all'interno del Nuorese, senza di loro qualsiasi Carnevale sardo non avrebbe senso), con maschere di legno e abiti pelosi e di velluto scuro piuttosto spaventosi, che curvi, camminavano lentamente su due file scuotendo a ritmo i pesanti campanacci (e spaventando i bambini, Maeva pur essendo grandina e pur essendo da me preparata ha pianto quando hanno tentato di afferrarla) scortati dagli agili Issohadores (" i portatori di funi"), vestiti di rosso con o senza maschera bianca, che con le loro funi (appunto "sa soha") cercavano di catturare le persone del pubblico. Ed ancora i sos Thurpos ("gli storpi, i cechi") di Orotelli, che incappucciati con una palandrana nera e con la fuliggine nel volto interpretavano i ruoli del contadino e del bue legati da un indissolubile crudele destino, i sos Tamburinos di Gavoi in processione con i loro tamburi in pelle di capra, i su Bundu di Orani con le grandi e simpatiche maschere di sughero rappresentanti i contadini della Barbagia, i sos Mamutzones e s'Urtzu mezzi uomini e mezze capre ed altri costumi e rappresentazioni di riti scaramantici spesso violenti (bastonate vere comprese) tra gli uomini e la natura, tra gli schiavi ed i padroni...il tutto seguito da nenie, salti, urla, musiche e danze tipiche accompagnate da strumenti ancestrali come le Launeddas, strumenti a fiato formati da tre lunghe canne palustri. Come ogni importante evento, è seguito e preceduto da alcuni giorni di iniziative folcloristiche di vario genere come le mostre dell'artigianato (soprattutto cestini e tappeti ma anche oggetti in legno, ricami, monili ed i particolari coltelli sardi, s'arresoja, dal manico lavorato in corna d'animale), rappresentazioni teatrali in dialetto sardo e assaggi di Malloreddus, Culurgiones, pasta alla Bottarga, pesce fritto, carne, dolci e vino Cannonau.
Tornando alle feste nel mese di Agosto, ce ne sono state altre sia a Muravera che nel grande spazio di Porto Corallo a Villaputzu: sagre di ravioli, bottarga e pesce, con bancarelle, convegni su piante aromatiche ed officinali del Sarrabus Gerrei, stand di vario genere, intrattenimenti folk ed animazioni sia per grandi che per piccini, come clown, giocolieri e mangiafuoco. Di
una certa rilevanza la Festa della Madonna del Mare, il 16 Agosto, iniziata
il pomeriggio con la processione di una Madonnina dalla parrocchia di Santa
Maria sino al porto, poi issata a bordo di un peschereccio dove alla presenza
delle massime autorità religiose ed una moltitudine di fedeli è
stata celebrata all'aperto la Santa Messa; infine dopo una serie di cerimonie
che hanno coinvolto alcune barchette nel porto (lancio di corone di fiori),
sarebbe dovuta partire in processione in mare, fuori da Porto Corallo,
seguita da chiunque avesse avuto un'imbarcazione (oppure ospite) ...purtroppo
quest'anno, per un improvviso capriccio del vento, il corteo marino è
stato cautelativamente abrogato.
Straordinarie, come sempre, le danze sarde e le musiche, ma anche i fuochi artificiali che sul mare si sono susseguiti per giorni e giorni, in una sfida tra varie aziende specializzate in pirotecnica. Ricordo che la sera io e Maeva, da soli, come fidanzatini, parcheggiavamo l'auto vicino il mare e poi con una torcia, a piedi nel buio, riuscivamo ad avvicinarci a pochi metri dal luogo dove partivano i fuochi, sdraiati sulla sabbia e lontani dalla calca di gente che si ammassava sul distante porto o sul lungomare; la totale assenza di inquinamento luminoso, un leggero venticello marino, il sommesso brusìo della risacca ci regalava uno spettacolo magico. |
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| Purtroppo le settimane
sono passate in fretta e a fine Agosto sono tornato a Cagliari per imbarcarmi,
non prima però di aver "imbottito" l'auto, grazie alla squisita
gentilezza dei miei amici, di un pezzo di Sardegna "mangereccia".
L'ultima sorpresa, metre leggevo Fisietto sul ponte del traghetto ad un'ora e mezzo dall'arrivo a Civitavecchia, quando sulla prua s'incominciava ad intravedere la ciminiera delle centrale elettrica, sulla poppa, a fianco della scia, scorgevo gli sbuffi di una balena. |
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