La parola "Tabù" nei popoli Polinesiani
Il termine Tabù, Taboo, Tapu o meglio Tabu (non accentato come viene chiamato dagli antropologi) è originario della Polinesia (precisamente di Tonga ma poi si è espanso con i viaggi anche nelle altre isole) ed originariamente significava "segnato, fortemente marcato" ed era riferito ad una serie di usanze, norme e tradizioni che da sempre regolavano la vita di questi popoli.
Il primo occidentale a venire a contatto con questa parola fu il famoso navigatore James Cook che nel 1768 in occasione del suo primo viaggio nel Sud Pacifico annotò sul suo diario: <<Tabù, ovvero cibi vietati od arnesi interdetti o ancora personaggi intoccabili o talmente importanti da non poterli neanche guardare in faccia...>>; insomma Tabù significava un divieto assoluto di fare, mangiare, guardare o desiderare qualcosa o qualcuno, un divieto da rispettare per poter rimanere nella società e sentirsi di appartenere ad un determinato gruppo o clan; chi sfidava un Tabù sfidava gli dei, la natura e la società ed era punito con l'allontanamento, la malasorte, la malattia oppure la morte. I Tabù furono molto importanti in quanto regolavano scelte "sensate" come evitare l'impoverimento di una certa risorsa, oppure le malattie (talvolta fu tabù il cannibalismo ...altre volte l'incesto quando questo non rafforzava il potere di un capo, i cibi infetti, le feci...) oppure meno "nobili" come per esempio aumentare il potere e le ricchezze di un capotribù. Il Tabù era talmente un concetto sacro che per esso un Polinesiano sarebbe stato disposto a lasciarsi morire. Sicuramente non erano Tabù concetti come la nudità, l'infedeltà, la non verginità, l'accoppiamento libero, il cannibalismo riferito ad un nemico ucciso in battaglia, il mangiare topi ed altre manifestazioni che sono Tabù per noi.
Il termine contrario a Tabù era il "Noa" ovvero il "lecito".
I Tabù erano imposti o revocati dai capitribù che anche per questo avevano un potere assoluto sui sudditi. Talvolta il potere spirituale (il mana) e temporale dei capotribù era talmente grande che vivevano lontani dai villaggi per nascondere ai sudditi la vista della loro sacra testa che era la parte del corpo dove risiedeva il "mana".
Il concetto di Tabù ovviamente era comune a tutte le popolazioni del mondo ma il termine così come lo conosciamo deriva dai Polinesiani e fu portato in Europa proprio da Cook e dal suo compagno di viaggio James King. In realtà per molto tempo non si affermò come una parola occidentale corrente e si dovette aspettare il 1912 quando Sigmund Freud scrisse il suo saggio sulla psicoanalisi "Totem e Tabù". Tra le curiosità dei Tabù Polinesiani c'era (presso i Maori) il divieto di toccare i morti (per ovvie ragioni di salute); chi disobbediva oltre a non partecipare per mesi alla vita comunitaria, non poteva entrare in casa e mangiare con le mani.

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